L’ALBERO DEL POTERE: L'uccellaccio...( seconda parte)
- oposservatoriopoli
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Il termine "Aquila Bianca" nella massoneria è probabilmente legato a specifici simboli (aquila, colore bianco) presenti in alcune logge o rituali, rappresentando purezza, illuminazione e poteri spirituali, spesso in contrapposizione/complementarietà con il serpente (l'Aquila e il Serpente), anche se non è un simbolo universale unico.
Partendo da eventi mediamente recenti, ovvero dai primi anni '90, ci viene in mente anche la parola "pazienza", ovvero, una virtù fondamentale richiesta per il percorso iniziatico di crescita interiore e consapevolezza, essenziale per i ruoli di Loggia e il superamento delle prove, sottolineando disciplina e riflessione.
Ma Pazienza con la maiuscola, nel nostro discorso prende tutta un'altra piega...
Francesco Pazienza era una figura complessa e controversa, legata a doppio filo con la massoneria italiana, in particolare con la loggia segreta P2 di Licio Gelli, pur non essendone formalmente iscritto, operando tramite canali massonici e servizi segreti (SISMI) per influenzare affari oscuri come il sequestro Cirillo ed il caso Banco Ambrosiano, con collegamenti internazionali e Vaticanensi, e venendo descritto come un faccendiere influente in vari misteri italiani.
Nella nota del SISDE trasmessa alla Commissione parlamentare il 18 ottobre 1982, Pazienza viene indicato come "iscritto alla loggia coperta Giustizia e Libertà" ma non del Grande Oriente d'Italia, bensì della comunione massonica di Piazza del Gesù.
Pofferbacco.
Per quanto riguarda il Grande Oriente, da risultanze archivi del SISDE, Pazienza fu iniziato il 7 maggio 1980, senza essere inserito in alcuna loggia, e che il 17 luglio 1980 fosse stato elevato contemporaneamente al Secondo e Terzo Grado di Loggia (Maestro).
Fu posto "in sonno" (cioè sospeso) dalla Massoneria il 4 marzo 1982.
Secondo quanto riportato, invece, da un rapporto della DIGOS sulle logge massoniche bolognesi, risalente alla fine degli anni '80, Pazienza è uno degli affiliati alla loggia massonica Propaganda Due, pur senza apparire nella lista rinvenuta a Villa Wanda di Castiglion Fibocchi.
Poi, c'è sempre da chiedersi se la lista rinvenuta fosse effettivamente quella vera...
No.
Francesco Pazienza non è mai stato Massone.
Mai ha frequentato una Loggia, né una Officina.
Non conosceva il rito, non sapeva nulla della massoneria e non ha mai incontrato Licio Gelli.
Tanto è vero che “Cicci” (il suo nomignolo...) ha sempre sostenuto di non aver mai conosciuto ne incontrato Licio Gelli, leader della P2, affermando di essere un suo “avversario” e rifiutando i tentativi di incontro propostigli, nonostante entrambi siano stati condannati per i depistaggi relativi alla strage di Bologna.
Strano?
No, se le “cose” si sanno.
Strano quando le “cose” non si sanno.
Fissiamo qualche punto.
Pazienza ha ribadito più volte di non aver avuto rapporti con Gelli, arrivando a dichiarare che "non gliene fregava niente" di incontrarlo, come riportato da testimoni e documenti processuali.
Gelli, infatti, avrebbe cercato di incontrare Pazienza, ma quest'ultimo avrebbe sempre rifiutato, secondo quanto dichiarato dallo stesso e da terzi in un noto processo internazionale, sapientemente seppellito.
Entrambi sono stati coinvolti nei processi per i depistaggi della strage di Bologna.
È vero.
Pazienza fu condannato per calunnia aggravata, e Gelli fu ritenuto uno degli organizzatori e finanziatori della strage, sebbene non condannato direttamente perché deceduto.
Anche i magistrati e altre figure hanno confermato più volte che Pazienza non collaborò mai con Gelli, ma, anzi, si oppose ai vertici della P2.
In sintesi, mentre le loro condanne per i depistaggi li accomunano legalmente, Pazienza ha sempre negato ogni legame personale o collaborazione con Gelli.
Posta una bandierina... andiamo avanti.
Pazienza era in carcere.
Pazienza è stato sempre in carcere…
Patisce l’arresto negli Stati Uniti il 4 marzo 1985, a New York, da parte degli agenti della U.S. Customs Service mentre era presente volontariamente per incontri legati ai suoi contatti.
Poi l’estradizione in Italia, Pazienza fu estradato negli Stati Uniti nel giugno 1986 verso l’Italia per rispondere alle accuse di bancarotta fraudolenta e altri reati collegati a vari scandali.
Un documento di processo USA conferma che l’ordine di arresto italiano nei suoi confronti risaliva addirittura al 18 aprile 1983, emesso dal Giudice istruttore di Milano per reati finanziari e bancarotta fraudolenta.
Partiamo con il Crac del Banco Ambrosiano, che poi non c’è mai stato …
Pazienza fu condannato in Italia nel 1992 a circa 14 anni di carcere per associazione a delinquere e per il crac del Banco Ambrosiano, in connessione allo scandalo che coinvolse Roberto Calvi e la stessa banca.
Depistaggio nella strage di Bologna (2 agosto 1980).
Pazienza venne processato a lungo anche per il presunto depistaggio nelle indagini sulla strage di Bologna, imputato insieme ad altre figure come Licio Gelli, Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte.
Nel 1988 fu condannato in primo grado proprio per il tentativo di depistaggio, tramite un falso episodio con esplosivi su un treno nel 1981.
In appello, nel 1990, la condanna fu ribaltata, ma un nuovo processo portò a una condanna definitiva nel 1995.
Nel processo strage di Bologna, i procedimenti di depistaggio e calunnia videro Pazienza imputato in numerosi capi d’accusa (associazione sovversiva, calunnia aggravata ecc.) nel procedimento 181/A/86 R.G. GI (registro generale giudiziario) e correlati che furono poi riuniti nel procedimento 12/86, secondo gli atti giudiziari ufficiali.
È importante sottolineare che nel processo di Bologna Pazienza fu condannato per calunnia aggravata per aver contribuito a ostacolare le indagini e cercare di favorire impunità agli autori veri dell’attentato.
Ora vi racconto qualcosa che in pochissimi sanno …
Pazienza è stato anche processato e condannato in absentia negli USA per estorsione e frode legate alle cosiddette “indagini su Billy Carter” (caso politico-mediatico USA).
Negli anni successivi fu coinvolto anche in richieste di audizione in altri processi (es. strage del 2 agosto 1980 anni 2018–2019), ma non sempre la Corte ne ha accolto la presenza.
Questi, di seguito, sono i riferimenti reali ai fascicoli giudiziari che compaiono negli atti o nelle sentenze sulla sua posizione:
181/A/86 R.G.G.I. – procedimento principale di rinvio a giudizio per Pazienza nel processo strage di Bologna (associazione eversiva/calunnia).
12/86 R.G. – procedimento riunito dove compare anche Pazienza, insieme ad altri imputati per calunnia e reati connessi alla strage.
Ma, non tutti i numeri di fascicolo sono sempre pubblicamente indicizzati - ma quelli citati provengono da atti e sentenze ufficiali.
Chi era il Giudice di Milano?
Nella documentazione relativa all’istruttoria del crac Ambrosiano in quegli anni, i giudici istruttori coinvolti negli atti del Tribunale di Milano erano Antonio Pizzi e Renato Bricchetti.
Tuttavia, non esiste una fonte pubblica facilmente accessibile che nomini esplicitamente, per iscritto, il nome del giudice istruttore di Milano che emise il mandato specifico del 18 aprile 1983 per Pazienza inerente all’estradizione ( le fonti internazionali e giudiziarie usate dai tribunali Usa lo identificano genericamente come “Investigating Judge” -Giudice istruttore- del Tribunale milanese.
Però manca qualcosa... qualcosa di veramente “grosso”.
Strano, perché in Italia, terra della legalità, certe cose non succedono.
Dicevamo, manca qualcosa di grosso, ma molto grosso…
Eh sì, perché la vita giudiziaria di Pazienza si ferma nel 1995, ma in realtà, riparte alla grande nel 1999...
Come?
Nel 1999?
E sì, proprio nel 1999...
Il procedimento penale 13863/98 è noto, in alcuni ambienti investigativi e legali, come il “Processo del Gruppo Pazienza” o “dei falsi dossier”.
Si racconta (in fonti di commento giudiziario e cronache alternative) che sia un fascicolo aperto dalla Procura della Repubblica di Roma a partire dal 1997-1998, collegato ad ipotesi di falsificazione di documenti giudiziari e presunti dossier creati con nomi e riferimenti politici e istituzionali, nell’orbita del nome di Francesco Pazienza.
E non solo…
Secondo queste ricostruzioni, il procedimento penale 13863/98 sarebbe nato da un precedente fascicolo (numero 586/98 R), legato a un’altra indagine dove compare il nome di un ufficiale (Angelo De Marcus, ad esempio), e da lì si sarebbe evoluto in un filone giudiziario autonomo.
Angelo De Marcus?
Ustica?
Nel 1999?
Ancora?
A Roma?
Si.
La materia del fascicolo è descritta come:
- indagini su presunti falsi dossier (documenti giudiziari o di intelligence manipolati),
- un ampio carteggio di atti prodotti a partire dal 1998,
- coinvolgimento di agenti di polizia, servizi di informazione e altre figure accusate di avere prodotto documenti falsi o diffamatori che avevano lo scopo di influenzare indagini o pubblica opinione.
Occhio però che c’è sempre un ma...
Tuttavia, anche se cercate tramite l’IA, non c’è una scheda ufficiale facilmente consultabile online con l’elenco completo degli imputati, la data esatta di iscrizione a ruolo del fascicolo, l’ufficio giudiziario competente, lo stato processuale aggiornato, i numeri di fascicolo (oltre al “13863/98”).
Le ricostruzioni esistenti provengono da commenti giuridici o blog di approfondimento, non da banche dati pubbliche come Cassazione o Ministero della Giustizia.
Questo può significare che il fascicolo non è confluito in una sentenza in Cassazione con pubblicazione del nome completo, è rimasto sospeso o archiviato con scarso accesso pubblico, o che i materiali giudiziari non sono digitalizzati nei repertori pubblici.
Si, confermo, tutto vero.
E come mai?
Che c’è di così complicato e drammatico in quel fascicolo che non se ne deve parlare?
Risulta, da fonti di commento, che ci sia stato un rinvio a giudizio datato 30 giugno 2003.
Poi il buio.
Accordi, concili, camere caritatis, silenzio.
Perché?
Spunta una richiesta di archiviazione parziale, almeno una richiesta di archiviazione (parziale) è citata con data 29 novembre 2000, segno che il fascicolo attraversò più fasi e revisioni tra PM e giudice.
Sappiamo che il GIP è stato il noto Otello Lupacchini.
La narrazione ricostruttiva disponibile online (anche se non confermata ufficialmente da fonti giudiziarie pubbliche) sostiene che il procedimento non ha avuto un epilogo processuale “standard” con sentenza definitiva pienamente pubblicata nelle banche dati.
L’indagine è stata complessa, con ipotesi dibattute e varie richieste di archiviazione o rinvio, diversi soggetti coinvolti nella vicenda - specie agenti di polizia o funzionari - hanno visto fasi di custodia cautelare, rilascio, ricorsi e decisioni di riesame, ma la materia è rimasta poco chiara nelle fonti ufficiali.
Ma, perché?
Come mai una bomba così grossa non è mai scoppiata negli ultimi 30 anni?
Eppure…
In Italia, nei procedimenti complessi, non tutti i numeri di ruolo vengono automaticamente pubblicati nelle banche dati di facile consultazione online, alcune indagini possono rimanere a lungo sotto segreto istruttorio o archiviate senza sentenze di merito, fascicoli pluriennali con varie articolazioni possono essere “dispersi” nella giungla burocratica dei registri giudiziari.
Questo spiega perché non c’è una scheda ufficiale consultabile pubblicamente che descriva 13863/98 con tutti i dettagli numerici e di processo, anche se il fascicolo sembra esistere, almeno come citazione interna o riferimento nei commenti giuridici.
La buttiamo lì, spuntano per caso i nomi di D'Alema, Violante, i DS, milioni di dollari, la CIA, l’America e…
Sì, quei nomi spuntano.
No... non nei capi d’imputazione.
E questa distinzione è tutto.
Compaiono accenni a presunte strutture parallele, “aree dure”, “ambienti”, mai organismi ufficiali dei DS.
Dollari, CIA, America…
Qui entriamo nel livello geopolitico, quello che in tribunale non arriva mai, ma che nei dossier informali abbonda.
Nei racconti che ruotano attorno a Pazienza&Co. emergono riferimenti a finanziamenti opachi a partiti italiani, strani contatti con ambienti USA, allusioni a strutture di intelligence parallele.
Ma attenzione: non “prove”, non “tracce bancarie definitive”, non “atti di accusa”.
Sono sempre ombre di scenario, tipiche della Guerra Fredda italiana, tutti parlano con tutti, nessuno scrive nulla che possa diventare prova, tutto resta allusione funzionale.
E se non fosse tutta narrazione.
Se fosse tutto vero?
Il punto vero (quello che conta).
Come dice il mio "collega" Moreno.
Il cazzo di punto?
Questi nomi spuntano sempre nello stesso modo, mai davanti a un giudice, mai in un’aula con un capo d’imputazione chiaro, sempre come rumore di fondo.
Ed è esattamente il “metodo” investigativo-giudiziario usato per Pazienza, per Pecorelli, per Moro, per Dalla Chiesa chissà quanti altri...
Non colpire, confondere.
Non accusare, alludere.
Non provare, suggerire.
Così, il dossier fa paura, il processo muore e tutti restano formalmente puliti.
O quasi.
E se invece, noi avessimo parlato a lungo con Pazienza prima della sua morte?
Se Pazienza ci avesse rivelato nomi, date, fatti, eventi e circostanze legate al misterioso fascicolo 13863/98?
Ci vorrebbe un'altra commissione d’inchiesta ma questa sarebbe letale per lo stato Italiano.
E questo spiega perfettamente perché una Commissione d’inchiesta farebbe tremare i polsi, perché metterebbe in fila ciò che è sempre stato tenuto sparso, da Pecorelli a Pazienza.
E se Pazienza ci avesse raccontato, in punto di morte, il capitolo mancante al suo primo libro?
Si, proprio quello che tutti volevano leggere “prima” della pubblicazione, dall’Ucigos alla Cia passando per varie Procure della Repubblica?
E se noi avessimo letto quel maledetto capitolo, l’ultimo del suo libro, quello che Pazienza in codice chiamava “L’Uccellaccio” e che non è mai uscito pubblicato nel suo libro, ormai introvabile?
Sarebbe carino raccontarlo...
Sarebbe delizioso raccontarvi quel capitolo, denominato “’Aquila Bianca” ma non siamo ancora sicuri che siate preparati a tutto questo.
Chissà che non sia un riesame del famoso “Comitato esecutivo massonico Montecarlo” così ben descritto nel rapporto denominato: “COMMISSIONE PARLAMENTARE D’lNCHIESTA SULLA LOGGIA MASSONICA P2 - ALLEGATI ALLA RELAZIONE - GUIDA ALLA CONSULTAZIONE DEI VOLUMI PUBBLICATI - Doc. XXIII - n. 2-qnater/5/I EDIZIONE PROVVISORIA - ROMA 1985”, guarda caso, riportato a pagina 33...
Riferimento esatto: “VOLUME IV. - LOGGE MASSONICHE COPERTE - (Due Tomi - n. 2-quater/4/I n. 2-quater/4/II).”
E se non fosse “’Aquila Bianca” bensì la loggia “White-Eagle Lodge .’. Washington DC/London”?
Siamo preparati, eh?
Si.
Forse troppo.
Mannaggiallaputtana.
L’hanno cercata in lungo e in largo quella cartella con il capitolo di Pazienza, hanno rigirato l’Italia sottosopra, massacrato fedeli servitori dello Stato, distrutto famiglie, sono passati sopra a dignità, onestà, imparzialità per arrivare a mettere le mani su documenti che potevano compromettere l’integrità di…?
Già... ma di chi?
Quale integrità?
Ragion di Stato?
Ancora?
E pensare che ce l’avevano sotto mano dall’inizio ma non sono mai riusciti a prenderne una copia.
Incredibile.
A Roma, a Viale Liegi c’era una vecchia copisteria negli anni ‘90, l’originale del capitolo di Pazienza era li, anzi, è rimasto li per anni, perché mai nessuno l’ha ritirato fino alla fine degli anni 2000.
E poi?
Poi chi lo sa che fine ha fatto...
L’importante è averlo letto, almeno una volta.
Così come tutte le lettere di Pazienza (decine, anzi, centinaia) che sono state sapientemente “archiviate” sempre nel fascicolo d’inchiesta 13963/98, tutte andate distrutte!
Un via vai di gente in quel fascicolo a testata multipla, da Israele, dagli USA, dalla Cina addirittura fino a Botteghe Oscure passando per Milano, Firenze, Nizza, Montecarlo e Boston …
Diciamo che questa super-loggia, anzi, questa mega-loggia, ha gestito le sorti dell’Europa (e del mondo) surclassando la P2, anche se nessuno ne parla, eppure …
Ne riparleremo.
Specialmente del contenuto di un verbale -mai verbalizzato- ma, di fatto, realizzato nel 2002 a Roma, nell’aula bunker di piazza Adriana, dove Pazienza, dal vivo, insieme a tanti “pezzi grossi”, diede vita ad un romanzo che siamo felici di poter scrivere, per la prima volta, senza tagli …
Stay tuned...
Perchè arriva sempre ciò che deve arrivare...
Sparpajateve Massoni...
a cura di Mino.

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