MA LO ZAR, ADESSO, CHI LO GESTISCE?
- oposservatoriopoli
- 17 dic 2025
- Tempo di lettura: 8 min
MA LO ZAR, ADESSO, CHI LO GESTISCE?
Gli USA, quindi, cambiano di botto un rapporto storico con l’Europa.
Quell'Europa che hanno salvato dalla morsa di Hitler e dei nazisti.
Anche se qualcuno giurerebbe che è sopratutto merito dei Russi...
E per i più debolucci in storia contemporanea, ricordiamo che a salvare l’Italia dal fascismo non sono stati i partigiani ma gli americani e i mafiosi siciliani...
Ma torniamo ai tempi nostri.
La frattura tra Stati Uniti ed Europa non nasce da un litigio improvviso, quanto da una divergenza silenziosa che dura da anni.
È la distanza tra chi vede il mondo come una competizione permanente e chi continua a leggerlo come un sistema da regolare.
Washington ragiona in termini di vantaggio strategico, rapidità decisionale e primato tecnologico.
L’Europa insiste su compromessi, norme, processi e tempi lunghi, convinta che la stabilità sia un valore in sé.
Di fatto, l’Europa non esiste.
Il parlamento europeo in realtà non esiste, è solo uno scenario da film western in 2D, una città di facciata retta da puntelli, non c’è il saloon, non c’è l’albergo, non c’è il parlamento, ma c’è una sceneggiatura che però ai cittadini europei costa svariati milioni di euro l’anno.
Un Governo farlocco, con un Presidente che guadagna 10.377,43 € lordi mensili ed un Presidente di Commissione, come la Ursula von der Leyen, che percepisce oltre 40.000 € lordi al mese.
Fra questi, l’europarlamentare Ilaria Salis che percepisce uno stipendio lordo mensile di circa 10.075 euro, a cui si aggiunge un'indennità forfettaria di circa 4.950 euro al mese per le spese di ufficio, portando il totale lordo mensile a circa 15.025 euro, con una parte destinata anche a coprire spese di viaggio e altre indennità tipiche del ruolo.
Anche se, nonostante questo, l'affitto non lo paga.
Idem per il buon Vannacci (ma lui ha anche una pensione da generale) con circa 5.000 € netti mensili, più i benefici per i corpi speciali.
Il Parlamento Europeo ha un costo annuale di circa 2-2,4 miliardi di euro, che si traduce in circa 3-3,5 euro per cittadino UE all'anno.
Soldi spesi per fare cosa?
Una beata minchia...direbbe Chicco...
Semplice, il Parlamento Europeo serve principalmente a rappresentare i cittadini UE.
Ma, esattamente, a rappresentarli in cosa?
A rappresentare direttamente i 450 milioni di cittadini europei, i cui interessi vengono portati nel processo decisionale.
Il Parlamento Europeo, a dirla semplice, è un neologismo metasemantico che indica un nonsenso, una frase che non comunica nulla composta da un insieme casuale di parole reali che, esposta in modo ingannevolmente forbito a interlocutori che si intende prendere in giro che, pur non capendo, alla fine la accettano come corretta.
Insomma, il parlamento Europeo appare essere la più grande supercazzola -tuttora in atto-, nata il 30 marzo 1962, o meglio, il 19 marzo 1958, a seguito dei Trattati di Roma (dell'anno prima).
Cosa sono i “Trattati di Roma?”
I Trattati di Roma sono i due accordi firmati il 25 marzo 1957 dai "Sei paesi fondatori" (Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi) che hanno istituito la Comunità Economica Europea (CEE) e la Comunità Europea dell'Energia Atomica (Euratom), gettando le basi per l'odierna Unione Europea, con l'obiettivo di promuovere pace, prosperità e cooperazione economica attraverso un mercato comune e lo sviluppo dell'energia nucleare, entrando in vigore il 1° gennaio 1958.
Ricordiamoci che noi la guerra non l‘abbiamo persa, e non l’abbiamo vinta.
No, noi la guerra l’abbiamo pareggiata...
Ed ecco la rottura con gli States, che non è solo una differenza di interessi ma di mentalità storica.
Gli Stati Uniti sono una potenza giovane, abituata a reinventarsi rompendo equilibri.
L’Europa è un continente che ha imparato, spesso a caro prezzo, che gli equilibri rotti producono macerie.
Per questo parlano lingue diverse anche quando usano le stesse parole: “sicurezza”, “libertà”, “alleanza”.
E, specialmente, un dettaglio che nei racconti ufficiali dell’alleanza atlantica resta sempre sullo sfondo, quasi scomodo: lo sbarco americano in Europa non fu solo un’operazione militare, ma anche un’operazione di relazioni locali.
In Sicilia, quelle relazioni avevano un nome preciso, che non va né romanticizzato né dimenticato: la mafia!
E se la liberazione dal nazismo è opera della mafia, beh, allora c’è da riflettere perché non fu un atto eroico, né una scelta nobile.
Fu una convergenza di interessi temporanea, fredda, utilitaristica.
Gli Stati Uniti avevano bisogno di stabilità immediata, controllo del territorio, informazioni affidabili.
La mafia offriva reti, consenso forzato, conoscenza capillare.
Non libertà, ma ordine.
Non democrazia, ma gestione.
Oggi?
Uguale.
Solo che non hanno bisogno della mafia per rompere accordi.
Non si tratta di riscrivere la storia in chiave antiamericana, ma di rifiutare la versione semplificata di alcuni opinionisti che, probabilmente, la storia non l’hanno mai studiata.
L’Europa non dimentica perché le conseguenze non sono state astratte: infiltrazioni, compromessi, ambiguità istituzionali che hanno rallentato la costruzione di uno Stato pienamente sovrano e trasparente.
Per gli Stati Uniti era una necessità strategica.
Per l’Europa fu un’eredità lunga e difficile da smaltire.
Così come sarà difficile da smaltire il retaggio della “liberazione” partigiana che per vendetta, ritorsione e rivalsa ha commesso crimini di guerra -anche in tempo di pace- massacrando ingiustamente, deliberatamente, vergognosamente oltre 30.000 persone, uomini e donne non per responsabilità accertate ma per appartenenza reale o presunta, per convenienza politica, per regolamenti di conti personali mascherati da giustizia storica.
E questo sarebbe un buon inizio?
Siamo al nuovo Congresso di Vienna che non restaurò l’ordine: restaurò i proprietari dell’ordine.
Sostituì un’aristocrazia travolta dalla guerra con un’altra aristocrazia legittimata dal diritto dinastico, cambiando i nomi sui troni ma non la natura del potere.
I “criminali” rivoluzionari furono espulsi dal racconto ufficiale non perché colpevoli, ma perché sconfitti.
Quelli aristocratici furono reintegrati non perché innocenti, ma perché utili alla stabilità.
Ecco da dove i 5Stelle hanno preso il motto “uno vale uno”.
Ora ci è chiaro!
State calmi, rilassati, non si tratta di negare il valore della Resistenza come fenomeno complesso e plurale ma di riconoscere che la mitizzazione totale ha impedito per decenni una lettura adulta dei suoi lati oscuri.
Le bugie, prima o poi si rivelano.
Dove la guerra finisce, la violenza dovrebbe cessare: quando continua, cambia nome, ma non natura.
E uno Stato che nasce evitando di guardare quelle ombre eredita un problema morale prima ancora che politico.
Come dite?
Non è vero che la mafia …
Bene, Calogero “Don Calò” Vizzini, il boss mafioso di Villalba (Sicilia), fu la figura locale che avrebbe facilitato il contatto con gli Alleati e offerto assistenza logistico-informativa nei giorni successivi allo sbarco incontrando e accompagnando pattuglie alleate nei primi movimenti in Sicilia.
E ancora Charles “Lucky” Luciano, noto mafioso italo-americano di spicco incarcerato negli Stati Uniti: secondo alcuni resoconti avrebbe fornito alla U.S. Naval Intelligence contatti siciliani e informazioni geografiche utili per preparare lo sbarco (mappe, fotografie, nomi di persone locali ritenute affidabili).
Si, non era fisicamente in Sicilia durante lo sbarco, ma la memoria resta…
E Don Vito Genovese?
Altro boss mafioso italo-americano menzionato nel contesto delle collaborazioni con l’esercito USA che, secondo alcune fonti ufficiali fu impiegato come interprete e consigliere per l’Allied Military Government of Occupied Territories (AMGOT) a Napoli.
Ma questo l’OSS lo sa.
Si, l’OSS (Office of Strategic Services), la cara vecchia CIA di oggi, quella struttura che nel ’43 ideò e poi pian piano sviluppò quell’operazione segreta nota come Operation Underworld, un accordo tra elementi della mafia americana e la U.S. Office of Naval Intelligence (ONI) per avere supporto nella sicurezza dei porti e contatti utili nell’area italiana prima dell’invasione del ‘44.
Che c’è?
Questa versione non suona bene?
Non piace?
Peccato.
È l’unica versione ufficiale, documentata negli archivi declassificati, che “non” si legge nei libri di storia perché non rientra nel racconto morale che l’Occidente ha bisogno di fare di sé stesso.
Perché incrina la narrazione pulita della liberazione come atto esclusivamente etico.
Perché mostra che, quando serve vincere, anche le democrazie trattano con chiunque sia utile, e solo dopo decidono cosa ricordare e cosa archiviare come dettaglio imbarazzante.
Così come l’avanzare della NATO nei confini Ucraino-Russi per stuzzicare l’orso dormiente.
E ora che l’orso russo si è svegliato?
Gli americani sono a 8.000 chilometri da Mosca a differenza dei 2.500 chilometri dell’Italia.
Noi siamo ad uno sputo da Putin.
Adesso chi lo gestisce lo Zar Vladimir oggi che non è più un burattinaio, quanto invece il garante di un equilibrio instabile?
Il Parlamento Europeo?
Il viziatello francese Emmanuel Macron?
Il socialdemocratico tedesco Frank-Walter Steinmeier?
O il socialista spagnolo Pedro Sánchez Pérez-Castejón?
Lo scenario è ancora questo, la Russia è assediata, l’Occidente è ostile e la guerra è l’epilogo come destino storico.
Oggi la Russia è strutturalmente una economia mobilitata, milioni di interessi dipendono dal conflitto in atto.
Questo riduce drasticamente lo spazio per scelte di pace rapide.
Non è ideologia, è inerzia sistemica.
Putin è un ex KGB, FSB, esercito, intelligence, lui incarna il vero scheletro dello Stato russo.
Putin non viene da lì, lui è lì e governa “con” loro.
E a proposito di destini storici, c’è una costante che attraversa i secoli e che la storia continua a confermare, chi ha tentato di entrare in Russia dall’esterno ha quasi sempre pagato un prezzo devastante.
Carlo XII, Napoleone, Hitler, eserciti diversi, epoche diverse, stesso errore di fondo.
Hanno confuso l’avanzata iniziale con la vittoria finale.
In Russia il territorio non è solo geografia, è strategia, logora, dilata, consuma.
L’inverno non è un evento meteorologico, è una fase della guerra e loro, i russi, la sanno fare.
Noi no.
La lezione non è che la Russia non possa essere battuta, ma che non può essere conquistata con le categorie mentali di chi arriva da fuori.
Ogni volta che qualcuno ha ignorato questa realtà, la sconfitta non è stata solo militare, ma storica, eserciti distrutti, imperi indeboliti, equilibri europei riscritti.
E i Romani?
I Romani non conquistarono la Russia, perché la Russia come entità politica non esisteva quindi arrivarono ai confini del Mar Nero, controllarono Crimea, coste, rotte commerciali, stabilirono regni clienti e alleanze e combatterono, quando serviva, ma non avanzarono in profondità perché avevano già imparato la lezione che altri avrebbero ignorato secoli dopo, un territorio immenso, povero di infrastrutture e difficile da mantenere non valeva il costo dell’occupazione.
Quello che la NATO non ha capito, o che non ha voluto capire, che punzecchiando la Russia per mezzo dell’Ucraina sacrificabile, ha mandato in vacca gli interessi portati nel processo decisionale di 450 milioni di cittadini europei.
Il Parlamento Europeo terrà a bada lo Zar?
No.
Il Parlamento Europeo è impegnato in cose più importanti.
Sta affrontando una delle questioni più discusse negli ultimi anni che riguarda i caricatori e i cavi dei cellulari perché, per ridurre gli sprechi e semplificare la vita ai consumatori, il Parlamento Europeo ha votato e negoziato una direttiva che obbliga gli smartphone, tablet, cuffie e altri dispositivi portatili venduti nell’UE ad adottare un connettore USB-C comune.
Queste sono vere vittorie, perché grazie all’impegno costante, incessante e senza riserve di 720 deputati, non sarà più necessario comprare un caricatore nuovo, ogni volta che si cambia telefono...
Mica cazzi...
Addormiteve...
a cura di Mino e Fidi@s1970










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