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OP Osservatorio Politico

DA BOTTEGHE OSCURE A BOTTEGHE CHIUSE: la sinistra che crolla...

  • oposservatoriopoli
  • 21 nov 2025
  • Tempo di lettura: 7 min

Aggiornamento: 24 nov 2025

Il crollo strutturale era scritto, le crepe purtroppo  si vedevano da anni, ed alla fine, da dentro, hanno fatto il resto, compiendo il danno finale.


Altro che “fortezza della sinistra”: quel bottegone ideologico non produce più nulla da un pezzo.

 

Si è spento insieme alle idee che avrebbero dovuto cambiare l’Italia… e che invece non sono mai riuscite neanche a cambiare sé stesse.

 

Non ne azzeccano una, neanche per sbaglio.

 

Quanto ci manca Berlinguer...

 

Della grande sinistra piena di idee è rimasto solo un magazzino vuoto, con i cartelli sbiaditi degli slogan che non hanno mai retto alla prova dei fatti.

 

E adesso, quando bussano, non risponde nessuno, perché dentro non c’è più né visione né coraggio.

 

Solo polvere, rancori e l’eco di un tempo in cui la sinistra voleva guidare il futuro, e invece, si è persa pure il presente.

 

Che botta!

 

Eccola la vittoria della sinistra “frammentata” italiana, la perdita dell’identità, la perdita della forza di “convincere” il popolo.

 

Quanto ci manca Berlinguer...si starà rivoltando nella tomba..

 

Hanno costruito la propria narrativa sul disprezzo degli altri.

E per quanto sia frustrante ascoltare ogni giorno il delirio della sinistra, è sempre meno imbarazzante dell’evidente bisogno di mostrarci che la loro idea sia migliore.


E poi la solita litania: i partigiani che liberarono l’Italia, la memoria, la Resistenza come patente eterna di legittimità...

 

Una formula stanca, consumata, che oggi suona come un disco rigato che si ostina a suonare la stessa nota mentre il pubblico ha già lasciato la sala.

 

C'avete rotto le palle.


I Partigiani, il fascismo e compagnia cantando non esistono più.


E' un pezzo di storia. Della nostra storia.


Ma basta.


Ci sono problemi da risolvere, oggi.


Una vita da affrontare, oggi.


Ma cosa cazzo state facendo?

 

Progetti? NO!

 

Idee? NO!

 

Solo l’ossessiva necessità di spiegare perché gli “altri siano sbagliati”, ignoranti, reazionari, populisti… insomma, tutto tranne che cittadini da convincere.


E magari da aiutare a vivere meglio...

 

È peggio della crisi del ’92 quando un intero sistema crollò sotto il peso delle sue menzogne, ma almeno allora, c’era chi sapeva ricostruire.

 

O, peggio ancora, è come la dissoluzione del PSI alla fine degli anni ’80, convinti di essere ancora al centro del mondo mentre la storia li stava già archiviando.

 

Ma, una volta per tutte, vogliamo analizzarli i campioni della sinistra?


Quelli che non dovrebbero farci rimpiangere Gramsci, Nenni, Togliatti, Craxi, D'Alema,

Bertinotti e compagnia cantando?

 

E facciamolo!

 

Elly Schlein, segretario del partito democratico, l’icona perfetta di una sinistra che non sa più chi è.

 

Nata a Lugano, cresciuta in una bolla internazionale, passaporti multipli e una biografia più da campus progressista che da strada italiana.

 

Non è certo un reato avere origini miste o un cognome che pesa, ma è ridicolo fingere che rappresenti “il popolo”.

 

Curriculum?

 

Più congressi, ONG e conferenze che lavoro vero.

 

Il suo “mondo del lavoro” è fatto di stage politici, burocrazie europee e salotti dove si parla di equità sorseggiando caffè equo-solidale a otto euro.

 

Ricca da fare schifo, protetta, scortata da un’ideologia che non tocca terra da anni.

 

No, non scriveremo, per rispetto, del presidente del PD Stefano Bonaccini, ci basta fotografare il segretario.

 

È la volta di Nicola Fratoianni.

 

Ecco il nuovo profeta della sinistra radicale italiana, il segretario di Sinistra Italiana e co-leader di AVS.

 

Una figura che parla come se avesse in tasca la mappa per salvare il Paese… quando spesso non riesce nemmeno a orientarsi dentro la sua stessa linea politica.

 

Confuso? No, peggio: plastificato!

 

È l’immagine perfetta del partito che guida, identità liquida, idee sospese, slogan riciclati, battaglie simboliche che non spostano un grammo di realtà. Un segretario senza popolo che guida un partito senza bandiera, mentre intorno a leu si consuma l’ennesima disfatta storica della sinistra italiana.

 

E Angelo Bonelli?

 

Ma si, quello che si proclama “il custode dell’ambiente” ma ormai sembra più il guardiano di un orticello politico sempre più secco.

 

È lui il “profeta del verde” che non è mai riuscito a far germogliare nulla, né idee nuove, né consenso, né credibilità.

 

Predica la transizione ecologica come un televenditore fuori orario, ma alla prova dei fatti rimane intrappolato in una retorica da assemblea studentesca fuori corso.

 

E poi, non per ordine di importanza, è la volta di Conte.

 

Il professionista del “vorrei ma non posso”.

 

Un “leader” che si presenta come nuovo, popolare, diverso… ma che vive di contraddizioni interne, un uomo ruggine dannoso per sé e per gli altri.

 

Come dite?

 

Forse avete dimenticato cosa cazzo ha fatto durante il Covid19?

 

Parlava al popolo come se fosse il suo avvocato e oggi sembra più il notaio di un movimento in decomposizione.

 

Ogni giorno un pezzo si stacca, credibilità, coerenza, compattezza.

 

Conte non guida: galleggia!

 

Facciamo gossip?

 

Ma sì, ogni tanto un filo di veleno ci sta.

 

Lasciamo perdere la chicca giudiziaria di Valentina Fico che fa causa alla Presidenza del Consiglio mentre lì dentro c’era proprio lui, il mitico Giuseppi: roba che basterebbe da sola per una telenovela da seconda serata.

 

Passiamo all’attuale compagna, Olivia Paladino.

 

In piena crisi economica, tra imprese che chiudevano e famiglie alla canna del gas, lei compariva con quella che sembrava una Kelly vintage Hermès da 81 mila euro.

 

Poi, certo, si è scoperto che era una copia da 140 euro presa a San Felice al Circeo.


Bene, brava, risparmiatrice.


Anche se bisognerebbe ricordare alla gentile donzella che l'acquisto di materiale contraffatto configura un reato.

 

Ma il punto non è la borsa, il punto è tutto il resto.

 

Perché Olivia Paladino potrà pure fare economia sugli accessori, ma è pur sempre la proprietaria del Grand Hotel Plaza, una struttura che tra sanzioni e interessi sulle tasse non pagate è arrivata a un debito monstre verso il fisco da quasi 30 milioni di euro.

 

Trenta. Milioni. Di euro.


Porca paletta.

 

E Conte?

 

Lui è lì, immobile, come sempre, a metà tra il professore svagato e il primo della classe che spera nessuno gli chieda di spiegare.

 

Il Paese affonda, intorno a lui esplodono numeri che farebbero tremare chiunque, e lui che fa?

 

A saperlo.

 

Forse medita.

Forse scrive un post.

Forse attacca la Meloni.

Forse aspetta che passi la tempesta da sola, come sempre.

 

Quello che è certo è che tra borse vere, borse finte e debiti veri, c’è qualcuno in quella coppia che continua a essere leggero.

 

E non è la Kelly.

 

Infine... Maurizietto nostro!

 

Maurizio Landini: il Lech Wałęsa de noantri!

 

"Seeee...stocazzo!!! Je piacerebbe" …direbbe Chicco...

 

Il classico esempio di chi arriva in cima gridando che salverà i lavoratori… e poi, una volta seduto sulla poltrona buona, si dimentica pure dove sta di casa la fabbrica.

 

Da anni ripete gli stessi slogan come un disco rotto: “diritti!”, “lotta!”, “dignità!”.

 

Peccato che intanto l’Italia reale si sgretola, gli stipendi restano fermi e lui sembra più impegnato a rilasciare interviste che a sporcarsi le mani.

 

Per questo si butta in planata più sui paesi esteri, ora la Palestina, domani l’Ucraina e in futuro, chissà.

 

Ha passato anni a dire no a tutto, bloccando, protestando, alzando la voce senza mai cambiare davvero un cazzo, per nessuno.

 

Risultato?

 

I lavoratori sono rimasti fermi, ma lui il suo posto l’ha tenuto stretto. Eccome se l’ha tenuto.

 

Di fatto è diventato ciò che diceva di combattere: un professionista del “non si può fare”, l’ultimo guardiano di un museo di idee scadute.

 

E non è solo la destra a stancarsi del suo teatrino, persino il compagno “comunista” Marco Rizzo lo accusa di tradire i lavoratori, dicendo che il suo sindacato “non fa nulla”.

 

E meno male che era lui il segretario generale della FIOM, altrimenti chissà l’ILVA che fine avrebbe fatto!

 

Ecco.


La grande panoramica sui leader della sinistra italica è stata scattata, anche se ne manca uno all’appello.

 

Da ieri, infatti, vogliamo inserire a pieno titolo anche  il Consigliere del Capo dello Stato per gli affari del Consiglio Supremo di Difesa.

 

Questi ha un ruolo di consulenza politica, giuridica e strategica di altissimo livello all’interno del più alto organo consultivo e decisionale in materia di difesa nazionale.

 

Non è una posizione “operativa” militare, ma è chiave nel collegamento tra Presidenza della Repubblica, Governo e Forze Armate.

 

E oggi scopriamo che questa figura non ha comando operativo ma la sua influenza è indiretta ma sostanziale, perché guida il Presidente nelle scelte strategiche che possono avere impatto nazionale e internazionale.

 

Quindi, se abbiamo capito bene, un laureato in Lettere e Filosofia, esperto in storia del “Movimento Cattolico”, fin da giovane impegnato politicamente con la Democrazia Cristiana, poi caporedattore de “La Discussione”, e ancora direttore del quotidiano “Il Popolo”, successivamente fondatore di “Europa”, di cui diventa vicedirettore.

 

Ed ecco il punto.

 

In quegli anni già conosce Sergio Mattarella e i due seguono un percorso comune, dal “PPI”, passando per “La Margherita” fino al “PD”.

 

Di fatto, Francesco Saverio Garofani occupa uno dei piani più alti dell’architettura istituzionale italiana nel settore della difesa, paragonabile a un consigliere politico del più alto livello in altre democrazie.

 

E la levata di scudi della sinistra in sua “difesa” fa capire a tutti, ma proprio a tutti che la destra ha centrato il problema!

 

Galeazzo Bignami ha tirato un sassolino sul Colle ed è venuta giù una valanga degna dell’Annapurna, la madre di tutte le valanghe!

 

E comunque, piaccia o no, Francesco Saverio Garofani è una figura di punta nel sistema difensivo nazionale, invisibile al grande pubblico, ma decisiva nelle scelte strategiche del Paese, con un prestigio simile a quello di un consigliere diplomatico o militare di rango internazionale, pur senza avere un comando militare diretto.

 

Per il resto, tutte le altre conclusioni, tiratele voi...


Tanto Berlinguer ci manca a prescindere...


Quindi...addormiteve...


a cura di Mino e Fidi@s


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