top of page
OP Osservatorio Politico

C’E’ UN ALLARME TERRORISMO: ma continuano a fare finta di niente...Svejamose!!

  • oposservatoriopoli
  • 1 giorno fa
  • Tempo di lettura: 9 min

Cosa stanno aspettando a dare l’allarme?


La gente deve sapere.

Non possiamo più fare finte di niente.

 

Le autorità italiane, il Ministero dell’Interno, con le forze dell’ordine e intelligence, tengono monitorata la situazione con controlli su obiettivi ritenuti più “sensibili” (luoghi pubblici, infrastrutture, scuole, comunità religiose ecc.), in passato ci sono stati arresti in operazioni antiterrorismo nei confronti di persone sospettate di legami con gruppi estremisti come ISIS e Al-Qaeda in territorio italiano.

 

Per eventi internazionali o crisi geopolitiche (ad esempio tensioni in Medio Oriente), l’Italia può alzare la sorveglianza ed il livello di allerta su obiettivi specifici.


E l’ha fatto.

 

Il “Livello 2“ di allerta invita a essere vigili, soprattutto in luoghi affollati, considera possibili attività terroristiche senza preavviso e raccomanda di seguire le indicazioni delle autorità locali e controllare i bollettini ufficiali per aggiornamenti.

 

Ma no, a noi questo non ci basta più.

 

Non ci basta perché ve l’avevamo detto qualche mese fa, c’è un pericoloso remake nell’aria e avevamo ragione, come sempre.

 

Qui non parliamo solo di terrorismo islamico ma anche di quello autoctono, quello tutto “nostrano”, quello dell’eversione della sinistra antagonista che non solo ha fatto capoccella,ma  è proprio entrato a gamba tesa nelle nostre piazze.

 

Inizia tutto con una serie di focolai accesi per Gaza: i focolai prendono fuoco ed iniziano le contestazioni di piazza più accese, ogni scusa è buona per “infiltrarsi” e spingere verso l’estremismo, le magliette con BarbieBrigate Rosse” e le t-shirt con la stella a cinque punte dilagano nelle manifestazioni giovanili negli atenei.


Nelle assemblee comunali di matrice comunista spuntano pugni chiusi e mani che simulano una pistola (negli anni di piombo si simulava la P38), poi parte l’assalto ad una sede di un giornale.


E ancora le proteste anti Governo Meloni, con manifesti della premier italiana  e di altri vari ministri di area centro destra bruciati in piazza, o peggio, esposti sottosopra per rievocare “Piazzale Loreto”.

 

Forse abbiamo sottovalutato questa gente.


Che crediamo essere “ragazzini” ed invece non lo sono più.

 

Forse abbiamo sottovalutato questa gente perché ci faceva comodo farlo.


Si.

 

Li abbiamo chiamati “ragazzini”, “attivisti”, “movimenti spontanei”, quando invece oggi ci troviamo davanti a un immaginario politico che non è più folklore, ma revival ideologico consapevole.

 

Non è nostalgia ingenua, è simbolismo preciso.


La stella a cinque punte non è una moda vintage.


Il pugno chiuso non è una coreografia.


I manifesti bruciati, le foto esposte a testa in giù, i richiami a Piazzale Loreto non sono provocazioni casuali, sono messaggi.

 

Negli anni di piombo si usava così.

 

Prima il linguaggio, poi la delegittimazione, poi la disumanizzazione dell’avversario politico.


Oggi la dinamica è la stessa, ma con strumenti nuovi, social network, università, piazze “tematiche”, narrazione permanente di conflitto.

 

La questione Gaza diventa il detonatore perfetto, una causa reale, drammatica, che viene però strumentalizzata per rilegittimare un’idea di lotta totale, dove chi governa non è un avversario ma un “nemico”, e dove il confine tra dissenso e odio politico viene deliberatamente cancellato.

 

Ed è qui che il problema smette di essere giovanile e diventa istituzionale.

 

Quando certe simbologie entrano negli atenei, nelle assemblee comunali, nelle manifestazioni autorizzate e davanti alle sedi dei giornali non siamo più nel campo della protesta.

 

Siamo nel terreno della eversione culturale, che prepara quella politica.

 

Svegliati Governo, non è ora di dormire.

 

Hai al tuo servizio il fior fiore degli analisti ed hai le OSINT a tua disposizione, qui c’è un doppio standard evidente, se quei simboli, quei gesti, quelle rievocazioni storiche appartenessero a un’altra area ideologica, scatterebbero immediatamente inchieste, condanne pubbliche, allarmi democratici.


Qui invece si minimizza, si giustifica, si relativizza.

 

Sveglia Governo, prima che sia troppo tardi.

 

Il punto non è difendere il Governo Meloni in quanto tale.


Perchè a noi, fondamentalmente, non ce ne frega un cazzo.


Il punto è difendere il principio democratico, la critica è legittima, l’odio politico ritualizzato no.


La protesta è sacrosanta, la rievocazione della violenza come linguaggio politico no.

 

Chi oggi gioca con quei simboli sa benissimo cosa sta evocando.


E chi continua a definirli “ragazzi” sta scegliendo di non vedere.

 

La storia italiana ci ha già insegnato dove porta questa sottovalutazione.


Ignorarla di nuovo non sarebbe ingenuità.


Sarebbe irresponsabilità.

 

Askatasuna è solo uno dei circa duecento problemi che abbiamo in Italia.

 

Sì, perché qui non parliamo più di folklore politico o di marginalità da tollerare per quieto vivere.


Parliamo di oltre 200 centri sociali “culturali” di matrice anarchica e antagonista, spesso occupati illegalmente, finanziati indirettamente da circuiti pubblici o protetti da un clima di indulgenza ideologica che dura da decenni.

 

E questo, piaccia o no, ora è un serio problema costituzionale.

 

Ed abbiamo visto tutti che oltre cinquantamila persone a Torino li hanno fiancheggiati, più o meno consapevolmente.

 

Così come accade in molte altre città.

 

Ed il poliziotto preso a martellate?

 

E quello che è successo durante la cerimonia iniziale delle Olimpiadi invernali Milano/Cortina?

 

Assurdo.

 

Guerriglia urbana.

 

E la magistratura?

 

Tace.

 

Sembra essere assente.

 

C’è, ma fa il minimo sindacale.

 

I terroristi (perché questo sono, terroristi) presi in flagranza o a seguito di indagini entrano nei palazzi di giustizia con gli “onori” dalla finestra ed escono dalla porta principale, trionfanti.

 

Ma che sta succedendo?

 

Non perché la Costituzione vieti il dissenso ma perché non tutela strutture che negano apertamente lo Stato di diritto, la legittimità delle istituzioni democratiche e, in alcuni casi, giustificano o romanticizzano la violenza politica.

 

Questo signori è terrorismo.

 

Questa è eversione.

 

Non ce credete?

 

Sono ragazzini senza un disegno?

 

Bene, ve ne mostriamo uno noi di disegno.

 

Askatasuna è noto come un centro sociale autogestito attivo da oltre venticinque anni a Torino, spesso al centro di vicende giudiziarie o amministrative.

 

Tutto qui?

 

No.

 

No-Tav, scontri all’estero e in tutte le città d’Italia.

 

Oltre cento agenti feriti.


Uno di loro aggredito e colpito brutalmente con un martello da sedicenti manifestanti.

 

È questo il bilancio del corteo svoltosi sabato a Torino, ufficialmente organizzato in “sostegno” di Askatasuna.


Un sostegno che, nei fatti, si è tradotto in violenza sistematica contro le forze dell’ordine.

 

Quella della “vicinanza e solidarietà” era la motivazione dichiarata.


La realtà è un’altra, difendere un centro sociale sgomberato da uno stabile occupato abusivamente, come avviene, ed è giusto che avvenga, in qualsiasi Stato di diritto.

 

A Torino "era guerriglia".

 

Il Gip parla nelle carte di strategia eversiva” per i violenti di Torino, eppure li mette a piede libero.

 

Strano, no?

 

Pacifisti?

 

O pacifinti?

 

"Askatasuna" è un termine della lingua basca che significa “libertà”, eppure quella parola è spesso associata alla lotta per l'indipendenza basca, come nel caso di ETA - Euskadi Ta Askatasuna, Paese Basco e Libertà.

 

L’ETA è formazione politico-militare nata nel 1959 da una scissione del Partito nazionalista basco, con l'obiettivo di conquistare la piena indipendenza delle Province Basche.

 

Diciamolo meglio.

 

L’ETA è stata una organizzazione terroristica armata di ispirazione marxista-leninista responsabile di oltre 1.200 morti ed ha operato per decenni cessando la lotta armata nel 2011 e sciogliendosi ufficialmente nel 2018. 

 

Eppure, nel 2026 …

 

Vogliamo parlare meglio del corteo “anti-Olimpiadi”?

 

Durante il corteo vicino al villaggio olimpico, un gruppo di antagonisti incappucciati lancia petardi e oggetti contro la polizia.

 

I manifestanti tentano di forzare il blocco per raggiungere il cavalcavia di Corvetto e vengono respinti con oltre venti minuti di scontri.

 

Il bilancio è di due agenti feriti e sette manifestanti identificati e denunciati.

 

Denunciati a piede libero, come un reato minore, tipo un furto con destrezza in un centro commerciale  …

 

Ricordate il gioco “unisci i puntini”?

 

I punti ci sono, è ora di tracciare un disegno.

 

Manifestazioni violente pro Hamas.

 

Manifestazioni contro il Governo Meloni e minacce pubbliche agli esponenti di partito, compreso il premier in carica.

 

Manifestazioni violente contro sedi di testate giornalistiche che non rispettano certi ‘canoni’ imposti dagli antagonisti.

 

Cortei violenti contro le forze dell’ordine.

 

Cortei contro le Istituzioni statali.

 

Lancio di petardi e fuochi d’artificio contro le forze dell’ordine da nuclei organizzati e in assetto da guerriglia urbana.

 

Antagonisti violenti dotati di caschi, scudi, spranghe, jammer e laser.

 

Si laser.

 

Ora vi diamo una notizia.

 

Questi “bravi ragazzi” a Torino disponevano di dispositivi laser in Argon 532 nanometri (a luce verde)!

 

Sono “professionisti” del settore, sanno cosa sono e a cosa servono, per notizia, possono bruciare anche la retina dell’occhio di un essere umano, oltre che indicare il bersaglio prescelto al gruppo armato.

 

E della formazione di questi “bravi ragazzi” ne vogliamo parlare?

 

Vogliamo parlare anche dei loro genitori?

 

Dopo gli scontri di Torino è stato arrestato Agnelo Simionato, un ventiduenne grossetano residente a Bologna, "Siamo brave persone. Anche nostro figlio è un bravo ragazzo" però era nel gruppo di terroristi che negli scontri per “Askatasuna” ha aggredito un poliziotto con un martello.

 

Che ci facevi li, bravo ragazzo?

 

E i genitori?

 

Entrambi sono attivisti e partecipano a manifestazioni per la pace…

 

Poi, in questo caos spunta una strana intercettazione del 2016 intercorsa tra i No Tav, dove si percepisce che c’è “Magistratura democratica dietro l'indagine contro il pm Padalino.”

 

Leggiamola tutti (da IlFoglio): "Sto cazzo di Padalino… adesso mi sa che cercano tramite Magistratura democratica di dargli una tamponata”.

 

Ma guarda che coincidenza, il Pm Padalino, che perseguiva le violenze dei manifestanti, venne poi indagato da magistrati delle correnti di sinistra e assolto dopo 4 anni.

 

Ora chiede chiarezza, e anche noi.

 

Chi, esattamente, della magistratura democratica gli diede una “tamponata” al Pm Padalino?

 

E perché?

 

Chissà se mail lo sapremo.

 

Però una cosa la sappiamo.

 

La telefonata era fra un certo Daniele Pepino (figlio dell’ex magistrato Livio, cofondatore di Magistratura democratica, storica corrente della sinistra giudiziaria, e dopo il pensionamento molto attivo sul fronte No Tav) e una certa Gabriela Avossa, militante anarchica di Torino in prima linea nelle proteste contro l’alta velocità Torino-Lione. 

 

Ma che stranezza, nevvero?

 

Daniele Pepino e Gabriela Avossa antagonisti anarchici parlano intercettati che magistratura democratica “tamponerà” il Pm Padalino titolare dell’inchiesta No-Tav che li vede oggetto di indagine nel 2016.

 

E detto fatto, il Pm Padalino è stato indagato dai suoi “colleghi” per “corruzione in atti giudiziari” poi assolto nel 2022, giusto il tempo di distorcere e chiudere le indagini sui No-Tav.

 

Ad indagare il Pm Andrea Padalino furono due Pm della procura di Torino Francesco Pelosi e Gianfranco Colace noti alla cronaca per essere vicini alla sinistra giudiziaria.

 

Ma il tutto all’epoca, fu diretto dall’allora procuratore torinese Armando Spataro, anche lui, si legge in giro, esponente di spicco dell’area di sinistra delle toghe, autore di numerosi articoli leggibili nella rivista Questione Giustizia, di Magistratura Democratica.

 

Ciò premesso,  Livio Pepino ha svolto funzioni di pubblico ministero, di giudice e di consigliere della Corte di Cassazione.


È stato presidente di Magistratura democratica e componente del Consiglio superiore della magistratura e oggi, è un fervido 'sostenitore' di Askatasuna!

 

Anzi, da ciò che si legge su IlTempo, in un articolo passato in sordina, l’ex magistrato avrebbe detto che: “Askatasuna può praticare, come tutti i centri sociali, una forma di antagonismo che si traduce in manifestazioni che possono anche avere momenti di scontri all'interno della città". 

 

Mecojoni.

 

Il più feroce collettivo di sinistra estremista italiano è quindi autorizzato a scontrarsi con le istituzioni.

 

Roba da pazzi.

 

E a dirlo non è un tossico, ubriacone malandato in una stazione di periferia ma un ex magistrato di un certo peso …

 

E il, figlio?

 

Un bravo ragazzo, tanto da spingere un esponente del PD (On. Esposito) nel dichiarare che quest’ultimo sia andato in Kurdistan nel 2012 per addestrarsi alla lotta armata con il Pkk.

 

Si avete letto bene.

 

Così rivelò un esponente del PD poi scontratosi in tribunale con il padre dell’antagonista, uscendone “male” per diffamazione.

 

Insomma, non si toccano certi argomenti.

 

Di fatto, per cerchiare l’area in cui ci stiamo muovendo in questo periodo di grande tensione, nel giorno inaugurale delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026, un presunto sabotaggio alle linee ferroviarie nei nodi di Bologna e Pesaro ha mandato in tilt la circolazione ferroviaria di mezza Italia.

 

Di fatto il sabotaggio è avvenuto a mezzo di due ordigni artigianali rudimentali i quali, di fatto, posizionati per mietere vittime, uno ha fatto cilecca ma l’altro è esploso, fortunatamente, senza sortire l’effetto desiderato da chi l’ha posizionato.

 

Ah, non lo sapevate?

 

Ve lo diciamo noi.

 

Treni bloccati, ritardi pesanti e numerose cancellazioni hanno provocato gravi disagi a migliaia di viaggiatori.

 

Secondo gli inquirenti si tratterebbe di un atto doloso, riconducibile, allo stato attuale delle indagini, a un possibile contesto anarchico.

 

L’episodio arriva in una giornata simbolicamente e logisticamente delicata per il Paese, segnando un avvio delle Olimpiadi sotto il segno della massima attenzione sul fronte della sicurezza.

 

Stanno alzando il tiro.

 

I magistrati stanno ancora valutando gli atti ma, secondo quanto si apprende, il fascicolo sarà aperto contro ignoti per le ipotesi di “associazione con finalità di terrorismo e attentato alla sicurezza dei trasporti.”

 

Viva Dio.

 

Ah, l’attentato fallito ha avuto una rivendicazione su un blog anarchico: "Fuoco alle Olimpiadi".

 

Attentato, ordigno, rivendicazione.

 

Stanno alzando il tiro, fate qualcosa prima che sia troppo tardi perché cinquant’anni fa è iniziato pressappoco così.

 

Sveglia gente, che qui c’è in ballo la nostra sicurezza e quella dei nostri figli ai quali non possiamo far vivere ciò che abbiamo vissuto noi in un’epoca dove la tensione e il piombo condizionavano le nostre vite.

 

Stiamo facendo un balzo all’indietro di circa 50 anni, questo è improponibile.

 

La pista anarchica dunque, al momento quella privilegiata dagli inquirenti, pur in assenza di rivendicazioni ufficiali e con ulteriori verifiche investigative ancora in corso.

 

Non c’è ancora un allarme terrorismo?

 

Ancora no?

 

Ne siete sicuri?

 

Noi no.


Non più.

 

Svejateve...



a cura di Mino e Fidias


 
 
 

Commenti


OP Osservatorio Politico
GNS PRESS

Iscriviti alla nostra newsletter

Data e ora
Giorno
Mese
Anno
Orario
OreMinuti
Prodotto
Donazione
10 €
20 €
30 €

Tutte le nostre aree web, sito, blog, social "OP Osservatore Politico" non rappresentano una testata giornalistica in quanto vengono aggiornati senza alcuna periodicità.

Non possono, pertanto, considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n.62 del 2001.

  • Blogger
  • Facebook
  • Instagram
  • Youtube

IL MOTTO SCELTO PER OP (Mino Pecorelli)

"Comment is free, but facts are sacred. Comment also is justly subject to a selfimposed restraint. It is well to be frank. It is even better to be fair. This is an ideal."

È una frase di C.P. Scott, direttore del Guardian per 57 anni, dal 1873 al 1930.

Copyright

© 2035 by ifyou&communicationbrother's

Powered and secured by Old&Fast Accurate Affair Group

GDPR Privacy
GNS PRESS
bottom of page