SPARATE A GIORGIA: QUI BRIGATE …ROTTE!
- oposservatoriopoli
- 9 dic 2025
- Tempo di lettura: 8 min
Un remake che non ci piace...
Lo abbiamo scritto più volte: stiamo vivendo un incubo stupido, rumoroso, pieno di slogan riciclati e di pose da rivoluzionari in saldo.
Un brutto reboot degli anni di piombo ma senza il dramma vero, senza la profondità ideologica, senza neanche il coraggio tragico di chi - nel bene o nel male - pensava di cambiare il mondo davvero.
Che poi, cambiarlo verso quale direzione?
Le Brigate Rosse volevano fare la rivoluzione comunista in Italia con le armi, saltando la politica, i sindacati, le elezioni e perfino il Partito Comunista. Punto.
Questa, oggi, sarebbe la loro meta?
Mah...
Comunque, ora che è tutto più misero di allora, rabbia da tastiera, minacce da volantini, “comunicati” scritti come temi di terza media e l’illusione patetica di tornare grandi rifacendo i piccoli.
Le Brigate Rotte non combattono un sistema.
Lo imitano.
Non lo sfidano, lo scimmiottano.
Scimmiottano sé stesse.
Non odiano il potere.
Odiano di non averne.
E così eccolo qua, il teatrino rosso, il nemico numero uno a giorni alterni, la premier di turno come bersaglio simbolico, le parole “lotta”, “resistenza”, “regime” sbattute in faccia al presente come se bastassero a renderlo epico.
Non è lotta. È cosplay ideologico.
È nostalgia travestita da rivoluzione.
La verità è più scomoda: “Signori, non siamo più negli anni ’70”.
Svegliatevi... imbecilli.
Non c’è una guerra.
Non c’è una rivoluzione.
C’è una crisi enorme e ancora troppa gente che non la capisce.
E quando non si capisce, si urla.
Quando non si sa cosa fare, si minaccia.
Quando non si ha un progetto, si costruisce un nemico.
Questa roba non è pericolosa perché “eversiva”.
È pericolosa perché è stupida.
Perché la stupidità, quando si organizza, diventa violenza.
E la violenza senza idee diventa solo vandalismo politico.
Fidatevi della parola di chi gli anni di piombo li ha vissuti sul serio, ed ancora oggi non li ha dimenticati...
Nel frattempo, il Paese resta lì, inermi salari, ospedali stanchi, scuole vecchie, giovani in fuga, giornali che annacquano tutto, politici che galleggiano, cittadini che si spezzano.
E più di qualcuno si è pure rotto il cazzo!
Ma loro no, i rivoluzionari vintage non mollano, mettono su un paio di Jeckerson, una Gucci e un paio di Tod’s che incarnano valori di praticità, resistenza e di un'estetica non ostentata, lontana dal consumismo borghese, riflettendo ideali di uguaglianza e popolarità tipici del movimento operaio e via in piazza!
Loro giocano alla guerra, mentre il presente brucia.
Il mondo al contrario.
E fanno un favore solo a chi dicono di odiare perché ogni minaccia rafforza il potere che vorrebbero abbattere.
E non lo riescono a capire.
Ogni slogan idiota regala consenso a chi governa.
Ogni gesto teatrale diventa carburante per il controllo.
Ed è cosi che non saremo mai liberi...
Il paradosso è veramente crudele, i sedicenti “ribelli” sono la migliore pubblicità per lo Stato duro.
La miglior scusa per nuove strette.
Il miglior alibi per non cambiare nulla.
Questo non è terrorismo.
È propaganda alla rovescia.
Un remake venuto male, senza budget e senza idee, con attori scadenti che recitano un copione scritto cinquant’anni fa credendo ancora che il mondo sia in bianco e nero.
Ma il mondo non è più così.
È grigio, sporco, complesso.
E chi semplifica mente.
O non capisce.
E allora sì, questo è un incubo.
Ma non per quello che fanno.
Per quello che non capiscono.
Sembrano confusi.
Sembrano stupidi.
Talmente confusi che Elly, la “capitana” del Pd, annuncia trionfante che se fosse stata lei al governo avrebbe messo cinque miliardi sulla sanità.
Peccato che la Meloni ne abbia già messi sette.
Sette. Non cinque.
Sette.
Ora, delle due l’una, o nel Pd non sanno leggere le tabelle di bilancio, oppure sperano che nessuno le legga.
Forse la seconda…
Ed è qui che si capisce tutto, non è incompetenza è solo paraculaggine.
Perché quando vendi come rivoluzione qualcosa che è già stato fatto (e pure di più), non sei all’opposizione, sei fuori realtà.
Poi però sono “fenomeni” nei conti, ma solo quando si parla di soldi che girano male.
Strano, no?
Perché mentre a parole promettevano miliardi, nella cronaca compaiono cifre molto più piccole ma molto più imbarazzanti: trecentomila euro...
Non per gli ospedali.
Non per i reparti.
Non per le liste d’attesa.
Per l’asfalto...
E "puttana la maestra"...direbbe Chicco...
E intanto la Procura di Roma accende i riflettori sui finanziamenti al Pd del Lazio, un partito che per quasi vent’anni ha amministrato Roma e la Regione come se fossero cortili privati.
Vent’anni di potere ininterrotto.
Vent’anni di gestione.
Vent’anni di mondo chiuso su sé stesso.
E parliamo dello stesso partito di Zingaretti.
Dello stesso sistema.
Della stessa filiera.
Dello stesso sottobosco politico.
In mezzo, una morte che grida più di mille comizi, Bruno Astorre, senatore, volto del partito, infatti, fu trovato morto nel marzo 2023, un mese dopo la batosta elettorale.
Una vicenda tragica, personale, umana.
Ma che pesa come un macigno su una macchina politica che divora anche i suoi uomini.
E così ci ritroviamo con questo “nuovo ventennio” che sa di vecchio peggio del vecchio.
Peggio del primo.
Più ipocrita.
Più opaco.
Più mediocre.
Non c’è più nemmeno la forza oscura del potere.
C’è solo la stanchezza del potere.
Un partito dimezzato che amministra male quando comanda e imbrogli quando sbraita dall’opposizione, rispolverando nostalgie armate che farebbero meglio a restare arrugginite, dimenticate e senza munizioni.
Invece no, anzi, se ne fregano sicuri della “protezione giudiziaria” però non hanno capito che l’aria sta cambiando, che non siamo in Francia e che Matterella non è proprio François Mitterrand.
Nonostante in certi ambienti della sinistra si continui a strizzare l’occhio al passato brigatista - con ammiccamenti ambigui, presenze “imbarazzate” ma puntuali e parole che sanno più di indulgenza che di condanna - nessuno ha mai avuto il coraggio di dire una cosa semplice e definitiva, che le Brigate Rosse non sono state una parentesi romantica ma una tragedia vile e criminale.
Cosi come i Nar e tutto ciò che è stato il terrorismo.
Ma a quanto pare, averlo combattuto e sconfitto durante gli anni di piombo non è bastato.
Perché abbiamo viste tornare le BR alla ribalta nel 2000, grazie all’apertura politica di una falsa “resistenza” che tendeva più all’intimidazione che alla rivoluzione.
Ma si, quella brutta imitazione delle Brigate Rosse, quelle della Lioce, quelle che non erano rivoluzione ma solo la caricatura armata di un’ideologia fallita. Non avanguardia politica, ma retroguardia mentale.
Non lotta, ma deriva.
Non storia, solo cronaca nera con pretese ideologiche.
Diciamolo chiaramente, dalle Brigate Rosse “storiche” del periodo “Moro” alle caricature armate della Lioce, fino alle nuove rabbie da piazza il filo rosso, quello vero, non è la rivoluzione, è l’incapacità cronica della sinistra radicale di fare i conti con la realtà.
Una realtà pericolosa, le prime BR nascevano in un’Italia che viveva conflitti sociali veri, durissimi, strutturali.
Si sbagliavano, e tragicamente, ma si muovevano dentro una società che esplodeva davvero.
Fabbriche, piazze, scontri politici veri, ideologie che dividevano il mondo in blocchi e il tempo in epoche.
Erano sbagliate, ma non erano vuote.
Poi arrivò la fase “farlocca”, quelle di luce riflessa.
Non c’era più il popolo da liberare, c’era solo un’ossessione da portare avanti: l’antifascismo.
Qualcosa morto più di ottanta anni fa...
La lotta armata ridotta ad un ridicolo quanto paradossale rituale, quello di uccidere per esistere, colpire per sentirsi ancora qualcuno.
Ed oggi?
Oggi c’è chi si indigna per un libro, per un braccio alzato, per una testa rasata, per un “presente” celebrativo, però se ci sono le “Brigate Rosse” no, non c’è da allarmarsi, è solo la scia naturale della liberazione.
E c’è una cosa che va detta senza giri di parole: mostrare simboli delle Brigate Rosse non è folklore politico.
È materia penale.
E chi non denuncia è complice.
Chi non indaga è complice.
Chi non li ferma è complice.
Chi li giustifica, li minimizza o li copre con il silenzio, non è più spettatore: è mandante.
In Italia l’apologia -e la propaganda- di organizzazioni terroristiche sono reati gravi, eppure c’è un Italia sorda e disattenta, omissiva, come mai?
Forse perché è complice?
Facciamo due conti con le nuove Brigate …
Correva il mese di giugno 2025, ricordate Agnese Tumicelli, come no?
Ma si, la studentessa dell'università di Trento che ha pubblicato le foto su Instragram con indosso una maglietta con la scritta Brigate Rosse, pistole e la foto di un corpo rannicchiato in una Renault 4 a rappresentare la scena del ritrovamento di Moro, quella che poi si è dimessa da presidente del Consiglio studentesco e da componente del consiglio di amministrazione dell'ateneo.
E il congresso provinciale dei Giovani Democratici tenutosi a Vasto martedì 23 settembre 2025 ve lo ricordate?
Ma sì, quella “splendida” serata tra compagni, con l’atmosfera da rimpatriata ideologica e, a un certo punto, l’apparizione delle magliette con il simbolo delle Brigate Rosse.
Come se fosse un logo qualunque.
Come se fosse una band rock.
Come se non rappresentasse anni di sangue, morti, sequestri e devastazione.
Vorremmo vedere questi fenomeni davanti ai genitori, alle mogli, ai figli di coloro che per mano del terrorismo sono morti.
E da lì, l’effetto gregge, l’onda emotiva fa il suo lavoro, i social fanno il resto e per mesi quella porcheria diventa una “moda”.
Giovani che indossano simboli di un’organizzazione terroristica senza sapere, o peggio fregandosene, cosa ci sia dietro.
Non memoria storica, ma feticismo politico.
E lassù, in alto, nella politica che si dice “responsabile”, qualcuno ha preso la parola?
Qualcuno ha detto per caso “Fermatevi. È sbagliato. È indegno. È illegale”?
Qualcuno ha avuto il coraggio di chiamare le cose col loro nome?
No.
Silenzio.
E diciamo pure basta con le giustificazioni dall’alto... cazzo!
Non è l’incapacità di leggere quella che è un’opera di finzione, perché la “finzione” è arrivata in piazza e quando per la decima volta parte la minaccia diretta al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni perché vige il principio sommesso che “ammazzare un fascista non è reato” allora le cose non vanno proprio per il verso giusto.
Miriadi di cartelli con sopra Giorgia Meloni offesa in ogni modo possibile, in altri ritratta a testa in giù, fantocci che la ritraggono impiccata e non in ultimo, “bruciata” in piazza in occasione del trascorso carnevale celebrato a Poggio Mirteto (Rieti), senza che nessuno abbia condannato -o solo accennato- la minima insofferenza.
Macchè.
Tutto lecito.
Eppure è il Presidente del Consiglio.
Che ci piaccia o no.
L’ultima follia?
Ieri l'altro, a Pietrasanta, nel Lucchese, sopra un muro compare la scritta “Spara a Giorgia”, siglata da una stella a cinque punte, e la sigla delle Brigate Rosse.
Ora siate “normali” per un istante e immaginate se tutto quello che è stato scritto finora fosse siglato invece con una celtica, una fiamma tricolore o una svastica.
Ecco, avete immaginato bene …
Ecco perchè l’Italia non funziona.
Perché la maglietta delle Brigate Rosse si vende a 25 euro al pezzo e chi le vende ha anche il coraggio di scrivere: “E' meglio non chiedere a Barbie cosa stesse facendo il 16 marzo del 1978. Ebbene sì, la sua militanza nelle BR è un fatto di cui si parla molto poco per ovvii motivi. Fino ad oggi, quando viene riportato alla luce da una pagina pubblicata da "I Diari Dei Bambini" che ha ispirato questa grafica. La maglietta ha il solo scopo di diffondere la verità su una donna forte e combattente, erroneamente accostata soltanto al mondo della moda e del lusso. Non è che inneggiamo al ritorno delle BR... eh...
Cioè, nel senso, è un momento storico che.. insomma.. se ci fossero..
Ok ok, hanno provocato parecchi morti (comunque meno della democrazia cristiana), però anche i fasci ne hanno provocati e ce li abbiamo al governo.
Eh?”
Già.
Succede ancora questo nonostante tutto quello che è stato.
Perchè il vero problema è che, noi italiani, dalle esperienze negative non abbiamo imparato un cazzo...
Come dice Pepito...Addormimose.
a cura di Mino e Fidi@s










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