QUALCUNO RIFERISCA IN PARLAMENTO!
- oposservatoriopoli
- 12 gen
- Tempo di lettura: 7 min
Il capro espiatorio, quando l’imbecillità diventa sistema: non è mai colpa mia.
C’è una figura che ricorre in tutte le famiglie "malate", nei gruppi di lavoro tossici, nelle comunità in declino, ovvero, il colpevole universale.
Quello a cui viene attribuito tutto.
Ogni errore, ogni tensione, ogni guerra iniziata da altri.
Basta che esista.
Non importa cosa faccia.
Non importa cosa dica.
Non importa cosa subisca.
Se piove, è colpa sua.
Se qualcuno sbaglia, è colpa sua.
Se due persone litigano, è perché “lui ha provocato”.
Questa non è giustizia.
È pigrizia mentale.
Non è colpa mia.
Non è mai colpa di nessuno e se la fotocopiatrice in ufficio si è rotta, allora l’ha rotta l’ultimo che l’ha usata.
E la Meloni?
Benedetta-maledetta Meloni, è sempre colpa sua.
Chi scrive e sostiene queste accuse a raffica non sta analizzando la realtà.
Sta facendo una cosa molto più meschina, sta proteggendo sé stesso.
Perché ammettere di aver sbagliato, di aver ferito, di aver creato un problema, richiede coraggio.
Scaricare tutto su uno solo richiede solo vigliaccheria.
Il capro espiatorio serve a questo, a permettere agli altri di sentirsi buoni, giusti, puliti, mentre fanno esattamente ciò che condannano.
È il paradosso più sporco, chi accusa di egoismo lo fa per non guardare il proprio.
Chi accusa di violenza lo fa per giustificare la propria.
Chi accusa di freddezza lo fa perché non vuole sentire il dolore che ha causato.
E poi c’è la parte più ignobile, quando questo gioco fa piangere una madre, quando distrugge un legame, quando lascia macerie emotive, gli accusatori non si fermano.
Raddoppiano.
Perché a quel punto, ammettere la verità vorrebbe dire ammettere di aver fatto del male.
E questo, per un imbecille, è intollerabile.
Chi continua a scrivere e ripetere “è tutta colpa sua” non sta raccontando una storia.
Sta costruendo un alibi.
Un alibi per la propria mancanza di empatia.
Un alibi per la propria incapacità di amare.
Un alibi per non chiedere mai scusa.
La realtà è molto più semplice e molto più dura:
nei conflitti veri, quasi mai uno è colpevole e gli altri innocenti.
Ma il pensiero semplice piace agli ignoranti, perché li solleva dalla responsabilità.
E così il bersaglio viene colpito ancora.
Non perché abbia torto.
Ma perché dire la verità richiederebbe crescere.
E crescere, per certi, è la cosa più spaventosa che ci sia.
E le accise?
Maledette accise!
Bugiarda la Meloni.
In Italia da quando c’è la Meloni “i numeri sono tutti migliorati” oppure “i numeri sono tutti peggiorati” suona immediatamente come una semplificazione eccessiva.
In un paese complesso come l’Italia i fenomeni sociali non si riducono a una sola causa o a un solo nome.
Nel mondo, si può attribuire crediti politici a una gestione più o meno efficace, ma NON si può dire che una sola persona abbia completamente risolto o fatto “sparire” tutti i problemi di una nazione.
Così come NON si può dire che una sola persona abbia completamente creato o alimentato tutti i problemi di una nazione.
Sicurezza, droga, immigrazione, povertà.
La povertà?
Aumenta o diminuisce a seconda dei parametri usati.
Sbarchi?
Dipendono da rotte internazionali e da concause politiche del momento.
Clientelismo?
È profondamente radicato nel sistema.
Droga?
È un fenomeno mondiale multilivello.
Dati così complessi NON seguono un solo “anno zero”.
Signori, le politiche funzionano se sono strutturali.
Funzionano solo se ci sono investimenti reali in lavoro, contrasto efficace alla criminalità organizzata, politiche sociali stabili, allora effettivamente alcuni numeri possono migliorare.
Ma non dipende da un nome, dipende dalla continuità, dalla strategia, dalla coerenza e dalla possibilità che un determinato governo ha di poter lavorare in serenità.
Cosa che in Italia non accade, ormai, dal lontano 1998.
E sì, perché se per ogni capello che cade in Italia c’è sempre lo stesso colpevole, beh, allora c’è qualcosa che non va.
La sinistra che ha auto-governato questo paese per anni senza elezioni, dovrebbe tacere.
La sinistra italiana, vent’anni di alibi e di scuse (e quello che resta).
In Italia si è sviluppato un meccanismo culturale e politico che va oltre gli schieramenti, attribuire qualsiasi disfunzione sociale, economica o istituzionale a un nemico esterno, a un colpevole universale, a un capro espiatorio.
E stranamente, in quel ruolo finisce sempre lo stesso spettro, il governo che c’è.
Però guardiamoci in faccia una verità semplice, la storia recente del nostro Paese non si riduce a un anno o a un nome.
Ma se vogliamo analizzare chi ha effettivamente plasmato l’Italia negli ultimi decenni, bisogna iniziare da un punto preciso, l’ascesa e la gestione del potere da parte della sinistra post-1998.
La sinistra al potere, non un’alternanza, ma un monopolio culturale.
Vogliamo circoscrivere un periodo?
D’accordo.
Dal primo governo D’Alema (1998) in poi, e passando per Prodi, D’Alema, Amato, Letta, Renzi, Gentiloni, la sinistra ha governato l’Italia per la maggior parte degli ultimi vent’anni.
Anche quando i nomi cambiavano, l’orizzonte culturale restava lo stesso: una sinistra che si auto-attribuiva il ruolo di classe dirigente naturale, immune da autocritica, poco incline alla verità dei risultati e molto brava a costruire narrazioni consolatorie.
Vent’anni di svendita culturale dell’Italia, disastri politici mondiali, scandali che ancora fanno eco, tangenti che ancora rimbalzano, buchi di bilancio che neanche in Grecia e la sinistra che parla.
Anzi, sparla.
Anzi, accusa.
La sinistra è meravigliosa, ha tutte le soluzioni solo un attimo dopo che è all’opposizione!
La sinistra attacca perché Meloni ha fallito con la sicurezza!
Ma la storia è un'altra.
Decreti sicurezza approvati?
Ed ecco tutta la sinistra in piazza “contro”.
Partenza dei centri in Albania?
Anzora tutta la sinistra in piazza “contro”.
Vogliamo parlare dei blocchi navali?
Per carità, tutta la sinistra in piazza in favore dei clandestini.
Poi parliamo di legge, inasprimento delle pene?
Per carità, tutta la sinistra in piazza perché non si può.
Legge per l’esecuzione delle pene?
Qui la sinistra alza il tiro e manda in campo le toghe.
C’è un netto rifiuto di “asilo politico” per i clandestini?
Per carità, tornano in campo le toghe…
Andiamo sul pratico.
Espulsione dell’Imam di Torino?
Partono direttamente le toghe e poi la sinistra in piazza in favore di un uomo pericoloso per il bene della nostra nazione.
E dell’espulsione del vecchio caro Hannoun?
Tutta la sinistra in piazza congro il governo, in protezione di un uomo di Hamas.
Torniamo in casa nostra, legittima difesa?
Ma quando mai, all’attacco le toghe e giù condanne ad appartenenti alle Forze dell’Ordine e a normali cittadini che si sono difesi.
Vogliamo parlare dell’arresto degli immigrati?
Ripartono le toghe e ovviamente le manifestazioni di piazza.
In tutto questo scendere in piazza contro ogni singola azione del governo ovviamente ci sono tutte le forze politiche della sinistra sindacati compresi, tranne qualcuno più intelligente, o solo più furbo come Renzi o Calenda.
Con l’ultimo governo a cinque stelle, le politiche assistenziali a pioggia, bonus e sussidi che spesso non hanno generato inclusione duratura ma dipendenza.
Le stesse élite che accusavano di egoismo il “popolo” hanno creato un sistema in cui i numeri si muovono, sì… ma verso un welfare che non produce dignità.
La sinistra ha gestito per anni l’ordine pubblico con un approccio ideologico più che pragmatico, criminalità non combattuta con rigore, politiche di contrasto frammentate, gestione della legalità troppo spesso subordinata a sensibilità di parte.
Una questione epocale gestita senza visione di lungo periodo, con promesse di “accoglienza” non coordinate con politiche di controllo reale e collaborazione internazionale efficace.
Il risultato?
Numeri che non scendono, ma si spostano.
Per anni la sinistra ha governato non con merito e competenza, ma con reti di potere, enti, associazioni, controllerie, gruppi di interesse.
Non è un’invenzione di bar sport, è il tessuto che rende il clientelismo difficile da estirpare.
Ed ecco il paradosso più grosso, chi ha tenuto le redini per decenni oggi si lamenta di problemi che ha contribuito a creare, o peggio, continua a giustificare i propri limiti addossando la colpa agli altri.
Il punto è chiaro e secco, la narrazione che “tutto è peggiorato solo da quando c’è Meloni” è un’esagerazione propagandistica.
E allo stesso modo è insostenibile la narrazione opposta, quella che attribuisce alla sinistra un destino di autoreferenzialità eterna, immune da colpe e responsabilità.
La politica italiana ha un problema di fondo, non vuole mai prendersi la responsabilità delle proprie scelte.
Quando la sinistra governava, ogni errore veniva giustificato con contesti esterni, crisi internazionali, avversari occulti.
Quando oggi governa la destra, ogni difficoltà diventa colpa personale del leader di turno.
Gaza, Venezuela, se Trump decide di fare la guerra e la Meloni non gli si mette di traverso allora è complice.
Se abbiamo capito bene noi, l’Italia, una nazione che si regge in piedi con lo sputo dovrebbe mettersi contro una superpotenza mondiale?
Mah...
Questa stessa sinistra confusa che festeggia il 25 aprile e poi odia l’America.
Questa stessa sinistra che per mezzo secolo ha supportato il 27 gennaio celebrando in tutta Italia il 'Giorno della Memoria' in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti oggi odia Israele, al punto da osannare Hamas!
Si preferisce il terrorismo alla ragione pur di dare contro al governo.
Mah...
L’Italia, dal 1945 in poi, è stata un paese dentro l’orbita americana.
Punto.
NATO, basi militari, politica estera, intelligence, equilibrio interno, tutto legato a Washington.
Questo non lo ha deciso la “destra”.
Lo ha accettato l’intero sistema politico italiano, inclusa, e soprattutto, la sinistra di governo.
E qui nasce il paradosso.
La sinistra italiana ha passato mezzo secolo a raccontarsi come anti-americana, progressista, alternativa al capitalismo USA, ma quando è arrivata davvero al potere, ha fatto una cosa precisa, ha rassicurato gli Stati Uniti più di chiunque altro.
Dal PCI al PDS, poi DS, poi PD, il messaggio è sempre stato lo stesso: “Non siamo più comunisti, siamo affidabili, atlantisti, compatibili col sistema.”
Questo non è un’opinione, è stato il prezzo da pagare per poter governare.
Quindi è giusto che qualcuno riferisca in parlamento.
Però, chi, esattamente?
a cura di Mino e Fidi@s










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