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OP Osservatorio Politico

EDITORIALE OP

  • oposservatoriopoli
  • 29 dic 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

Gigino Di Maio.

Quest'uomo è la fotografia più fedele dell'Italia di oggi.

L'Italia che non si arrende.

Che lotta e ce la fa.

Mai finita un'università (ne ha cambiate due senza successo), entrato in politica con qualche centinaia di voti, è stato vicepremier, vicepresidente della Camera e due volte ministro.

Fatto fuori dalla politica ufficiale, lui non si è arreso.

Ha continuato a non fare niente.

Avrebbe potuto studiare, formarsi, invece no.

Questa perseveranza lo ha premiato con un incarico di prestigio come rappresentante speciale dell'Unione europea per il Golfo Persico.

Altri tre anni a non fare niente e a breve sarà coordinatore speciale delle Nazioni unite per il processo di pace in Medio Oriente.

Mai una parola fuori posto.

Mai una polemica. Immobilismo puro.

Solo una volta, si lasciò andare affermando di aver abolito la povertà.

Ma anche allora fu frainteso.

Si riferiva alla sua.

 

Checco Zalone sta spopolando con il suo nuovo film con i soliti incassi record al botteghino.

E sapete perché?

Non è sicuramente per l’etichetta che qualcuno prova ad appiccicargli addosso, né  per la lettura politica che ognuno vuole dare ai suoi film.

Piace perché fa ridere.

Perché  regala spensieratezza.

Perché, per un’ora e mezza, permette di staccare.

In un panorama in cui troppi attori fingono di essere “impegnati” e usano qualsiasi pretesto politico per tornare sotto i riflettori, Zalone fa una cosa semplicissima e rarissima: fa l’attore.

Intrattiene.

Racconta. 

Provoca sorrisi, a volte risate vere.

E questa è arte.

Questa è cultura.

Non la predica, non la posa, non la superiorità morale.

Ma la capacità di trasmettere emozioni, di parlare a tutti, di farci sentire un po’ più leggeri.

Porca troia.

 

Quando si forzano i simboli, prima o poi la realtà presenta il conto.

In queste ore, mentre gli investigatori parlano di finanziamenti al terrorismo da parte di associazioni pro-Pal, arriva anche un fatto che pesa come un macigno: l’arresto di Mohammad Mahmoud Ahmad Hannoun, presidente dell’Associazione dei Palestinesi in Italia, definito dagli inquirenti “membro del comparto estero dell’organizzazione terroristica Hamas” e “vertice della cellula italiana di Hamas”.

Mannaggia alla pupazza.

E in questo contesto, c’è un silenzio che stona più di tutto: quello di Francesca Albanese.

Avevamo chiesto prudenza.

Molto prima.

Perché le città non si usano.

Si rappresentano.

Ed è qui che torna la scelta disinvolta e superficiale del Sindaco Vito Leccese, che ha consegnato ad Albanese le chiavi della città di Bari come se vivessimo in un’altra dimensione.

I simboli hanno un peso.

Far finta di non vederlo è il modo più rapido per perderne il senso.

 

L’ultima sentenza della Corte Costituzionale su vaccini e Green pass è davvero oltre.

Oltre il diritto, addirittura oltre le basi della civiltà.

Mentre nelle precedenti sentenze avevano fatto finta che non ci fossero effetti avversi letali, stavolta hanno messo nero su bianco che la morte del singolo è legittimata dall’interesse collettivo.

Un vero orrore.

Ma non è tutto.

Per loro lasciare senza denaro un lavoratore, privandolo anche del contributo alimentare, andava bene perché era una sua libera scelta, in fondo poteva soltanto cedere al ricatto e accettare il trattamento.

Quanto fecero invece era pacificamente violenza privata.

Superflua ogni ulteriore considerazione: un Giurista che afferma e sostiene simili barbarie dovrebbe cambiare mestiere.

Non importa su quale sedia segga...

 

Addormiteve...che il 31 si fa tardi...


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È una frase di C.P. Scott, direttore del Guardian per 57 anni, dal 1873 al 1930.

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