DISASTRO ITALIA...quello che rimane del belpaese...
- oposservatoriopoli
- 24 nov 2025
- Tempo di lettura: 6 min
Siamo oltre il disagio, oltre l’impiccio, oltre l’imbarazzo...
Ma chi avrebbe mai immaginato di dover assistere a cotanto disastro?
Ma cos’è successo?
Certi giorni, tanto l'imbarazzo della scelta, che non si sa’ da dove iniziare per scrivere “un pezzo”.
Certe altre, il dubbio se serva scriverlo.
Perché, a volte, si avverte quella bizzarra ma pungente sensazione di resa …
Eppure, sebbene avvolti dalla complessa sindrome denominata "sconforto di cronaca", decidiamo di non rimanere con le mani in mano.
E allora, cominciamo dal principio: dal grande Capo.
Si, iniziamo dal Capo dello Stato.
C’è sempre da sorridere amaramente quando la massima carica dello Stato trova il tempo per indignarsi perché reputa indecente che “un commerciante non ha fatto lo scontrino”.
Ma non trova mai il tempo per spendere una parola sulle voragini vere, come gli sprechi, i privilegi cementati, i decreti raffazzonati, i governi che cadono come castelli di sabbia e le riforme annunciate e mai nate.
Indecenti sono i vostri vitalizi e le pensioni d'oro, le auto blu, e l'enorme tasso di corruzione della politica.
Indecenti sono i crolli dei ponti che non vengono controllati, i fiumi che straripano per incuria.
Indecente è che ci sono ancora terremotati che vivono nelle tende.
Indecenti sono 400 euro di pensione per chi ha lavorato una vita.
Indecente è quello che è successo all'Ilva di Taranto.
Indecenti sono la terra dei fuochi e il rogo della Thyssen.
Indecente è attendere sei mesi per una tac.
Quando va bene.
Fa veramente impressione vedere la sensibilità “chirurgica per il dettaglio” e la “totale anestesia per il disastro più grande” sopratutto da chi dovrebbe essere “garante”.
E che invece seduto bello comodo, osserva con la compostezza di chi preferisce non sporcarsi mai le mani.
Tutti al pari dell’allora Prefetto della Giudea, ecco i nuovi garanti del popolo.
Ma garanti di cosa?
Della stabilità o dell’immobilismo?
Della Costituzione o del silenzio selettivo?
E alla fine il paradosso resta sempre lo stesso perché chi dovrebbe alzare la voce parla solo quando conviene e chi dovrebbe governare governa solo quando tace.
In Italia, più che “garanti del popolo” sembriamo avere “custodi del cerimoniale”.
Come?
Chiedete perché?
Beh, se il Capo dello Stato s’indigna perché “un commerciante che non ha fatto lo scontrino” allora ci domandiamo perché non s’indigna per i “Governi nati senza passaggio elettorale diretto”? Accaduto per anni, con maggioranze rattoppate in parlamento.
Oppure perché non s’indigna delle “crisi politiche lampo”, gestite più come giochi di Palazzo che come responsabilità verso il Paese?
E non delle “riforme annunciate e poi evaporate”, dalla giustizia alla scuola?
Non per la vile e squallida “degenerazione dei partiti”, trasformati in comitati elettorali personali senza democrazia interna.
Non per lo “stallo cronico sul lavoro giovanile”, da decenni ignorato da tutti i governi e ancora per la “mancata revisione dei costi della politica”, promessa mille volte e mai arrivata.
Ah, quasi dimenticavamo che “lassù” non ci si indigna per “le nomine nelle partecipate pubbliche, spesso più politiche che meritocratiche né per la “gestione caotica delle emergenze”, tra annunci, smentite e responsabilità scaricate nel vuoto.
Infine, ma non per ultimo, il Capo dello Stato s’indigna perché “un commerciante non ha fatto lo scontrino” ma non perché oggi si assapora “il crollo della fiducia dei cittadini nello Stato”, contesto questo che, a nostro umile avviso, avrebbe meritato più di qualche frase di circostanza.
Ah! …benedetto cerimoniale...
Però del fatto che sia emerso che alcuni collaboratori del Presidente Sergio Mattarella vogliano ostacolare la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni non se ne parla: nessuno s’indigna:
Anche perché in fondo è solo “una storiella raccontata con un'enfasi ingiustificata”, quindi pensiamo allo scontrino del “pizzicagnolo” perché quello sì che è un bel problema...
Maledetto quel commerciante “capitalista” ed “evasore fiscale” che non ha battuto lo scontrino.
Guarda che cazzo di disastro hai combinato, oltre al resto, hai addirittura distratto il Presidente da eventuali pensieri più luminosi...
A proposito del popolo, sor Mattarè, ai cittadini sani di mente “la gestione delle crisi di governo senza passaggio elettorale” …proprio non gli scende!
Si. Diciamolo: questa è la mossa che molti italiani hanno vissuto come “la sua più grande cazzata” perché ha alimentato la strana sensazione che Palazzo Chigi si decida nelle stanze chiuse e non nelle urne …
Cadono governi eletti, si formano nuovi governi senza voto popolare, con maggioranze “cucite” in Parlamento, ed il Quirinale avalla e guida questo processo.
Stavolta niente cerimoniale né protocollo.
In culo al popolo ( sì, in culo al popolo!), i cittadini contano solo quando serve la foto al seggio.
La politica si rigenera da sé come se il voto fosse superfluo, e che il Presidente abbia usato la sua autorevolezza più per gestire l’equilibrio dei partiti che per “richiamarli” al mandato popolare, alla fine, non è altro che il gioco delle parti.
Ci viene in mente Nino Manfredi, nei panni di Monsignor Colombo da Priverno, nel film In nome del Papa Re, quando si rivolge al giovane rivoluzionario Costa in merito al pensiero appena esposto sul “rovesciamento delle carte della storia”.
Con un mezzo sorriso, gli risponde: “Beh, interessante. Però nun hai calcolato una cosa: er mazzo lo famo noi: c’avemo tutti l’assi, e quando non ce li avemo, baramo pure. Hai perso!”
Ecco, strano è ma quando ascoltiamo interviste, discorsi, parlati ed annunci varici viene sempre in mente Monsignor Colombo da Priverno.
L’Italia è ormai questa: scioperi per i diritti della popolazione di altre nazioni, scioperi e contestazioni per trasformare vizi in diritti, e diritti veri in optional da supermarket.
Un Paese dove scendiamo in piazza per ogni causa del mondo ma non muoviamo un dito quando l’asfalto ci cade sotto i piedi o quando un pronto soccorso ti fa aspettare più di una serie su Netflix …
Tanto c’è il “pezzotto”...no?
Un Paese dove si protesta per maree di “principi universali” ma poi nessuno fiata quando ti arrivano bollette da fantascienza e stipendi da Medioevo...
Popolo bue.
Un Paese dove la gente litiga per chi deve entrare, ma nessuno si accorge di chi se ne va perché non riesce più a vivere qui.
Un Paese dove ci si strappa i capelli per il diritto all’offesa, ma nessuno difende il diritto alla normalità.
Quale normalità?
Quella dell’esclusione o dell’inclusione?
“Qualcuno” del Pd direbbe chiaramente: “Quella dell’esclusione o dell’inclusione è la conclusione confusionaria di chi, per illusione o per convenzione, confonde l’incluso con l’escluso e l’escluso con l’incluso, creando più confusione che decisione.”
A sblindo.
Per due.
Come se fosse Antani...
Sempre più in linea dei “cicli positivi della circolarità” il che, ci ricorda che anche le promesse di qualcuno tornano sempre al punto di partenza, magari più storte di prima.
Lo scorso weekend, vecchie notizie degli ultimi quattro-cinque anni sono state ripescate dai “troll” e rilanciate sui social, creando una confusione totale.
Grazie alla cosiddetta “strategic reposts”, Facebook è stato travolto da un’ondata di notizie strategiche pensate esclusivamente per disorientare gli utenti.
Se non ve ne siete accorti, ve lo raccontiamo noi.
Ogni tanto, partiti politici, amici degli amici o fazioni interne a certe aree ideologiche ricorrono a troll e account fake sui social per creare confusione mirata.
L’idea è semplice, inondare le piattaforme di notizie distorte, vecchi articoli riciclati o teorie contrastanti per disorientare l’opinione pubblica.
Non si tratta solo di commenti offensivi o meme, ma di una strategia deliberata, pensata per far sembrare le questioni più caotiche di quanto siano davvero, influenzando percezioni e dibattiti senza mai apparire direttamente coinvolti.
Come ad esempio la notizia della crociata del Capo dello Stato che da sempre condanna gli evasori oggi va a coprire il “caso Garofani”…
Mentre a Gaza continuano i blackout di notizie e la Flottiglia annuncia un nuovo piano di viaggi “a sorpresa” Landini, con scioperi a cazzo di cane, lancia strali contro la Meloni, che intanto deve affrontare nuovi problemi di diplomazia con Israele.
E infine l’Albanese che, scatenata sui social contro tutto e tutti alla fine non solo non si scusa ma viene premiata per “l’impegno civico”.
Dapprima la Relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, premiata a Reggio Emilia, omaggiata del Primo Tricolore non solo “cazzia” il sindaco ma rilancia ritirando a Trieste un nuovo premio, stavolta al Teatro Miele, durante la 22ª edizione del Premio giornalistico internazionale Marco Luchetta.
Notizie, notizie, notizie e premi, premi, premi a tutti o meglio, troll a valanga e premi mirati come sono mirate le ondate dei “repost”: tutto studiato per guidare l’opinione pubblica, controllarla e distorcere la comunicazione.
Notizie selezionate, vecchi contenuti riciclati, dibattiti pilotati, tutto funziona come una corrente artificiale, dirottando attenzione e percezioni dove conviene a chi manovra dietro le quinte.
Ed è solo lunedì …
Quindi...
Sparpajateve in musica...
a cura di Mino e Fidi@s










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