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MIRELLA GREGORI (Parte 1): una scomparsa con tante ombre...

  • oposservatoriopoli
  • 10 dic 2025
  • Tempo di lettura: 12 min

Aggiornamento: 11 dic 2025

Mirella Gregori è il nome di un altro "cold case" all’italiana, fatto di un’inchiesta giudiziaria vecchia di 42 anni, di silenzi ingiustificabili, di piste oscure e di domande ancora senza risposta.

 

E di molte altre  domande, ancora  mai fatte...

 

Torniamo al 1983.

 

Il 7 maggio di quell'anno, una sedicenne romana, Mirella Gregori, esce di casa dopo aver risposto al citofono.

 

Dice ai genitori: “Scendo un attimo, torno subito”.


Ma non tornerà mai più.

 

Da allora, la sua scomparsa è rimasta avvolta in una nebbia fitta di omissioni, coincidenze inquietanti, testimonianze incomplete e piste internazionali.

 

Nonostante decenni di indagini, interrogatori, riaperture del caso e migliaia di pagine di atti giudiziari, nessuno ha mai chiarito cosa sia accaduto a quella ragazza di via Nomentana.

 

Questa nostra inchiesta ricostruisce in modo rigoroso ciò che è certo, ciò che è probabile e ciò che ancora non torna.

 

Gli ultimi minuti …

 

Il citofono.

 

Alle 15:20 circa, qualcuno citofona ai Gregori.

 

Risponde Mirella.


Dice alla madre che ad attenderla sotto c’è un vecchio compagno delle scuole medie, identificato come un ragazzo che lei aveva frequentato anni prima.

 

Gli atti non hanno mai chiarito con certezza assoluta chi fosse realmente al citofono.

 

È possibile che chi chiamò si sia spacciato per l’ex compagno?

 

Oppure era davvero lui?

 

E perché Mirella ci avrebbe creduto senza esitazioni?

 

L’uscita fulminea.

 

Mirella esce portando con sé solo ciò che aveva addosso.

 

Né soldi, né borsa, né documenti.

 

Agli amici aveva detto che di pomeriggio doveva studiare.


Non aveva appuntamenti.

 

Mirella esce davvero per “tornare subito”? Oppure sapeva più di quanto abbia detto?

 

Andiamo nel bar Aurora.

 

Il presunto ex compagno afferma di aver incontrato Mirella sotto casa, di aver parlato pochi minuti e di essersene andato via da solo.


Una versione mai definitivamente smentita, né confermata.

 

Un altro testimone indica un possibile avvistamento di Mirella al bar Aurora, poco distante.

 

Perché la ragazza avrebbe detto ai genitori che tornava subito e poi sarebbe andata al bar?


E soprattutto, se davvero ci andò, con chi ci andò?

 

Ed ecco le “somiglianze” con il più noto caso di Emanuela Orlandi.

 

Già. Esattamente ventidue giorni dopo sparisce anche  Emanuela Orlandi.

 

Anche lei sedicenne.

 

Anche lei romana.

 

Anche lei svanita nel nulla.

 

Anche, anche, anche, anche...

 

I due casi vengono spesso accostati, ma senza certezze investigative solide che li colleghino direttamente.

 

Tuttavia, alcune coincidenze sono troppo pesanti per essere ignorate, età identica, quartieri non distanti, dinamiche simili (uscita improvvisa, nessun segnale di fuga volontaria), coinvolgimento successivo di piste internazionali, telefonate anonime, rivendicazioni confuse.

 

È plausibile che due ragazze di sedici anni spariscano a Roma a tre settimane di distanza senza alcun collegamento?


Se i casi non sono collegati, perché nessuna delle due vicende trova una soluzione autonoma?

 

Le anomalie delle indagini …se poi ci sono state veramente... le indagini.

 

Notifica tardiva.

 

La denuncia viene presa con poca sollecitudine.

 

Le prime ore, quelle decisive, scorrono senza ricerche capillari.

 

Testimonianze non approfondite.

 

Alcuni amici e conoscenti non vengono ascoltati con la necessaria tempestività.


Un ritardo che, negli anni, ha alimentato dubbi, quante informazioni sono andate perse nelle prime 24/48 ore?

 

Documenti mancanti o contraddittori.

 

In alcune fasi, emergono discrepanze tra verbali, ricordi e dichiarazioni successive.

 

Nulla di provato, ma troppe ombre.

 

Le piste?

 

Tante, ma tutte incompiute.

 

La pista personale …

 

Litigi? Fidanzati? Amicizie complicate?


No.

 

Niente.

 

Nulla che sembrasse portare a un rischio concreto.

 

Esiste una parte di vita di Mirella mai emersa perché troppo normale per attirare attenzione, o perché qualcuno ha preferito tenerla nascosta?

 

La pista del “rapitore sconosciuto”.

 

Una dinamica fulminea, in pieno giorno, davanti a palazzi pieni di finestre. Nessun urlo, nessuna aggressione visibile.

 

Effettivamente fa acqua.

 

È plausibile un rapimento classico, oppure l’autore era qualcuno noto alla ragazza?

 

Sbuca la pista internazionale…

 

Negli anni, alcune ricostruzioni mediatiche hanno ipotizzato un collegamento indiretto a interessi stranieri, come accaduto per la Orlandi.


Ma non esistono prove solide e confermate.

 

Quando mai…

 

Perché alcune piste vengono sfiorate e poi abbandonate senza spiegazioni pubbliche?

 

Ah già, ci sono le indagini in corso …

 

Decenni di silenzi.

 

Nessun riflettore.

 

Niente.

 

Il sequestro, oppure la sparizione del niente: Mirella è la signorina nessuno.

 

Il caso di Mirella Gregori è uno specchio doloroso di ciò che non dovrebbe accadere in un’indagine.


C’è la mancanza di una narrativa unitaria, troppe piste aperte, nessuna approfondita fino in fondo, testimoni chiave che con gli anni parlano meno, ricordano meno, o cambiano versione e poi documenti che emergono tardi e collegamenti ipotizzati senza conferme e, soprattutto, nessuna verità per la famiglia!

 

È un silenzio che pesa come piombo.

 

Dopo 42 anni, ci chiediamo e vi chiediamo: “Chi ha citofonato a Mirella? È stato davvero l'ex compagno?”

 

Perché la ragazza sarebbe dovuta scendere improvvisamente senza avvisare nessuno?

 

È stata realmente vista al Bar Aurora?

 

Da chi?

 

Con chi?

 

Perchè?

 

Perché le prime ore di indagini furono così lente?

 

Perché non si è mai riusciti a ricostruire con precisione gli spostamenti del presunto compagno quel pomeriggio?

 

Perché nessuna delle piste è stata sviluppata fino alle estreme conseguenze?

 

È davvero solo una coincidenza la vicinanza temporale e geografica con la scomparsa di Emanuela Orlandi?

 

Esistono testimonianze mai acquisite o mai rese pubbliche?

 

Forse quella di Mirella è una di quelle verità “non ancora possibili”.

 

Eppure il caso di Mirella Gregori non è un mistero irrisolvibile.


È un caso non risolto.

Che è diverso.

 

Le informazioni esistono.

 

Gli atti esistono.

 

Le persone che hanno visto, saputo, sentito qualcosa, esistono ancora o almeno in parte.

 

Ciò che manca è una ricostruzione completa, coerente, processata con la freddezza di oggi e non della Roma degli anni ’80, fatta di omertà, paura, superficialità e caos.

 

Mirella meritava molto più di quanto ha avuto.


E la sua famiglia merita, ancora oggi, l’unica cosa che non ha mai ricevuto: la verità!

 

Ed a proposito della sua famiglia.

 

Ma la famiglia?

 

La mamma di Mirella, Maria Antonietta, denuncia la scomparsa della figlia presso il Commissariato Porta Pia il 7 maggio 1983, atto dal quale nasce il fascicolo d’inchiesta nr. 8463/83.

 

In quel fascicolo ci sono le dichiarazioni, tante dichiarazioni, dell’ex fidanzato di Mirella.

 

Interrogato più volte tra il 1983 e il 1984, quest’ultimo dichiara di essersi presentato davvero sotto casa dell’ex fidanzata tra le 15:20 e le 15:30 del 7 maggio 1983 e di aver parlato “circa 5 minuti” con Mirella ma non ci sono conferme se non le sue, nei verbali, infatti, non vi sono riscontri oggettivi tipo i filmati delle telecamere, altri testimoni oppure orari certi.

 

In quel fascicolo, c’è anche una nota dei primi giorni successivi alla scomparsa, agli atti della Polizia, infatti, appare una testimonianza secondo cui Mirella sarebbe stata vista al bar Aurora, luogo che frequentava saltuariamente.

 

Ebbene il nome della testimone è presente negli atti, ma la sua versione viene definita “non riscontrata” e questo ce lo dice il contenuto di una Relazione redatta da personale della Criminalpol, ufficio di P.G. che nel 1983 redige l’atto poi allegato al fascicolo Gregori.

 

Caspita, interviene addirittura la Direzione centrale della polizia criminale (abbreviato Criminalpol)?

 

Questo ufficio particolare nacque negli anni sessanta ad opera del Capo della Polizia Angelo Vicari, come divisione per il coordinamento (concetto mutuato da altri corpi stranieri) in Italia dell'Interpol con alcuni servizi investigativi interni.

 

Fu poi istituita nel 1984, come Direzione Centrale, e divenne uno dei cardini dell'attività di Polizia italiana.

 

Interessante.

 

Comunque sia, dal 1984 si salta direttamente al 2023-2024, anno di riferimento della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sui casi Orlandi e Gregori.

 

Una Commissione Parlamentare d’Inchiesta che parte “solo” 40 anni dopo...

 

E non parliamo di uno sfizio in odore di verità quanto invece in ombra alla LEGGE 4 dicembre 2023, n. 202 - Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori (23G00211 - GU Serie Generale n.298 del 22-12-2023).

 

Ma, allora, cos’è successo?

 

È successo che ai sensi dell'articolo 82 della Costituzione,  per la durata della XIX  legislatura,  è stata istituita una  Commissione  Parlamentare  di Inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e di  Mirella  Gregori, denominata poi “Commissione” finalizzata a...?

 

A verificare ed  esaminare  il  materiale  e  i  dati  acquisiti attraverso le inchieste giudiziarie  e  le  inchieste  giornalistiche riguardanti la scomparsa di Emanuela Orlandi  e  quella  di  Mirella Gregori e ad esaminare e  verificare  fatti,  atti  e  condotte  commissive oppure omissive che possano avere costituito  ostacolo  o  ritardo  o avere portato ad allontanarsi dalla ricostruzione veritiera dei fatti necessaria  all'accertamento  giurisdizionale  delle  responsabilità connesse agli eventi, anche promuovendo azioni presso  Stati  esteri, finalizzate ad ottenere documenti o altri elementi di prova  in  loro possesso che siano utili alla ricostruzione della vicenda.

 

Non in ultimo, per verificare, mediante l'analisi degli atti  processuali  e  del materiale investigativo  raccolto  negli  anni,  quali  criticità  e circostanze  possano  avere   ostacolato   il   sistema   giudiziario nell'accertamento dei fatti e delle responsabilità.

 

Ostacoli.

 

Condotte omissive.

 

Ritardi.

 

Presso Stati esteri.

 

Ostacolato   il   sistema   giudiziario.

 

Pofferbacco …

 

Ci sono parole che restano sospese per quarant’anni, come un interruttore rimasto spento.

Poi, all’improvviso, qualcuno riaccende la luce. E tutto ciò che era stato nascosto torna a mostrarsi.

 

Ma cosa?

 

Non sappiamo cosa, ma c’è qualcosa…

 

Se dopo quarant’anni di silenzio un caso ignorato da tutti esplode come il vulcano indonesiano Krakatoa, c’è per forza qualcosa che spinge, dal basso...

 

Perchè se alle parole: ostacoli, condotte omissive, ritardi, presso stati esteri e ostacolato   il   sistema   giudiziario sommiamo le parole “gli atti della Procura di Roma su Mirella”, “documenti dei servizi segreti (AISI, AISE, DIS)”, “relazioni del SISDE e SISMI degli anni ’80” e i “verbali originariamente secretati” accade il disastro a colori, e questo disastro accade in una inchiesta tenuta, finora, in bianco e nero.

 

Chi, oggi, vuole colorare cosa e perché?

 

Quando Noè costruì l’Arca?

 

Prima del diluvio, prima del diluvio …

 

E il diluvio, da che mondo e mondo, è legato alle Sacre Scritture e le Sacre Scritture sono legate al Vaticano.

 

E già.

 

Proprio così.

 

E non parliamo del libricino del Mese Mariano quanto invece di veri e propri “tomi” che ingombrano certi scaffali, quelli del Vaticano ad esempio, Stato questo che, tramite segnalazioni interne riportate nelle informative dei servizi nostrani, era già a conoscenza della scomparsa di Gregori “prima ancora che quella di Orlandi diventasse un caso internazionale”.

 

O cazzo!

 

Appunto. Cazzo!!


Il nome “Gregori” compare in appunti interni del SISDE tra il 1983 e il 1985, collegato a “pressioni internazionali” e la fonte è la “Relazione SISDE 1983/85” desecretata nel 2024.

 

La Commissione Parlamentare d’Inchiesta conferma infatti che, alcune informative dei servizi non furono mai trasmesse alla magistratura negli anni ’80.

 

Mai trasmesse?

 

Perché?

 

Chi diede l’ordine?

 

Ma, soprattutto, cosa c’è scritto in quelle informative?

 

Informative a firma di chi?

 

Chi ne era a conoscenza, oltre i servizi nostrani e il Vaticano?

 

Il Governo?

 

Si, ma quale?

 

Il nostro?

 

Forse sì, perché negli anni '80 e '90, l'intelligence italiana era strutturata principalmente attorno al SISMI (Servizio per le Informazioni e la Sicurezza Militare, per l'estero e il militare) e al SISDE (Servizio per le Informazioni e la Sicurezza Democratica, per l'interno), con una gerarchia che prevedeva un Direttore Generale (spesso un ammiraglio o generale) a capo di ciascun servizio, supportato da direttori di divisione e vari livelli di funzionari, con il coordinamento generale affidato al CESIS (Comitato Esperti per la Sicurezza Interna ed Esterna).

 

Chi era al vertice dei servizi militari nel 1983?

 

Dal 1981 al 1984 il direttore del SISMI era il generale Nino Lugaresi.

 

Quindi, nel maggio 1983, quando sparì Mirella Gregori, il SISMI era guidato da Lugaresi.

 

Chi era al vertice dei servizi civili nel 1983?

 

Il direttore del SISDE tra il 1981 e il 1984 era il Prefetto Emanuele De Francesco.

 

 Dunque al momento della scomparsa di Mirella Gregori, il vertice dei servizi interni (SISDE) era nelle mani di De Francesco.

 

Chi guidava la Polizia nel 1983?

 

Dal 19 gennaio 1979 al 27 aprile 1984 il Capo della Polizia, ovvero il “Direttore generale della Pubblica Sicurezza”, è stato Giovanni Rinaldo Coronas.

 

Per corredo d’inchiesta, nel maggio 1983, quando Mirella Gregori scomparve, il Ministro dell’Interno era Virginio Rognoni.

 

Rognoni è stato una figura centrale nei “anni di piombo”, gestendo la fase post-Moro, il terrorismo interno, i rapporti tra Viminale, questure e servizi e le riforme sulla sicurezza.

 

Questo lo rende un nome rilevante quando si analizzano eventuali omissioni istituzionali o problemi nelle prime ore delle indagini relative alla scomparsa di Mirella.

 

Di certo, su certi atti, non poteva non sapere.

Non poteva non sapere.

 

Così come Domenico Sica fu Questore di Roma fino a inizio 1984; in seguito divenne Procuratore nazionale antimafia.

 

E sempre nel 1983, la Criminalpol era diretta dal Prefetto Vincenzo Parisi che diventerà Capo della Polizia nel 1987.

 

Nomi noti.

 

Nomi pesanti.

 

Nomi complicati.

 

Ma i nomi finora fatti, non sono ancora tutti.

 

E mancano gli uffici …

 

E si, manca la Digos ad esempio.

 

Nel 1983 la Digos di Roma era diretta da funzionari che rispondevano alla Questura e al Viminale.

 

Non sempre i nomi sono pubblici, ma la Digos, questo si sa, monitorava attività eversive, gestiva i contatti con SISDE/SISMI e veniva coinvolta in casi “sensibili” anche se non immediatamente riconducibili al terrorismo.

 

Tutto questo potrebbe essere scritto nelle carte desecretate laddove si nota che uffici come la Digos ricevettero elementi su Mirella Gregori …senza che tutto arrivasse alla magistratura.

 

Manca ancora un ufficio.

 

Ma questo dettaglio, lo affronteremo dopo.

 

Torniamo alla Criminalpol, alla Direzione Centrale Anticrimine.

 

Criminalpol era responsabile dell’analisi criminale nazionale, supporto investigativo alle Questure, incroci di dati, dossier su persone scomparse e collegamenti con altre procure ed è proprio la Criminalpol che nel 1982 riceve le prime informazioni sulle scomparse sospette di minori, tra cui quella di Mirella Gregori.

 

E se c’è Criminalpol, allora c’è odore di estero …

 

E in Italia, a quel tempo, l'odore di estero era molto vicino: lo Stato Vaticano.

 

Tutto inizia a prendere forma.

 

Dicevamo del Governo in carica?

 

La scomparsa di Mirella avviene durante il Governo Fanfani, Presidente del Consiglio in carica dal 1° dicembre 1982 al 4 agosto 1983.

 

Sotto questo governo operavano Rognoni (Interno), Spadolini (Difesa), Andreotti (Affari Esteri), Pandolfi (Bilancio) e Darida (Giustizia).

 

Perché questo ‘organigramma’ è importante per il caso Gregori?

 

Perché consente di capire chi aveva accesso ai dossier, ovvero SISDE e SISMI, come indicato negli atti desecretati nel 2023/24.

 

Chi avrebbe dovuto coordinare le ricerche iniziali ovvero la Polizia con gli uffici della Questura e della Criminalpol.

 

E ancora chi avrebbe potuto ricevere segnalazioni prima ancora della Procura (SISDE) e infine chi poteva avere interessi a non divulgare informazioni o ritardare comunicazioni.

 

In quegli anni i servizi erano ancora condizionati dai residui della P2, da lotte interne, da influenze politiche e dai rapporti opachi con Vaticano e poteri esteri (in particolar modo con la CIA).

 

Quindi, chi era politicamente responsabile di eventuali omissioni istituzionali?

 

Chi non poteva non sapere?

 

Il Viminale di Rognoni.

 

Certo, Virginio Rognoni non aveva competenze investigative dirette ma era l’apice della catena istituzionale del Viminale in un periodo particolare come scritto negli atti desecretati dal Parlamento nei quali risulta che proprio il SISDE raccolse e scambiò immediatamente informazioni sui casi Orlandi e Gregori, anche se non tutte le note furono trasmesse immediatamente alla magistratura.

 

Ma neanche in seguito…

 

Il SISMI, invece, era in finestra, informato ancor prima del SISDE degli accadimenti, all’epoca aveva rapporti informali ma molto consolidati con “organismi” della Santa Sede per “questioni di sicurezza internazionale” e dopo il rapimento Orlandi, il Vaticano fu trattato come “attore politico” e diplomatico e non come semplice “famiglia preoccupata” di una cittadina italiana sì, ma con interessi sparsi in Santa Sede.

 

Ma che c’entra il Vaticano con la Orlandi?

 

Beh, suo padre, Ercole Orlandi, lavorava come impiegato della Prefettura della Casa Pontificia e tutta la famiglia risiedeva in territorio Vaticano.

 

Questo rese immediatamente il Vaticano parte coinvolta nella scomparsa.

 

Invece nel caso Gregori, il Vaticano era estraneo.

 

Mirella era una ragazza romana qualsiasi, nessun legame con la Santa Sede.

O almeno cosi pare...

 

All’inizio non c’entrava ma poi, quando scomparve anche la giovane Emanuela arrivarono le rivendicazioni internazionali: alcuni “gruppi”, infatti, telefonarono in Vaticano dichiarando: “Abbiamo anche Mirella Gregori.”

 

Da quel momento in poi, il delirio investigativo.

 

Ed ecco che il SISDE e il SISMI presero in considerazione l’ipotesi di un legame tra le due scomparse.

 

In alcune informative, infatti, venivano menzionati insieme i nomi Gregori e Orlandi e la Santa Sede chiedeva aggiornamenti sul caso Orlandi dove occasionalmente, appariva nei rapporti anche la seconda ragazza.

 

Dal delirio al disastro.

 

Anche perchè quando “arrivarono le rivendicazioni internazionali da parte di alcuni gruppi” va detto che ci si riferisce al movimento estremista nazionalista turco “Bozkurtlar”, ovvero, i “Lupi Grigi”.

 

E sì, perché quando lo sconosciuto straniero contattò il Vaticano parlando di uno “scambio” tra Emanuela Orlandi e Ali Agca, l'attentatore del Papa, le cose precipitarono.

 

Lo “straniero sconosciuto”, un uomo che parlava in inglese, con forte accento statunitense contattò Radio vaticana, la Sala Stampa vaticana, la famiglia Orlandi e i suoi Avvocati nonché, una sfilza infinita di giornalisti, non solo non fu mai identificato ma “chi di dovere” azzardò l’ipotesi che quella fosse solo una pista costruita, forse per depistare.

 

La Polizia e il SISDE lo considerarono una “interferenza”, probabilmente orchestrate per deviare le indagini in corso.

 

Ma le indagini su cosa?

 

Per depistare da cosa?

 

E perché?

 

Non ci sono risposte ma nel corso di quest’anno, durante una seduta della Commissione Parlamentare d’Inchiesta è stato audito l’allora Commissario Capo della Digos di Roma Lidano Marchionne le cui dichiarazioni, tuttira riservate, sono contenute nel Resoconto sommario n. 43 del 30/04/2025

 

Altri nomi grossi sono volati, è vero.

 

Però ne manca ancora qualcuno…

 

La Commissione ci  sta lavorando e allora lasciamola lavorare...

 

Magari, uscirà fuori uno scenario diverso da quelli già emersi.

 

Uno, in particolare, ve lo raccontiamo noi...nella seconda parte...

 

Stay tuned




a cura di Mino e Simone Floriti


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