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MADURO: diritto piegato alla geopolitica o ci è sfuggito qualcosa?

  • oposservatoriopoli
  • 7 gen
  • Tempo di lettura: 4 min

L’attacco degli Stati Uniti contro il Venezuela, con il bombardamento di Caracas e la cattura forzata del presidente Nicolás Maduro insieme a sua moglie, segna un passaggio delicato e inquietante nelle norme che dovrebbero governare i rapporti tra Stati.


Molti giuristi e osservatori hanno definito l’operazione illegale, mentre l’amministrazione di Donald Trump respinge questa valutazione, richiamandosi a precedenti controversi che in passato hanno tentato di giustificare interventi analoghi.


Una tradizione, però, sempre contestata e mai pienamente riconosciuta.

 

Maduro è un dittatore, arrivato al potere attraverso elezioni largamente contestate e considerate irregolari dalla comunità globale.

È accusato di gravi violazioni e di legami con il narcotraffico.

Ma il punto non è il giudizio sul suo regime, bensì il rispetto delle norme che disciplinano l’impiego della coercizione tra Stati.

 

La Carta delle Nazioni Unite stabilisce criteri chiari: la forza militare può essere utilizzata solo con il mandato del Consiglio di Sicurezza, con il consenso dello Stato coinvolto o in risposta a una minaccia diretta alla propria sicurezza.


L’azione statunitense non soddisfa nessuna di queste condizioni.


Anche gravi accuse contro un governo, come in questo caso, non possono sostituire i principi che limitano l’uso della violenza internazionale.

 

Per aggirare questo ostacolo formale, l’amministrazione Trump ha scelto un espediente semantico: definire l’operazione non come guerra, ma come un’azione di polizia internazionale, considerando che Maduro era ricercato negli Stati Uniti per narcoterrorismo.

 

Sul piano giuridico e strategico, però, la costruzione è fragile.


Serve soprattutto a evitare il passaggio dal Congresso, necessario per autorizzare un conflitto armato, e si fonda su dottrine discutibili, già impiegate in passato e mai pienamente riconosciute dalla comunità globale.

 

In Italia, le dichiarazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni hanno aggiunto complessità: «L’azione militare non è la strada da percorrere, ma l’intervento difensivo Usa è legittimo».


Una posizione ambivalente che legittima di fatto bombardamenti e sequestri.


Siamo davvero di fronte a una guerra al narcotraffico o a un’azione di autodifesa statunitense?


La natura dell’operazione appare invece essenzialmente strategica: riguarda potere, ascendenza e equilibri in Sud America. 


Le motivazioni cambiano, ieri il terrorismo, oggi il narcotraffico, ma la logica resta la stessa: costruire un’emergenza per sospendere i vincoli che regolano le relazioni tra Stati.

 

Condannare l’attacco al Venezuela non significa legittimare Maduro, bensì impedire che il diritto possa essere piegato alla violenza e garantire che le norme valgano per tutti, non solo per chi detiene maggiore ascendenza.

 

Ma come giurisprudenza vorrebbe, per condannare bisognerebbe essere, in primis, giudici e per questo super-partes...(scusate, ogni tanto sogno ad occhi aperti...) e non aver interessi o secondi fini nella questione di cui si tratta.

 

Perciò, suggerirei ai gentili appartenenti del Movimento 5 Stelle di astenersi dal regalarci il loro pensiero, visti i rapporti consolidati negli anni con il governo Venezuelano.


Ricordiamo per chi non conosce la storia di fratellanza che li lega e, soprattutto per quelli con la memoria corta che il Venezuela  ha finanziato i nostri amici dei Cinque Stelle.

 

Il governo venezuelano di Hugo Chavez avrebbe finanziato il Movimento 5 Stelle, nell'estate del 2010, con un finanziamento in nero da tre milioni e mezzo di euro.


Secondo quanto riportato dal quotidiano spagnolo ABC, il danaro sarebbe stato consegnato direttamente a Gianroberto Casaleggio, in contanti, attraverso l'intermediazione del console venezuelano a Milano, Gian Carlo di Martino.

 

ABC pubblicò in prima pagina anche lo stralcio di un documento riservato dei servizi venezuelani a cui il quotidiano avrebbe avuto accesso.


Secondo ABC il Movimento 5 Stelle non ha mai nascosto la sua posizione di vicinanza al regime di Nicolas Maduro, che all'epoca dei fatti era ministro degli Esteri di Chavez, schierandosi apertamente contro Juan Guaidó, presidente ad interim del Venezuela.


Lo scopo delle sovvenzioni di Chavez era di appoggiare un nuovo «movimento anticapitalista e di sinistra nella Repubblica italiana».


Per dire...

 

Ma in questa vicenda c’è un dettaglio che continua a colpirmi più di tutti.


Il fatto che insieme a Maduro sia stata portata via anche la moglie.


Come ci racconta il buon Treu, chi ha un minimo di dimestichezza con le operazioni militari e di intelligence lo sa: nelle azioni ostili vere, rapide e non concordate, la famiglia non è mai una priorità. 


È un rischio operativo, un elemento di caos, non un obiettivo.


Qui invece il quadro è diverso.


Un’operazione rapida, senza grandi combattimenti visibili.


Nessuna reazione immediata e compatta dell’apparato.


Un silenzio insolito delle élite.


E una coppia - non solo un leader - rimossa insieme.


Tutto questo, più che a un blitz “eroico”, assomiglia a una transizione negoziata, a un’uscita di scena controllata.


Quasi un pensionamento forzato, nel senso strategico del termine: togliere il simbolo, preservare il sistema, evitare il collasso.

 

Del resto,la storia insegna che le grandi potenze non cercano il vuoto di potere.

Cercano stabilità, prevedibilità, continuità.


Non “mettono” direttamente qualcuno al comando, ma creano le condizioni perché emerga una figura gestibile, spesso interna al sistema, talvolta dopo una breve fase di transizione.

Se questa lettura è corretta, allora la vera domanda non è “come è stato catturato Maduro?


La vera domanda è: chi governa adesso davvero a Caracas, e con quali garanzie?


Perché quando una leadership cade senza rumore, senza martiri e senza piazze in fiamme, di solito qualcosa era già stato concordato prima.


E la geopolitica, quasi mai, è una storia di eroi.


È una storia di equilibri...


Sottili, pericolosi, illogici, confusi, silenziosi, ragionati...


E noi, presuntuosi del cazzo, ne vogliamo disquisire?


Diceva il mio povero nonno...


"Il solo idiota più grande della persona che sa tutto...e parla di tutto...è quello che discute con lui...

 

Addormiteve...


Articolo a cura di Mino e Mara Cozzoli

Hugo Chávez e Gianroberto Casaleggio, image 15 giugno 2020 by adhocnews.it
Hugo Chávez e Gianroberto Casaleggio, image 15 giugno 2020 by adhocnews.it

 
 
 

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