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OP Osservatorio Politico

ELEZIONI: NUOVO SPETTACOLO AL TEATRO ITALIA...

  • oposservatoriopoli
  • 25 nov 2025
  • Tempo di lettura: 8 min

In Campania e in Puglia non abbiamo assistito ad elezioni politiche ma ad una rappresentazione teatrale di una sinistra che continua a recitare lo stesso copione da vent’anni, convinta che cambiando attori cambino anche gli esiti.


E così rispunta Fico, che più che un leader sembra il custode di un museo politico che non visita più nessuno, parla di rinnovamento mentre inciampa negli stessi rituali stanchi, promette nuovi scenari ma riapre sempre le solite porte ormai sfondate.

 

Come le scarpe, ma non le sue.


Il risultato?

 

Un progressismo che si definisce “alternativa” ma che riesce ad essere alternativo solo alla realtà.

 

Eppure in Campania, sebbene abbiano votato in quattro, l’antipolitica dei pentastellati ha vinto.

 

Ma cos’è che ha vinto?

 

Di certo non il Movimento 5 Stelle, perché quel movimento non funziona più per diverse ragioni: dal passaggio di forza "anti-sistema" a partito di governo, al totale abbandono di alcune battaglie iniziali, dalla perdita di consenso elettorale alla debolezza territoriale, senza contare le divisioni interne e l'uscita di figure storiche.

 

Tuttavia vince l’ignavia, non di certo Fico.

 

Del Movimento 5 Stelle ciò che ha sempre attirato al voto è la possibilità di guadagnare a fine mese senza fare un cazzo e allora sì che in questo contesto Fico è al posto giusto al momento giusto.

 

La carriera di Fico sembra un interminabile percorso accademico trasformato in posa politica.

 

Laurea con lode in Scienze della Comunicazione, tesi sulla musica neomelodica, master, Erasmus a Helsinki… un curriculum impeccabile, certo.


Ma in politica non ti chiedono quante bibliografie hai letto: ti chiedono cosa sai costruire.


E qui casca l’asino.

 

Perché alla fine Fico sembra rimasto intrappolato proprio nel suo campo di studi: la comunicazione.

 

Parole, narrazioni, suggestioni, un “pifferaio magico” che sa incantare il pubblico con la melodia giusta, forte dei suoi trascorsi da studioso delle dinamiche mediatiche.

 

Il problema?

 

Dopo la musica però, non c’è il concerto.

 

Chi rappresenta la Campania?

 

Fico, il classico esempio di come un curriculum possa sembrare pieno e allo stesso tempo, dire pochissimo.

 

Lauree, master, Erasmus… tutto molto elegante, tutto molto teorico.

 

Ma quando si passa dalla carta alla politica concreta, lì il vuoto diventa imbarazzante.


La verità è che non porta in dote alcuna competenza reale di governo, facciamo i conti con la realtà: zero esperienza amministrativa, zero esperienza politica, zero responsabilità operative, zero risultati tangibili.

 

In linea con l’attuale mentalità laddove uno vale uno, se abbiamo avuto Di Maio ministro degli Esteri che confonde Libia e Libano, Figo apparirà un genio da Prima Repubblica in Campania, anche se non riuscirà MAI a fare le magie della Prima Repubblica.

 

Ce lo racconteremo in futuro quanto brillante sarà stato l’onorevole con le mani in tasca...  

 

Mentre in Puglia è diverso.

Si.

In Puglia vince la “regola”.

 

Vorremmo essere meno crudi ma non possiamo.

 

Guardando il curriculum di Decaro, una cosa balza agli occhi, ovvero le competenze.

 

Caspita se ci sono, certo che ci sono, ingegneria, ANAS, Acquedotto… tutto impeccabile sulla carta.

 

Ma quello che pesa davvero non è il percorso quanto la traiettoria, guarda caso sempre e solo dentro circuiti dove la giusta appartenenza politica vale tanto quanto il merito, se non di più.

 

E di certo in Italia queste carriere non si costruiscono per caso.

 

Servono le persone giuste nei posti giusti: se l’ambiente giusto tutto il resto è giusto.

 

E guarda caso, lui è sempre stato nel posto giusto e nel momento giusto.

 

È il classico esempio di quel profilo perfetto per la sinistra di governo locale, abbastanza tecnico e competente, abbastanza “di casa” da non essere mai un corpo estraneo.

 

Uno che i titoli li ha, indiscutibile, ma senza la linea di credito politica “certe porte” non si aprono.

 

Diciamocelo chiaramente: la verità è semplice, con quel percorso lì, in un partito di destra non sarebbe mai arrivato a quei ruoli.

 

Non perché non fosse capace, ma perché certi ambienti crescono solo dove sono stati piantati.

 

Decaro è il tecnico che su carta funziona, quello dal profilo istituzionale che stà sempre un passo avanti sì ma mai “fuori dal recinto” che gli ha garantito la scalata.

 

Invero, in Italia non c’è mai nulla di strano nelle competenze, non sono quelle che ripagano.

 

Fico ne ha?

 

No.

 

Eppure governa una regione.

 

Decaro ne ha?

 

Si.

 

E anche lui governa una regione.

 

Salis?

 

Silvia Salis ad esempio, in politica porta lo stesso bagaglio di molti personaggi “spinti dalla ribalta improvvisa” con tanta esposizione mediatica, tanta narrativa al seguito fra sport e passerelle ma di competenze politiche strutturate nemmeno l’ombra, curriculum politico inesistente, curriculum sportivo impeccabile, purtroppo però, non si governa lanciando il martello . . .

 

Senza confonderla con la Salis “creata” dal Frankenstein Fratoianni-Bonelli, sì, la Salis Ilaria, scienziata politica la cui candidatura è diventata il suo giubbotto di salvataggio, non un impegno pubblico.

 

Più che un percorso politico la sua è una scorciatoia costruita per mettersi al riparo, con un tempismo talmente perfetto da sembrare studiato al millimetro.


Altro che visione, altro che progetto: la sua è autoprotezione travestita da battaglia civile “usata” poi dal nuovo duo Frankenstein al fine di raccattare qualche voto dagli ultimi ribelli, dissidenti, disagiati e disadattati nazionali che altrimenti non avrebbero mai votato poiché senza una “luce”.

 

Senza calcolare le competenze del Direttore della Fenice Beatrice Venezi o quelle della neo eletta vice-governatrice della ventitreenne Toscana Bintou Mia Diop livornese con origini senegalesi, già consigliera comunale del Partito democratico, patrimonio della sinistra nazionale.

 

E che cazzo, eccolo il teatro Italia.

 

Come direbbero i francesi: “Merde à tout le monde”, anche perché ne hanno talmente tanta in patria loro che …

 

Ed a proposito degli affari esteri.

 

Non vi sarà sfuggito che Elon Musk ha sciolto Dodge, il Dipartimento per l'Efficienza Governativa (DOGE) degli Stati Uniti, disciolto otto mesi prima della scadenza del suo mandato programmato perchè non è riuscito a “tagliare la spesa pubblica e la burocrazia”.

 

Chiude i battenti per il mancato raggiungimento degli ambiziosi obiettivi di risparmio prefissati e al 90% a causa delle dimissioni di Elon Musk a dire di quest’ultimo “per concentrarsi a tempo pieno sulle sue aziende private.”

 

A parte la merda dei francesi, ciò che dovremmo raccogliere dagli esperimenti USA è il frutto della consapevolezza, della realtà, se una cosa non funziona va archiviata, va rottamata, senza pensarci su.

 

Quindi, mentre gli americani imparano dai fallimenti e voltano pagina in Italia è l’opposto, i partiti che non funzionano restano e si fossilizzano.

 

Cinque Stelle, AVS, PD… strutture che negli ultimi dieci anni hanno mancato oltre la metà degli obiettivi politici, che hanno perso identità, che si sono accartocciate su sé stesse, invece di chiudere o cambiare davvero continuano a trascinarsi per inerzia.

 

E in Campania “vincono”.

 

Così come in Puglia.

 

Che poi... vincono... in realtà ha vinto il vuoto!

 

Già... facciamoli due conti.

 

In Campania l’affluenza definitiva è stata del 44,05%, in Puglia l’affluenza è stata di 41,08% e nel 2020 (elezioni precedenti, in pieno Covid-19) questi numeri erano decisamente “più alti”, quindi c’è stato un calo sintomatico.

 

Ciò che suggeriamo a quelli “lassù” non è tanto il comprendere come mai a sinistra abbiano vinto per inerzia, quanto il perché chi vota a destra non è andato a votare.

 

Quindi la sinistra può dire di “avere vinto” in Campania e Puglia anche se  non ha davvero vinto...in termini di numeri totali...

 

In pratica, hanno ottenuto la maggioranza su meno della metà degli aventi diritto e questo non è trionfo, è un premio di consolazione, è il tombolino...

 

Se la partecipazione fosse stata normale, magari non sarebbero neanche arrivati quindi che senso ha proclamarsi “trionfatore” se oltre la metà degli elettori non era nemmeno presente?

 

Noi di OP per le elezioni abbiamo avuto un’idea.

 

In realtà l’idea è quella di far votare gli italiani con lo SPID o altri sistemi di identità digitale.

 

In passato qualcuno avanzò questa ipotesi e non è mai stata completamente accantonata, infatti ci sono stati diversi progetti pilota e parecchie discussioni da anni, soprattutto per le elezioni di secondo livello come ad esempio i referendum o le elezioni universitarie.

 

Allora perché ancora non si vota in modo digitale?

 

Dicono che i motivi principali per cui non è ancora operativo a livello nazionale sono diversi, fra i quali la sicurezza e la privacy perchè il rischio di hacking, manipolazioni o violazioni dei dati è altissimo.

 

Le elezioni devono essere trasparenti e sicure, e la gestione digitale su larga scala ancora non dà piena garanzia.

 

E poi l’inclusione digitale, non tutti gli elettori hanno SPID o dimestichezza con il digitale.

 

Passare al voto online rischierebbe di escludere anziani o persone in aree meno servite da internet.

 

Ancora l’affidabilità del sistema perché le procedure attuali prevedono “seggi fisici e scrutinio manuale”, che pur essendo più lente e obsolete, sono considerate più trasparenti e verificabili da chiunque.

 

Infine le immancabili resistenze politiche e culturali, molti partiti e istituzioni sono cauti perché il voto digitale potrebbe cambiare le dinamiche di “partecipazione e controllo”, anche perché e la fiducia del cittadino nei sistemi elettronici è ancora fragile.

 

Ma veramente?

 

Ma che cazzo state dicendo?

 

Ma che cazzo dite?

 

Che pagliacciata è questa?

 

Tutti questi ostacoli al voto “online” sono messi lì apposta, solo perché vogliono continuare a manipolare il voto.

 

Ma vogliamo ricordarci le migliaia di schede elettorali ritrovate nei cassonetti? Sì, noi ce lo ricordiamo.


Così come ci ricordiamo dello scatolone con le schede elettorali trovato in Via Marco De Cunio a Roma nel 2006, e di come la procura archiviò tutto dicendo: Dagli accertamenti non sono emersi elementi per ipotizzare la volontà di alterare il risultato elettorale”.

 

E quante altre volte sono state ritrovate schede? Nel 2009, nel 2013… ma tutto finito nel dimenticatoio italiano.

 

E allora il problema sarebbe la sicurezza e la privacy, per paura di hacking?


Ma davvero?


Ci state dicendo che i milioni di dati che il popolo inserisce nello SPID sono a rischio?


Cioè, fatece capì...ci avete obbligati a fare lo SPID: adulti, giovani, anziani, donne, uomini, persone di ogni colore e credo, e ora ci dite che non possiamo votare online perché i dati sarebbero a rischio?

 

Sul serio?

 

E poi questa storia della “fiducia del cittadino nei sistemi elettronici” fragile…


Ma se ci avete rotto i coglioni in ogni modo possibile con queste app maledette, utilizzate persino per controllare il peso o la fragranza delle feci al mattino, e ora ci dite che non ci fidiamo?

 

Tutti i nostri dati bancari, sanitari, giudiziari, personali sono in rete, e per votare online …non ci fidiamo?

 

Ma fate sul serio?

 

È di “voi” che non ci fidiamo... non di internet che ultimamente, è molto più affidabile delle persone.

 

Ripetiamolo.

 

Ma che cazzo state dicendo?

 

Ma che cazzo dite?

 

Ma quale sicurezza, ma quale privacy, ma quale dimestichezza?

 

Ma svegliatevi!

 

Tutti questi ostacoli al voto online sono messi lì apposta, sono chiacchiere solo per continuare a manipolare il voto perché quando una signora anziana deve prenotare una visita, ritirare la pensione, inoltrare una domanda, seguire l’iter della lavorazione di uan pratica e la obbligate a lavorare con lo SPID non ve ne frega un beneamato cazzo se è pratica o meno, se ha dimestichezza o se i suoi dati verranno violati.

 

Probabilmente ci faremo parta bandiera del voto digitale, sì… e la prossima volta che qualcuno proverà a impedirci di votare con scuse ridicole dovremmo ricordargli una cosa semplice, quella che noi cittadini non siamo più fessi e nessuno ha il diritto di tenerci fuori dalle urne usando chiacchiere da burattini.

 

Perchè se il web non è sicuro allora non lo è per nessuno, né per il cittadino né per lo Stato; se questo cazzo di web “non è sicuro” allora non lo è neanche quando paghiamo le tasse, quando carichiamo i nostri dati sensibili, quando gestiamo pensioni, cartelle cliniche, pratiche e documenti.

 

Non può essere insicuro solo quando si parla di voto.

 

O vale per tutto, o non vale per niente...

 

Magari così, finalmente, riusciremo a sapere come la pensano veramente TUTTI gli italiani...

 

Per adesso...addormiteve con lo Xanax ...



a cura di Mino e Fidi@s


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