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CSM: Ma cosa succede quando un magistrato sbaglia?

  • oposservatoriopoli
  • 7 ore fa
  • Tempo di lettura: 7 min

Sulla carta? O nella realtà?


Quando un magistrato commette un errore, decide una custodia cautelare ingiusta, o fa una scelta discutibile nel processo, il percorso è lungo e complesso.

 

Solo per l’indagato e/o imputato.

 

Parte la Segnalazione.

 

Qualcuno segnala il comportamento al CSM (può essere un cittadino, un avvocato, o un altro magistrato).

 

Poi c’è la valutazione preliminare.

 

La Procura Generale della Cassazione decide se aprire un procedimento disciplinare.

 

Poi forse c’è il procedimento.

 

Ovvero, il magistrato può essere convocato, difendersi, ed alla fine il CSM decide.

 

Infine le sanzioni effettive.

 

Nella maggior parte dei casi, il procedimento viene archiviato, o si arriva a censure o trasferimenti.

 

Negli ultimi anni, su migliaia di ingiuste detenzioni risarcite, solo pochissimi magistrati sono stati effettivamente puniti.

 

E la responsabilità civile?

 

Raramente un magistrato paga personalmente per gli errori.


Quasi sempre lo Stato risarcisce la vittima.

 

In sintesi?

 

Stocazzo.

 

Non c’è un'altra parola che possa esprimere questo concetto di massima.

 

Stocazzo again...

 

Alla fine, ecco che arriva in garanzia il caro vecchio CSM.

 

In teoria, il CSM dovrebbe garantire responsabilità, imparzialità e merito: un magistrato che sbaglia gravi decisioni dovrebbe essere punito severamente.

 

Si, dovrebbe.

 

Le vittime dovrebbero vedere giustizia e riparazione diretta.

 

Il sistema dovrebbe scoraggiare favoritismi e conflitti di corrente.

 

E invece...

 

Stocazzo.

 

Oggi non ne facciamo passare una.

 

Basta con le parole, basta con le cazzate.

 

Il popolo è stanco.

 

Sono ottant'anni che gira questa musica.

 

Ci si riempie la bocca con “Il Superiore interesse della giustizia” e poi vai a vedere che altro non è che il minore interesse di un impiegato statale che fa come cazzo gli pare, sbaglia -anche volontariamente- e poi non paga...

 

Bello no?

 

Dimostrateci il contrario.

 

No.

 

Non potete.

 

Il cortocircuito che ritorna e sfiamma la centralina del CSM.

 

Nella pratica, il CSM è composto in gran parte da magistrati che votano e si pronunciano su altri magistrati.

 

Questo porta ad una  bassa percentuale di sanzioni effettive, autoreferenzialità, e la percezione che “chi sbaglia non paga”.

 

Teoria e realtà divergono, ciò che dovrebbe succedere raramente coincide con ciò che succede realmente.

 

In sintesi, in parole povere, in soldoni, un magistrato sbaglia perché è incapace e ti rovina la vita?

 

Sti cazzi.

 

Lui non paga.

 

Ha agito sempre e comunque nel “Superiore interesse della giustizia”.

 

Un magistrato sbaglia perché gli stai sul cazzo e ti rovina la vita?

 

Sti cazzi.

 

Lui non paga.

 

Ha agito sempre e comunque nel “Superiore interesse della giustizia”.

 

Una frase magica che chiude tutto, protegge tutto, copre tutto, la usò più volte l’Avvocato Giuseppe De Gori nei processi legati a Pazienza, solo per rigirarla nei confronti di alcuni magistrati quando “toccò a loro” prendere una lavata di testa...

 

Ma quella era politica dei piani alti, non arriviamo a quei livelli, per ora.

 

O forse, vogliamo che lo crediate.

 

Quindi?

 

Ci smentite?

 

No.

 

Nella realtà è così.

 

Il CSM è pensato per garantire la qualità della magistratura ma spesso finisce per autogestirsi e proteggere i suoi membri, lasciando le vittime risarcite dallo Stato, senza punire (quasi mai) chi ha sbagliato.

 

Dimostrateci il contrario.

 

Siamo stati duri?

 

Abbiamo urtato la vostra sensibilità?

 

Mannaggia.

 

Va bene, edulcoriamo.

 

La gente è stufa.


Si è rotta i coglioni.


Stufa di sentirsi impotente di fronte a un potere che non risponde.

 

A nessuno.


Stufa di vedere vite spezzate e giustizia che diventa solo teoria.

 

Quindi?


Nella realtà è così.

 

Punto.


Se qualcuno può dimostrare il contrario, siamo pronti a cospargerci il capo di cenere.

 

Ma non a chiacchiere, con  fatti.


Oggettivi.

 

Fino ad allora, chi subisce resta solo, chi sbaglia resta protetto, e il “Superiore interesse della giustizia” resta il paravento di una magistratura sempre intoccabile.

 

Quella frase resta il pavimento liscio, pulito e solido su cui camminano coloro ai quali è concesso il lusso celeste di vivere anche al di sopra della legge.

 

In Italia, non è teoria.


Quando un magistrato sbaglia lui quasi mai paga davvero.


Lo Stato paga per lui.

 

Ma, scusate, chi cazzo è lo Stato?

 

Torniamo alla Costituzione?

 

Nella Costituzione italiana, lo Stato non è un'entità astratta, ma si identifica con la Repubblica democratica fondata sul lavoro, dove la sovranità appartiene al popolo (Art. 1).

 

È un'organizzazione politica e giuridica sovrana che garantisce i diritti inviolabili e richiede doveri inderogabili, agendo su territorio e popolazione. 

 

E non l’abbiamo scritta noi, l’hanno scritta “loro”.

 

Il Popolo sovrano.

 

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

 

Sovrano, che bella parola.

 

Nel nostro caso, siamo “Sovrani” esiliati…in casa nostra...

 

Ma è sovrano o soprano?

 

Mah… canta che te passa diceva pora nonna.

 

Oltre trentamila casi di ingiusta detenzione dal 1992 ad oggi, con una media di quasi 1.000 “morti” all’anno.

 

E allora?

 

Quanti magistrati sono stati puniti personalmente?

 

Se esaminiamo solo gli ultimi 7 anni (2018‑2024), solo 5 magistrati sono stati sanzionati disciplinarmente, cioè meno di 0,2 % dei casi di ingiusta detenzione.

 

Mecojoni.

 

Enzo Tortora, ve lo ricordate?

 

Un volto noto, un uomo di 7 mesi in carcere e anni di incubo giudiziario basato su accuse di pentiti, poi assolto per non aver commesso il fatto.

 

Tortora tornò libero dopo anni di battaglie, ma né lui né i suoi familiari ottennero indennizzi per il carcere ingiusto.

 

Fu un errore?

 

Vabbè, andiamo avanti.

 

Chi pagò?

 

E Giuseppe Gulotta?

Arrestato ingiustamente e condannato, Gulotta trascorse 22 anni in carcere prima di essere assolto definitivamente, e solo allora ottenne un risarcimento di circa 6,5 milioni di euro dallo Stato, ovvero, da noi, dal popolo.

 

Eppure, quanti magistrati sono andati davanti a un giudice e hanno pagato personalmente per aver mandato un innocente in cella?

 

Quasi nessuno.

 

E Beniamino Zuncheddu?

Accusato della strage di Sinnai del 1991, Zuncheddu è stato condannato all’ergastolo e ha trascorso 33 anni in carcere prima di essere assolto nel 2024 dopo anni di revisione processuale.

 

C’è anche il nome del super Poliziotto che “camuffò” le indagini ma è andato in pensione con tutti gli onori.

Un altra puttanata.

 

Niente, non paga nessuno, neanche i super Poliziotti.

 

E Giuseppe Giuliana?

Bracciante agricolo di Canicattì, nel 1997 fu condannato per omicidio e trascorse oltre 5 anni in carcere più altri anni di obbligo di dimora e divieto di espatrio.


Nel 2014 fu assolto per non aver commesso il fatto e lo Stato gli riconobbe indennizzo per la detenzione ingiusta.

 

Angelo Massaro?

Un altro caso documentato di errore giudiziario, condannato per omicidio, Massaro rimase in carcere 21 anni per un crimine che non aveva commesso, come riportato da cronache sugli “errori giudiziari più gravi”.

 

Ve lo ricordate un certo Stefano Binda (caso Lidia Macchi)?

In un caso molto noto di cronaca, Stefano Binda passò circa 3 anni e mezzo in carcere dopo essere stato accusato dell’omicidio della studentessa Lidia Macchi (1987). Solo più tardi fu assolto in via definitiva e gli fu riconosciuto un indennizzo di oltre 300 mila euro.

 

Lo abbiamo pagato “noi”.

 

Questi non sono numeri astratti, non sono cazzate, sono storie di gente che ha perso anni di vita, lavoro, salute, famiglia per “errori giudiziari”.

 

E la lista è infinita...


Alcuni di questi processi sono durati decenni, con condanne confermate in appello prima di essere ribaltate.


Anche quando poi arrivano le assoluzioni, il percorso di risarcimento è sempre tardivo e complesso, e quasi mai c’è responsabilità personale per chi ha sbagliato.

 

E il processo “occulto” alla banda Pazienza del 1999?

 

Il processo del secolo dissero…

 

Durato oltre 25 anni.

 

Diversi miliardi di lire spesi in indagini, consulenti, intercettazioni, decine di uffici e uomini impegnati e poi?

 

Archiviazioni, assoluzioni, prescrizioni e un paio di condannucce di rito, d’ufficio, per non rischiare l’attivazione di risarcimenti milionari!!!

 

Abbassiamo il tiro?

 

Daniele Barillà, un uomo comune ingiustamente accusato di traffico di droga solo perché guidava un’auto con targa simile a quella di un vero trafficante.


È rimasto 7 anni in carcere per un reato che non aveva commesso ed alla fine è stato assolto.

 

Ha ottenuto un risarcimento di diversi milioni di euro dallo Stato (da noi…) per l’ingiusta detenzione.

 

E Maurizio Bova?

Processo lungo e ingiustizia pesante: accusato e condannato, trascorre quasi 20 anni in prigione prima che si scopra l’errore grazie alla confessione di un collaboratore di giustizia.


Alla fine viene assolto e riconosciuto vittima di errore giudiziario.

 

Oltre a questi esempi, esistono centinaia di casi di ingiusta detenzione documentati da archivi specializzati, persone finite in carcere per casi di identità scambiata, errori nelle prove o indagini incomplete, poi liberate e risarcite dallo Stato.

 

Queste storie non sono “eccezioni”, fanno parte di centinaia di casi concreti accumulatisi negli anni.

 

E se un giorno scrivessimo il vostro nome, quello di vostra moglie, vostro figlio o vostro nipote tra queste vittime di ingiusta detenzione, tra questi innocenti che hanno perso anni di vita perché un magistrato ha sbagliato o è stato incapace…Vi roderebbe il culo oppure no?

 

No?


Allora non state bene.

 

Perché non si tratta di teoria: si tratta di vite spezzate, di anni rubati, di famiglie distrutte, di persone che hanno visto il loro mondo crollare per errori giudiziari madornali, per correnti interne, per favoritismi, per imperizia.

 

Tortora. Gulotta. Zuncheddu. Bova. Massaro. Giuliana.


Questi nomi non sono fantasie.

 

Sono vittime reali del sistema.


Ogni giorno ce ne sono altre, e la maggior parte dei magistrati che sbagliano non paga mai.

 

Lo Stato risarcisce, ma chi sbaglia resta protetto, intoccabile, avvolto nel mito del “Superiore interesse della giustizia”.

 

E allora?


Fatevi una domanda, se fosse successo a voi, se fosse successo a qualcuno che amate, vi stareste ancora a tappare il culo davanti a questo sistema?

 

Siamo volgari?

 

Allora non sapete come sono volgari in cella … e pregate di non scoprirlo mai da innocenti...

 

Perché la verità è questa, la magistratura italiana può sbagliare e distruggere vite, e quasi mai chi sbaglia paga personalmente.


E fino a quando questo resterà così, nessuno può dire di vivere in una giustizia davvero libera.

 

Scommettiamo che se il magistrato dovesse pagare per l’errore -o l’orrore- commesso, qui in Italia, in un lampo, non esisterebbero più “errori giudiziari”?

 

“Fiat iustitia, et pereat mundus.”


Si.


Si faccia giustizia, anche se il mondo dovesse perire, perché questi signori, la condanna la emettono sempre “in nome del popolo italiano”...

 

E questo proprio non lo possiamo sopportare...

 

Addormimose con Ajab...



a cura di Mino e Fidias


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