top of page
OP Osservatorio Politico

SIAMO LA COMPAGNIA DELL’ANELLO? NO, SIAMO QUELLA DELL’AGNELLO...

  • oposservatoriopoli
  • 31 dic 2025
  • Tempo di lettura: 6 min

Chi non ha visto la saga scritta da John Ronald Reuel Tolkien?

 

Il Signore degli Anelli nasce come esternazione del profondo interesse che Tolkien aveva per la filologia, per la religione (in modo particolare per il cattolicesimo) e per le fiabe, specialmente quelle della mitologia norrena, germanica e finlandese.

 

Quella che andremo a raccontare oggi è una fiaba, però, tutta italiana!

 

Dinnanzi ad un problema di carattere mondiale, tipo il terrorismo islamico e compagnia cantando, le varie tribù italiche si sono sedute dinanzi al Re elfico seduto al Colle.

 

Nani, elfi, mezzi uomini, raminghi e maghi.

Ed anche qualche bel pezzo di merda.

 

Tutti pronti a realizzare il sogno: la democrazia a mezzo della quale governare il paese, seppur in contrapposizione di idee.

 

Tuttavia …

 

Tuttavia la Compagnia dell’Anello è lì, seduta davanti al re degli Elfi, tutta bella composta ma solo in apparenza.

 

In realtà è un mercato.


C’è chi parla di potere e sicurezza, chi stringe i denti e pensa al dovere, chi sbuffa e difende l’onore dei nani, chi lo guarda dall’alto in basso come se fosse un problema di prospettiva.

Gli hobbit non capiscono bene perché il mondo debba essere sempre così complicato ed il mago osserva in silenzio perché sa che il casino è parte del processo.

 

Nessuno ascolta davvero l’altro.

 

Tutti hanno ragione.

 

Tutti hanno torto.

 

L’Anello del Potere è sul tavolo come una bolletta troppo alta: tutti sanno che va pagata, nessuno vuole farlo.

 

Il Re li guarda con la calma di chi ha visto nascere e morire già troppi imperi.

 

Compreso il suo, immobile come sempre.

 

Non li ferma.

 

Li lascia litigare, perché sa che l’unità non nasce dall’armonia, ma dalla paura di perdere tutto.

 

E qui scatta il paradosso con i cittadini italiani.


Litighiamo come la Compagnia dell’Anello, Nord contro Sud, giovani contro vecchi, pubblico contro privato, Stato ladro contro Stato assente.

 

Destra, sinistra, centro, centro destra, centro sinistra e centro-sinistra-destra.

 

Urliamo, ci dividiamo, ci sospettiamo a vicenda.

 

Però, a differenza loro, l’Anello lo vogliamo tutti.

 

Cazzo se lo vogliamo.

 

Lo odiamo a parole, ma speriamo segretamente che cada nelle nostre mani.

Loro, invece, combattono per distruggerlo.

 

Noi litighiamo per gestirlo.

 

La Compagnia salva il mondo perché rinuncia al potere.


Noi non lo salviamo perché continuiamo a chiederci chi deve comandare, invece di cosa va fatto.


Stesso caos, stesso tavolo, stesso litigio.


Finali opposti.

 

Davanti al Re, a quel punto, la Compagnia si riorganizza.

 

(Specialmente dopo l’arresto di Mohamed Hannoun, rappresentante e delegato degli Orchi della Terra Di Mezzo!)


Quindi la Compagnia si riorganizza, o meglio: si etichetta!

 

La Destra dice che l’Anello va usato: “È per la sicurezza della Terra di Mezzo, fidatevi”.

Poi aggiunge che una volta usato verrà restituito, parola d’onore.


La Sinistra risponde che l’Anello è simbolo di oppressione, però prima bisogna istituire una commissione per capire chi lo opprime davvero e come si sente l’Anello.


Il Centro propone una soluzione equilibrata: distruggerlo sì, ma non troppo, magari solo nei giorni feriali.


(Il sindacato lo vuole dal venerdì alla domenica!)


Il Centrodestra dice che l’Anello non è il problema, il problema sono gli orchi che non vogliono integrarsi.


Il Centrosinistra è d’accordo a distruggerlo, ma solo se prima si trova un compromesso con Sauron e si firma un protocollo etico in sette copie.

 

Poi arriva il capolavoro: il centro-sinistra-destra.


Quelli che parlano come Gandalf, votano come Boromir e agiscono come Gollum.

 

Ma, che abbiamo detto?

 

Abbiamo detto che tutti dicono tutto e il contrario di tutto, così qualunque cosa succeda avevano ragione loro.

 

Se l’Anello esplode: merito loro.

 

Se il mondo brucia: colpa di chi li ha fraintesi.

 

Intanto Frodo, che sarebbe il cittadino medio, guarda la scena e pensa: “Ok, ma io devo solo portare ‘sto coso al Monte Fato”.


Risposta della politica: “Certo. Però prima spiegaci da che parte stai”.

 

Da che parte stò?

 

Semplice, dalla parte della pagnotta, perché è per quella che si combatte...

 

Il paradosso finale è feroce: nella Terra di Mezzo nessuno vuole governare l’Anello e proprio per questo qualcuno è degno di farlo.


In Italia tutti vogliono non governare, purché restino vicino al telecomando.

 

Il Re elfo sospira, immortale e rassegnato.

 

Ha capito tutto: il vero potere non è l’Anello.


È il rinviare la decisione abbastanza a lungo da sembrare saggi mentre non si fa niente.

 

E allora il Re si alza.

 

Silenzio totale.

 

Anche Legolas smette di fare il radical chic.

 

Guarda la Compagnia, guarda l’Anello, poi guarda noi.

 

Sì, proprio noi, seduti sul divano con lo spumante caldo e le idee confuse.

 

E nel discorsone di fine anno, immaginiamo che dirà più o meno così: “Avete litigato abbastanza. Avete ragione tutti. Ed è proprio questo il problema”.

 

La Compagnia riparte, stanca ma unita, perché alla fine capisce una cosa semplice: non serve pensarla allo stesso modo per andare nella stessa direzione.

 

Serve solo smettere di aspettare che sia l’altro a fare il primo passo.

 

Noi italiani, invece, restiamo un attimo fermi.

 

Poi brindiamo.

 

Poi litighiamo su chi ha stappato male.

 

Poi, miracolo, il primo gennaio ci svegliamo con la solita promessa solenne: quest’anno cambiamo.


A volte, è una bugia.

 

A volte, è un inizio.

 

Il finale maestoso è questo: non abbiamo un Anello da distruggere, ma abbiamo un anno da attraversare.


Non serve essere eroi.

 

Basta non essere Gollum …con il conto in banca degli altri.

 

Che il nuovo anno vi trovi meno cinici, un po’ più coraggiosi, e soprattutto capaci di ridere mentre il mondo fa rumore.


Perché se dobbiamo camminare verso il Monte Fato, tanto vale farlo insieme… e almeno con una battuta pronta.

 

Buona fine anno.


E che l’anno nuovo non sia perfetto, sarebbe sospetto, ma almeno nostro.

 

Il nostro…tessssoooro...

 

Ah, quasi dimenticavamo, mentre per noi termina così, il primo film della trilogia del “Signore dell’Agnello” (…che salva i peccati del mondo), circa 200 persone manifestavano nel pomeriggio di oggi a un presidio davanti al carcere di Genova Marassi in solidarietà con Mohammad Hannoun, leader dei palestinesi in Italia, detenuto con l’accusa di aver finanziato Hamas.

 

Cioè, 200 persone italiane manifestavano per solidarietà ad un terrorista incastrato, fra l’altro, da intercettazioni del tipo: “Noi ci sacrifichiamo con i soldi, loro ci mettono il sangue" e ancora "Chi uccide va ucciso. Perché piangere per questi criminali".

 

E qui il film cambia genere.

 

Dalla fantasy alla commedia nera.

 

Dai violini agli schiaffi morali.

 

Mentre i titoli di coda scorrono e noi brindiamo al “Signore dell’Agnello” che salva i peccati del mondo, nella realtà succede questo, ripetiamolo: circa 200 persone vanno sotto un carcere italiano a manifestare in solidarietà a un uomo detenuto con l’accusa di aver finanziato Hamas.


Accusato, sia chiaro.

 

Ma già basta e avanza per fermarsi un secondo e pensare.

 

Invece no.

 

Il paradosso è grottesco: inermi davanti alle bollette, muti sulle carceri sovraffollate, distratti sui suicidi dietro le sbarre… ma improvvisamente iper-attivi quando c’è da difendere qualcuno che secondo la magistratura avrebbe sostenuto un’organizzazione terroristica.

 

Siamo passati dal “liberi tutti” al “liberi purché facciano abbastanza rumore ideologico”.


Non importa cosa hai fatto, importa contro chi sei.

 

Se sei nel campo giusto, diventi automaticamente un martire.

 

Se sei nel campo sbagliato, puoi anche crepare in silenzio.

 

E allora il “Signore dell’Agnello” diventa perfetto: assolve tutto, confonde tutto, lava tutto.


Peccati, soldi, bombe, slogan.


Basta agitare una bandiera giusta e la coscienza va in lavatrice a 30 gradi.

 

E chi a 90...

 

La cosa più tragicomica?


Quelli che urlano “resistenza” davanti al carcere spesso resistono solo al buon senso.


Rivoluzionari col permesso del sabato pomeriggio.


Antisistema col Wi-Fi acceso.


Pronti a difendere chiunque, purché non li costringa a pensare.

 

Il Re, a questo punto, non sospira più.


Si gira dall’altra parte.


Perché ha capito che non è una guerra tra destra e sinistra, ma tra realtà e narrazione.


E la narrazione, oggi, vince quasi sempre.

 

È più comoda.

 

Non chiede responsabilità.

 

Fine anno così: con il mondo che brucia, le parole che perdono peso e la solidarietà usata come cosplay morale.

 

Buon anno nuovo, davvero.


Che sia l’anno in cui smettiamo di tifare e ricominciamo a distinguere.


Perché la pace non nasce difendendo l’indifendibile, e la giustizia non ha bisogno di cori, ma di schiena dritta...


Porca troia..Schiena dritta...

 

Addormiteve sul materasso ortopedico...



a cura di Mino e Fidi@s


Image by megamix copyleft

 
 
 

Commenti


OP Osservatorio Politico
GNS PRESS

Iscriviti alla nostra newsletter

Data e ora
Giorno
Mese
Anno
Orario
OreMinuti
Prodotto
Donazione
10 €
20 €
30 €

Tutte le nostre aree web, sito, blog, social "OP Osservatore Politico" non rappresentano una testata giornalistica in quanto vengono aggiornati senza alcuna periodicità.

Non possono, pertanto, considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n.62 del 2001.

  • Blogger
  • Facebook
  • Instagram
  • Youtube

IL MOTTO SCELTO PER OP (Mino Pecorelli)

"Comment is free, but facts are sacred. Comment also is justly subject to a selfimposed restraint. It is well to be frank. It is even better to be fair. This is an ideal."

È una frase di C.P. Scott, direttore del Guardian per 57 anni, dal 1873 al 1930.

Copyright

© 2035 by ifyou&communicationbrother's

Powered and secured by Old&Fast Accurate Affair Group

GDPR Privacy
GNS PRESS
bottom of page