I GENERALI, GLI ALTI UFFICIALI E LA POLITICA...
- oposservatoriopoli
- 15 ore fa
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La storia di oggi racconta di tre uomini.
Ognuno con un distintivo diverso: uno dell’Esercito, uno dei Carabinieri, uno della Polizia.
Per anni avevano servito la patria in silenzio: più o meno pattuglie diurne e notturne, parate, missioni impossibili.
Sempre in azione, sempre nell’ombra.
Nessuno parlava mai di loro.
Poi, un giorno, accadde qualcosa di curioso.
Ognuno ricevette una lettera misteriosa che diceva semplicemente: “Ora devi andare in pensione.”
Il Militare sospirò, si sedette sulla poltrona di casa e pensò “Dopo decenni, finalmente posso smettere… ma forse ho fatto troppo poco.”
Il Carabiniere si versò un caffè e rifletté, “Ho rispettato le regole, ho fermato delinquenti, ma chi se ne accorgerà mai?”
Il Poliziotto guardò il muro pieno di riconoscimenti e disse fra sé e sé “E adesso cosa resta? Forse il mondo ha bisogno di un po’ di giustizia… altrove.”
E fu in quel silenzio, in quella pausa forzata, che successe la magia.
Perché solo quando smettono di correre dietro al dovere quotidiano, quegli uomini scoprono di avere una voce capace di scuotere interi palazzi.
Dalle pagine bianche dei giornali, dai comizi improvvisati, dalle interviste tv, iniziarono a diventare eroi… di carta, di politica, di parole.
La gente applaudiva, li salutava, li eleggeva.
E loro sorridevano, consapevoli che tutto ciò che avevano fatto davvero, anni prima, nel fango e nel silenzio, nessuno lo avrebbe mai saputo.
Ma almeno ora, finalmente, qualcuno lo poteva raccontare… in campagna elettorale!
Bella storia vero?
Peccato sia solo una bella storia.
Eh, lo sapete come va…
Nella vita reale spesso il copione è molto meno eroico di quanto lo raccontino i discorsi ufficiali o i titoli dei giornali.
La maggior parte dei generali, comandanti e “capi” fanno carriera sulla carta, nelle stanze, nelle strategie e nelle riunioni interminabili, non in operazioni sul campo.
Qualche raro caso fa eccezione, ma la norma è più “greca, panza e retorica” che soldati in trincea o azioni decisive.
Il bello è che la retorica da eroe si accende quando si parla di politica o pensione e tutti sembrano avere fatto miracoli, mentre nel frattempo le operazioni vere le hanno fatte altri, più in basso nella catena.
In silenzio.
Dimenticati.
A volte infamati.
Oppure morti, infamati e dimenticati, che è ancora peggio.
La differenza tra l’immagine costruita e la verità operativa può essere enorme, ed è quasi comico se ci pensi, applausi e medaglie in poltrona, mentre chi rischia davvero resta nell’ombra.
Non ci riferiamo a nessuno, o forse a tutti.
Solo una visione, la nostra!
Ci sono uomini in divisa che, quando erano in servizio, avrebbero potuto fare qualcosa di concreto, cambiare le cose, intervenire, proteggere davvero la gente.
E invece… nulla.
Anzi, un cazzo.
Non hanno fatto un beneamato cazzo.
Hanno ascoltato, obbedito, si sono allineati al sistema, hanno contato le carte e aspettato il momento giusto per non rischiare niente.
Obbedito.
Allineati.
Schiavi di un sistema che hanno servito perché gli faceva comodo.
Poi arriva la pensione, bella, comoda, meritata…
Ed all’improvviso diventano “eroi del popolo”, forti della loro esperienza “sul campo” e la saggezza che non hanno mai messo in pratica.
Ma dov’erano venti... trent’anni fa?
Il popolo applaude, li elegge, li acclama.
Peccato che è lo stesso popolo che si è fatto fregare, truffare e umiliare per decenni, mentre loro stavano tranquilli a far carriera.
A mangiare, bere ed incassare stipendi invidiabili.
Quarant’anni di silenzi, omertà e inerzia, trasformati in medaglie virtuali postume e applausi tardivi.
La morale?
Non sono gli elogi a fare gli eroi di domani.
La storia vera è negli anni in cui potevano fare, ma non hanno fatto un cazzo.
Tutto il resto è oggi, ovvero fumo, retorica e panza piena.
Non sparliamo a vanvera, ci poniamo solo domande e ci diamo risposte che sono alla portata di tutti.
Ricordate fra i tanti, il grande generale Pappalardo?
Noi ce lo ricordiamo nel 2018 in una manifestazione del Movimento liberazione Italia davanti alla Camera, incazzato nero, voleva far “arrestare” Mattarella.
Davanti a Montecitorio si radunarono una ventina di persone, un numero ridicolo se si pensa che l’evento era stato pubblicizzato come una “mobilitazione generale di tutto il popolo italiano”.
A organizzarlo fu il Movimento Liberazione Italia guidato dal generale Antonio Pappalardo, che in realtà, lo aveva concepito come un misero gesto di protesta contro il M5S.
Secondo lui, il partito “pensava che il popolo italiano fosse ingenuo” e cercò di vendere come rivoluzionario un accordo politico con il PD per la fantomatica terza repubblica.
Dietro la retorica da eroe in pensione, Pappalardo si rivelò ancora una volta uno stratega di vuoti proclami e mobilitazioni ridicole, più attento alla propria immagine che a qualsiasi reale impatto politico.
Pappalardo, congedato nel 2006 dall'Arma dei Carabinieri con il grado di Generale di Brigata (mica cazzi!), è stato presidente del COCER della stessa forza armata dal 1988 al 1991.
Cosa fa un generale di Brigata?
Il Generale di Brigata è il primo grado degli ufficiali generali (una stella), posizionato tra il Colonnello e il Generale di Divisione.
Comanda un'unità di livello brigata (3.000-6.000 soldati), supervisiona l'addestramento, definisce strategie operative, pianifica missioni e garantisce la prontezza al combattimento sia in pace che in guerra.
Diciamo che il generale Raffaele Cadorna per la campagna di conquista di Roma, nella zona specifica dell'assalto tra Porta Pia e Porta Salaria schierò circa 15.000 soldati, Pappalardo sottomano, ne aveva un terzo pronto.
Ed era un alto Ufficiale dell’Arma dei Carabinieri e in quanto appartenente al ruolo degli ufficiali, era Ufficiale di Polizia Giudiziaria (UPG) con competenza generale, insomma, non un semplice Caporale di paese, ma uno che poteva fare davvero la differenza sul campo.
Perché prima del 2006 non ha manifestato, in uniforme, le sue rimostranze contro il Governo?
Perché prima del 2006 non si è presentato per “arrestare” Mattarella?
Durante il servizio attivo, prima del 2006, non si è mai visto in uniforme a protestare contro governi o ad “intervenire” per cose gravi come arresti di politici.
Nulla.
Silenzio.
Obbedienza.
Anni e anni in cui avrebbe avuto il potere, gli uomini e l’autorità per agire… e invece nulla.
Se vuoi fare una marcia di liberazione di una nazione devi farla con i soldati in forma e operativi non con gli anziani da cantiere e l’esercito della 104...
Certo, dopo anni di repressione, di pressione a dire signorsì poi arriva la pensione, comoda, dorata e all’improvviso il generale diventa eroe del popolo, grida, sit-in, proclami e indignazioni mediatiche.
Tutto ciò che prima non ha fatto in concreto lo mette ora in mostra come se fosse stato sul fronte a combattere.
Il copione è sempre lo stesso, anni di quiete, allineamento al sistema, e poi, da pensionato, l’eroe da proclama pubblico, pronto a farsi applaudire da chi magari lui stesso, negli anni di silenzio, ha visto fregare da chi davvero aveva il potere.
È la classica storia, potere reale?
Ignorato.
Retorica postuma?
Massima.
E il popolo applaude, come se i decenni di inattività operativa fossero solo un dettaglio trascurabile.
Massimo Decimo Meridio nel grandioso film de "Il Gladiatore" ha fatto un errore madornale e l’ha pagato caro.
Se lo paragoni a certi “generali in pensione” di oggi, il contrasto è quasi comico, uno sbaglia e paga, l’altro non fa nulla in vita, aspetta la pensione e improvvisamente diventa eroe mediatico.
La differenza è che uno ha davvero vissuto il peso delle sue scelte, l’altro solo la retorica postuma e la poltrona dorata.
Esempi di generali operativi, veri, che hanno dimostrato di avere le “palle politiche” anche prima della pensione?
No.
Non ce ne sono.
Possiamo citare però Roberto Vannacci, generale diventato figura politica di spicco nel contesto della Lega e poi fondatore di un proprio gruppo politico di destra nel 2026, per aver dimostrato, quando era in servizio, di non avere timore della catena di comando.
Nel marzo 2019, infatti, Vannacci ha presentato alla Procura militare un esposto nel quale denunciava “gravi e ripetute omissioni nella tutela della salute e della sicurezza del contingente italiano” impegnato in Iraq, esposto a uranio impoverito senza adeguata informazione e protezione.
Questo può essere un esempio recente di alto ufficiale che ha cercato ruoli politici con posizioni ideologiche estreme che si è distinto anche “prima” della pensione contro il sistema, in special modo nelle denunce sull’uranio impoverito, contesto questo che gli ha compromesso la carriera.
Certe cose non si devono dire, neanche pensare.
Questi sono i rari casi in cui l’ufficiale mette davvero in gioco la propria posizione e reputazione per denunciare il sistema.
Questi sono gli “uomini” che hanno lottato sia in divisa che in abiti civili.
Tuttavia ci vogliamo ricordare che il problema dell’uranio impoverito nasce nel 1995 e poi nel 1999, viene reso pubblico intorno agli anni 2000, le prime denunce pubbliche furono diffuse dall’Anavafaf, con a capo l’Ammiraglio Falco Accame, e dall’Osservatorio Militare Permanente.
Il problema era (ed è) esteso, 5.000 sono state le vittime italiane fra i nostri militari, questa problematica nasce concretamente con la Guerra del Golfo (1991), primo conflitto in cui sono state utilizzate su vasta scala munizioni contenenti questo metallo pesante per perforare corazze.
Il dibattito pubblico e le preoccupazioni sanitarie, in particolare legate a neoplasie e tumori, sono emerse successivamente in seguito alle missioni NATO in Bosnia (1995) e Kosovo (1999).
Vannacci se ne ricorda nel 2019 ma, non conoscendo i motivi della sua denuncia, ci limitiamo a precisare solo alcune date.
Di fatto però, Vannacci nel 2019 denuncia “omissioni nella tutela della salute e della sicurezza del contingente italiano impegnato in Iraq”, riferendosi alle missioni ivi inviate nel tempo, come quella denominata "Antica Babilonia" con base a Nassiriya che si è svolta dal luglio 2003 al 2006.
Successivamente, l'Italia è tornata in Iraq nel 2014 con l'operazione "Prima Parthica" per contrastare l'ISIS, missione che è proseguita nel tempo con attività di addestramento.
Quindi, di fatto, per amore di cronaca onesta, Vannacci nel 2019 ha comunque denunciato fatti risalenti al 2003, polemizzando apertamente con l'allora Capo di Stato Maggiore della Difesa, Ammiraglio Cavo Dragone, sostenendo che le rassicurazioni ufficiali sulla sicurezza dei militari fossero false e parlando di "menzogne".
Non fu poca cosa.
Ciò posto, da parte Pappalardo, Leonardo Gallitelli, che durante il servizio ha avuto una carriera di altissimo livello nell’Arma, ma non risulta che abbia mai preso posizioni pubbliche contro il governo o il sistema, né fatto denunce eclatanti. Ha gestito operazioni e comandi come previsto, ma senza “ribellarsi” o sfidare il potere politico.
Così come Vito Bardi, allo stesso modo, generale della Guardia di Finanza, che ha guidato comandi e reparti ma non ci sono tracce di proteste contro il sistema, scandali denunciati, o iniziative che abbiano realmente messo a rischio la carriera per cause politiche o civili.
La sua politica è arrivata dopo il congedo.
Il punto è questo, senza entrare nel merito delle scelte e della voce popolare.
Gli alti ufficiali hanno tutto il potere per agire quando sono in servizio, ma quasi sempre restano zitti.
Giuramento?
Paura?
Lealtà?
Timore?
Leonardo Gallitelli e Vito Bardi, per esempio, hanno guidato migliaia di uomini, preso decisioni operative e gestito comandi di enorme responsabilità. Hanno avuto in mano le leve per denunciare, protestare o sfidare il sistema, e non l’hanno fatto, così Pappalardo e tutti gli altri che non citiamo solo per motivi di spazio.
Sono stati fermi non per mancanza di strumenti ma perché il loro ruolo e il giuramento li legano a una gerarchia e a regole interne, il loro “dovere” è la disciplina, non la ribellione pubblica.
Poi arriva la pensione.
La carriera è archiviata, il grado rimane, non ci sono più vincoli gerarchici, e all’improvviso la retorica si accende, le denunce diventano proclami, i sit-in e le manifestazioni urlano contro il sistema che per decenni hanno rispettato in silenzio.
È qui che si vede la differenza tra eroismo reale e eroismo da divano.
Perchè il popolo e loi domanda: “Potevano farlo prima, avevano strumenti, autorità e responsabilità… ma hanno aspettato di essere liberi dalla divisa, dalla gerarchia e dal giuramento. Perché?”
Pappalardo ha subito per mezzo secolo ordini dall’alto e poi, appena andato in pensione voleva arrestare il Presidente della Repubblica.
Mecojoni.
Ma, in sintesi, noi cosa vogliamo dire?
In altre parole, in quelle povere, vogliamo dire che la vera prova del coraggio non è gridare da pensionato, è rischiare davvero mentre si ha ancora potere, dovere e autorità.
Tutto il resto è teatro postumo e retorica da applausi facili.
Alla fine, tra divise, gradi e proclami da pensionato, resta una sola verità, non è la stella sul petto a fare l’uomo, ma l’uomo a fare la stella.
Se hai coraggio da divisa in vita, il mondo lo vede; se aspetti la pensione per fare il fenomeno, ti resta solo il riflesso negli specchi della memoria altrui… e qualche applauso da circo.
Ma poi, una volta in politica, quale colore vestiamo?
Tolta una divisa, in quale altra entriamo?
Strano è che l’attacco sia sempre verso la destra, Forza Italia, Fratelli d’Italia, lega e partiti autoctoni comunque legati all’area della destra, anche estrema.
Antonio Pappalardo è un politico di area populista e sovranista, noto per essere leader dei "Gilet Arancioni" e fondatore del movimento "9 dicembre Forconi", attivo in battaglie anti-sistema, anti-Euro e scettico sulle misure Covid-19, ha guidato proteste e cercato rappresentanza parlamentare, promuovendo il "potere al popolo".
Promuovendo “il” potere al popolo" o “potere al popolo”?
Tra il 1992 e il 1994 è stato deputato della XI legislatura e, per pochi giorni, sottosegretario alle Finanze nel governo Ciampi, si, un esecutivo tecnico di transizione ("governo di scopo") tra la Prima e la Seconda Repubblica, sostenuto da una larga coalizione parlamentare che includeva DC, PSI, PRI, PLI, PSDI e la partecipazione esterna del PDS. Non era quindi né dichiaratamente di destra né di sinistra, ma un governo tecnico sostenuto da partiti centristi e di sinistra, finalizzato a gestire la crisi politica e la transizione elettorale.
Insomma, la massima espressione del vero “masticazzi”, ovvero, il primo partito di centrosinistradestra dopo la balena bianca.
Gallitelli?
Storicamente accostato al centrodestra italiano, in particolare indicato da Silvio Berlusconi e poi Vito Bardi, un moderato eletto presidente della Regione Basilicata nel 2019 e riconfermato nel 2024, è sostenuto da una coalizione che include Forza Italia, Lega, Fratelli d'Italia e altre liste civiche di area.
Cazzo, tutti fascisti?
E a sinistra?
Tranquilli, ce n’è per tutti i gusti.
Nino Angioni, il grande generale di corpo d’armata, missione in Libano, poi senatore del PDS negli anni ’90, quasi un caso più unico che raro, un militare vero che fa una scelta politica netta a sinistra!
Mauro Del Vecchio?
Comandante in Kosovo e poi senatore PD (2008–2013).
Antonio Ricciardi, ex comandante provinciale a Milano, poi deputato PD.
Vincenzo Camporini, Capo di Stato Maggiore della Difesa, non eletto, ma di un netto riferimento dell’area riformista su difesa e geopolitica, think tank, dibattito pubblico.
E infine Franco Gabrielli, ex capo della Polizia di Stato e della Protezione Civile, poi sottosegretario con governi di centrosinistra, area nella quale si è apertamente schierato e collocato.
Un tecnico-politico, non un tribuno.
Nella Guardia di Finanza a sinistra il vuoto è quasi totale, tradizione di silenzio istituzionale e passaggi politici rarissimi, soprattutto a sinistra.
Non perché a sinistra manchino uomini in divisa.
Ma perché la sinistra non ha mai saputo (o voluto) trasformare l’uniforme in consenso.
La destra sì.
E lo fa da decenni.
In soldoni, alla fine della fiera della carne conta solo l’uomo, non la divisa né i gradi.
Tutto il resto è solo fumo di pennacchio…
Terenzio diceva: “Magno conatu magnas nugas”...
Addormiteve....
a cura di Fidias e Mino










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