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OP Osservatorio Politico

ANM ED IL GIORNALISMO DI CORRENTE...o se preferite...Quinto Potere e Potere che pesa...

  • oposservatoriopoli
  • 3 giorni fa
  • Tempo di lettura: 10 min

In un clima di grande tensione, come se già non bastasse, c'è chi lancia candelotti di dinamite sul fuoco.


Come se questo referendum fosse, di colpo, diventata la madre di tutte le guerre.

 

Bongiovanni, per citarne esempio, noto giornalista pubblicista, direttore del periodico Antimafia Duemila, edito dall'Associazione Culturale Falcone e Borsellino e del sito www.antimafiaduemila.com, invece di smorzare i toni, carica senza briscole.

 

Il suo appello pubblico sulla separazione delle carriere suona pressappoco così: ''Riforma per fermare i Pm che cercano la verità sulle stragi''. Questo Governo fascista vuole colpire l'autonomia e l'indipendenza della magistratura.”

 

Di seguito incalza con una “schiforma" promossa dal Ministro della Giustizia Carlo Nordio e dal governo Meloni, i quali, secondo Bongiovanni, hanno un obiettivo ben preciso e preoccupante, che va oltre le dichiarazioni ufficiali.

 

No, non si tratta solo di separare le carriere tra giudici e pubblici ministeri o di riorganizzare il CSM.


Il vero scopo, sempre a detta di Bongiovanni, è quello indebolire l'indipendenza della magistratura, ponendola di fatto sotto una maggiore influenza del potere esecutivo.

 

Siamo due capanne, forse anche tre, dopo la follia.

Come se di colpo ci si dimenticasse chi creò l'unione delle carriere in Magistratura per poter tenere tutto sotto l'egita del governo...

Che dovrebbe essere il primo motivo, almeno per i votanti di sinistra, di scrivere "SI" sulla scheda referendaria.

 

Ma, in sintesi, Bongiovanni che ha detto?

 

Tolto il pathos e lasciato l’osso, il messaggio è questo: la separazione delle carriere non è una riforma tecnica ma un’operazione politica.

Serve ad indebolire o fermare addirittura i PM che indagano su stragi, mafie e pezzi deviati dello Stato.


La riforma Nordio–Meloni è una “schiforma” perché punta a ridurre l’autonomia della magistratura con l’obiettivo finale di assoggettarla all’esecutivo.

Ed il governo viene definito senza giri di parole autoritario/fascista (linguaggio suo, non attenuato).

 

Quindi, non sta parlando di CSM, efficienza o processi più rapidi.


Sta dicendo solo che “Questa riforma serve a mettere il guinzaglio ai magistrati scomodi.”

 

Il resto è cornice retorica.


Il quadro, per lui, è quello.

 

Ma come ci si può permettere di parlare così di un Governo in carica?

E, sopratutto, chi sarebbero questi Magistrati scomodi?

 

In Italia criticizzare duramente un governo in carica è legittimo, anche usando parole forti come “autoritario” o “fascista”, se rientrano nel giudizio politico e non diventano accuse penali inventate.

 

Giorgio Bongiovanni non ha vincoli di neutralità istituzionale.


Un Pm o un generale in servizio non potrebbe permetterselo.


Un giornalista sì, anche se pubblicista e militante.

 

Sa usare le parole, il bersaglio è politico, non personale, lui non dice “Giorgia Meloni ha commesso un reato”, dice “Il governo Meloni persegue un disegno politico pericoloso”.

 

E cosa cambia?

 

Chi legge cosa capisce?

 

Il linguaggio estremo è protetto (finché non diffama).

 

La Corte europea e quella italiana sono chiare in tal senso, la critica politica può essere aspra, urticante, persino offensiva, soprattutto verso chi governa.

 

Tradotto, chi esercita il potere deve sopportare più critiche di chiunque altro.

 

Però, perché non lo denunciano?

 

Perché gli regalerebbero visibilità e patente di martire, che in Italia, ti aiuta a diventare eurodeputato.

 

E poi in Italia, i difensori dovrebbero dimostrare che mente sapendo di mentire, cosa difficilissima con questa magistratura ...

 

Però, denuncia o no, il senso della frase non cambia.

 

''Riforma per fermare i Pm che cercano la verità sulle stragi''. Questo Governo fascista vuole colpire l'autonomia e l'indipendenza della magistratura.”

 

Quella frase NON è neutra, né ambigua.

 

Ha un senso preciso, costruisce un nemico, attribuisce un disegno occulto, lega la riforma alle stragi, delegittima il governo come pericoloso per la democrazia.

 

Questo non è informare.


È militanza politica dura.

 

Ed infatti la domanda non è.. "tutto questo è legale?”

 

Ma è responsabile?

 

È corretto?

 

È onesto intellettualmente?

 

No, ci dispiace... non lo è...

 

Su questo, la discussione non è apertissima.

 

Quando una critica politica diventa propaganda non ci piace, figuriamoci quando l’antimafia è  usata come scudo retorico.

 

No.

 

NCS.

Non ci siamo.

 

A stringere, quindi, il Governo attuale, secondo l’idea di qualcuno, vuole fermare le indagini sulle stragi.

E se cosi fosse... perchè?

 

L’attuale Governo è forse implicato nelle stragi degli anni ‘70 e ‘80?

 

A nostro avviso, non esistono “ordini” ai PM di fermarsi, o leggi che vietano indagini su stragi, oppure atti che cancellano processi o inchieste in corso.

Anche perché, dalle nostre parti, alcuni PM si fermano senza fare indagini in assoluta autonomia.

Senza nessuna pressione esterna.

 

Dire il contrario oggi, significa andare oltre i fatti, forse perché la riforma proposta dal ministro Carlo Nordio, sostenuta dal governo Giorgia Meloni, riduce il peso politico e istituzionale del PM.

 

Ma questo non basta per lanciare gravissime accuse contro chi, in questo particolare momento storico, è stato regolarmente eletto dalla maggioranza degli Italiani.

Perchè non è solo un referendum...è una battaglia politica.

Dove si andrà a votare per corrente di partito e non per valutazione ponderata.

Non si discute della riforma.

Non si apre un contraddittorio sul perché sarebbe meglio o sarebbe peggio.

Si segue la corrente, la bandiera, l'ideale...

 

Bisognerebbe ricordare ai vari  Bongiovanni di turno, che l’obiettivo dichiarato di questa manovra è quello di separare le carriere Giudice/PM, di rendere il PM più “parte processuale” e di limitare lo “strapotere delle procure”.

 

Questo nasce da decenni di conflitto tra una parte politica e la  Magistratura.

Non sicuramente dalle stragi.

 

Non dagli omicidi eccellenti... ai quali le stragi sono comunque collegate.

 

E sì, perché ci  si limita a vedere solo i pezzi del mosaico, ma  non il grande disegno.

 

Se il Governo volesse fermare le indagini sulle stragi, allora significherebbe fermare le indagini su tutto il resto: da Mino Pecorelli, Tony Chichiarelli, il Caso Moro e i misteri irrisolti, Giorgio Ambrosoli, Pier Paolo Pasolini, gli omicidi della Banda della Magliana, il caso di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori e ancora tanti altri.


Perché questi casi, come quello di Pecorelli, s’inseriscono nel contesto di una "strategia della tensione" o di una gestione oscura del potere, dove le inchieste giudiziarie hanno faticato a individuare i mandanti ultimi o le connivenze istituzionali. 


E, nello specifico caso, ricordiamo che le indagini sono ferme al palo di partenza senza un perché...

 

“Se rendi il PM più debole, meno autonomo, più controllabile, le inchieste scomode diventano più difficili.”

 

E siccome le stragi sono il terreno più esplosivo, quello che tocca apparati, servizi, Stato profondo, allora si fa questo “salto logico” “Indebolire il PM = colpire chi indaga sulle stragi”.

 

Ma è un’interpretazione politica, non una dimostrazione.

 

Anzi, andrebbe definita per quello che realmente è: una vera stronzata!!

Ed anche  una calunnia, perché negli ultimi quarant'anni  si sono succeduti i governi più disparati e non ci sembra che si siano fatti passi da gigante.

 

Attribuire oggi a questo governo un presunto piano per “fermare la verità sulle stragi” non è vigilanza democratica, è scarico di responsabilità retroattivo.

 

È comodo prendere mezzo secolo di fallimenti, omissioni, depistaggi, inerzie, carriere costruite sul nulla e dire: la colpa è di adesso!

 

No.

 

La storia non funziona così.

 

Se davvero ci fosse stata una volontà diffusa e coerente di arrivare in fondo, la verità non sarebbe ancora materia da convegno, da anniversario, da editoriale indignato.

 

Non servivano riforme, controriforme o governi “cattivi”, servivano atti, coraggio, scelte.

 

E quelle non le ha fatte nessuno quando era il momento.

 

Né a destra né a sinistra.

Punto.

 

Usare le stragi come clava contro un governo in carica non riapre nulla, non chiarisce nulla, non fa giustizia a nessuno.

E non risolve il dilemma di cosa votare al referendum.

 

Non si vota il governo o l'opposizione, si decide di continuare come stiamo o provare a cambiare.

 

tutto il resto serve solo a coprire il vuoto di chi prima non ha concluso, a nobilitare l’impotenza trasformandola in allarme morale.

 

È una narrazione che assolve i ritardi di ieri accusando le intenzioni di oggi.

 

Ed è qui che diventa tossica.

 

La verità, quella vera, non ha bisogno di slogan apocalittici né di nemici di cartone.

Ha bisogno di fatti, di responsabilità nominate, di limiti ammessi.

 

Tutto il resto è rumore.

 

Ed il rumore, dopo cinquant’anni, non è più denuncia, è solo alibi.

 

Perché il Governo spinge davvero su questa riforma?

 

Semplice, ecco i motivi reali, non complotti, una rivincita storica dopo ‘Mani Pulite’, che poi “pulite” …vabbè, c’è la paura delle procure come attori politici, la forte pressione di categorie (avvocatura in primis) e il controllo del conflitto giudiziario, non delle stragi.

 

In breve, quelli dei SI, vogliono meno magistrati protagonisti, non meno verità sulle stragi o sugli omicidi irrisolti.

 

Che se davvero esiste una rimozione sistemica sulle stragi, allora non nasce oggi e non può essere imputata ad un solo Governo.

 

Che il negazionismo sugli apparati deviati non è una “deriva recente”, ma una costante pluridecennale, attraversata da maggioranze diverse, da commissioni diverse, da stagioni politiche opposte.

 

E che se le ombre su eversione nera, rossa e servizi (non solo nazionali) restano tali, non è perché qualcuno oggi le spegne, ma perché ieri nessuno ha mai avuto la forza - o la volontà - di accendere davvero la luce.

 

O il coraggio, si perché ancora oggi, a toccare certe corse, ci si muore...

 

Si dovrebbe dire che la Commissione Antimafia non è improvvisamente diventata timida, ma lo è sempre stata quando si è avvicinata al cuore dello Stato.

 

Che le istituzioni non “ignorano ora” la società civile, la ignorano da decenni, salvo rispolverarla nei momenti commemorativi.

 

E che la verità sulle stragi non è stata negata solo con il silenzio, ma anche con inchieste inconcludenti, verità parziali, piste infinite che non portano mai a una responsabilità finale.

 

Omertà.

 

Silenzi.

 

Depistaggi.

 

Archiviazioni.

 

Smarrimenti.

 

Complicità.

 

E cosa dovrebbe dire Salvatore Borsellino?

 

Il dolore dei familiari è stato spesso usato come schermo morale per coprire un fallimento collettivo, ovviamente politico, giudiziario, mediatico.

 

E che il nome del grande Paolo Borsellino non può diventare un lasciapassare per attribuire oggi, intenti che ieri nessuno ha dimostrato con i fatti.

 

Altrimenti il rischio è sempre lo stesso, trasformare una battaglia per la verità in una narrazione consolatoria, dove il nemico è sempre nel presente e la responsabilità mai nel passato.

 

Invece il colpevole (o i colpevoli) va trovato nel passato e portato a forza nel presente.

 

Ma quando i giornalisti di scuderia non bastano, allora si carica con la cavalleria.

 

A cavalcare l’onda emotiva c’è anche il famoso PM Gratteri, volto noto delle battaglie contro la ’ndrangheta, ma che oggi fa campagna referendaria contro la riforma della giustizia.

 Il quale, nonostante l’ultimo flop, ovvero la sua maxinchiesta che però ha visto assolti più della metà degli indagati, con estrema faciloneria ha detto che coloro  che voteranno “sì” al referendum saranno gli “indagati, imputati, quelli della massoneria deviata ed i  centri di potere”.

 

Frase che ha scatenato una bufera politica con attacchi dal governo, dal centro‑destra e richiesta di una verifica disciplinare da parte del Consiglio Superiore della Magistratura.

 

Nonostante, fosse lo stesso che,  appena qualche anno fa, dichiarava essere d'accordo con Giovanni Falcone sulla separazione delle carriere.

Mah...

 

Quest’onda cavalcata da Gratteri però, è un’onda lunga, infatti, dal 2018 al 2024 sono stati pagati 78 milioni di euro per le ingiuste detenzioni nei processi che lo hanno visto protagonista accusatorio.

 

Cioè il Governo, quindi  popolo italiano ha pagato per i suoi errori.

 

Parliamoci chiaro, solo errori?

 

Sì, è giusto porre la domanda con attenzione, parlare di solo di “errori” in questo contesto è un eufemismo che rischia di semplificare questioni complesse.

 

Quei 78 milioni di euro non sono soldi spesi per colpa di singoli giudici distratti, ma risarcimenti legali dovuti dallo Stato quando le detenzioni si sono rivelate ingiuste o non supportate da prove solide.

 

In pratica, non è un “errore” banale, ma una combinazione di carenze investigative o procedurali, norme che impongono lo Stato a risarcire anche per detenzioni preventive troppo lunghe o immotivate ed eventuali condanne di tribunali europei che hanno giudicato violati diritti fondamentali dei detenuti.

 

Quindi sì, il cittadino paga - e paga caro - ma parlare di “errore” rischia di ridurre la questione a colpa personale, mentre si tratta di un problema strutturale del sistema giudiziario e penitenziario.

 

Quindi ci state dicendo che una mente come quella di Gratteri non sapeva cosa stesse facendo nel richiedere custodie cautelari basate su indagini monche?

 

Suvvia…

 

Negli ultimi sette anni lo stato ha sborsato 220 milioni di euro per indennizzare i cittadini vittime di ingiusta detenzione, cioè che sono stati arrestati per poi essere prosciolti o assolti.

 

Il 35 per cento dei casi in Calabria, terra di maxi operazioni con decine di arresti, poi finite quasi sempre  in un mezzo flop …

 

E a colpi di flop e di comitati per il No che spuntano come funghi, ecco che Nordio cerca …

 

Dopo l'interrogazione del deputato di Forza Italia Costa, la Capo di Gabinetto chiede "di rendere noto alla collettività i finanziamenti ricevuti dal Comitato Giusto dire No".

 

Quindi, ora il buon  Nordio vuole i nomi di chi finanzia il “no” ed il dicastero di via Arenula, nella persona del Capo di Gabinetto del Ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi, scrive all’Anm per avere delucidazioni.

 

La risposta dei magistrati dell’Anm?

 

Semplice: “No. È contrario alla privacy…”

 

Alla faccia del cazzo della trasparenza …

 

Chi finanzia questo comitato nazionale per il “no”?

 

Chi c’è dietro tutto questo?

 

Chi è l’antagonista?

 

Signori, questi sono milioni di euro, non noccioline…

 

Allora chi sono questi “finanziatori”?

 

O donatori?

 

Sono fondi autonomi dei singoli dell’Anm?

 

Houston, se così fosse, allora abbiamo un bel problema.

 

Bello grosso.

 

Non l’avete ancora capito?

 

Il Ministero della Giustizia vuole vederci chiaro su chi ha finanziato il comitato del No al referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo.

 

Secondo un atto ispettivo basato su un’interrogazione parlamentare, ci sarebbe un potenziale conflitto di interessi grave, Magistrati in servizio iscritti all’Anm e privati sostenitori del “Comitato Giusto dire No” potrebbero finire per finanziare indirettamente la stessa Associazione Nazionale Magistrati che dovrebbe invece garantire imparzialità.

 

In altre parole, chi dovrebbe far rispettare la legge rischia di trovarsi coinvolto in un gioco politico e finanziario che mina la credibilità della magistratura.

 

È chiaro adesso?

 

Dobbiamo farvi un disegnino?

 

Insomma, il ministero il cui massimo responsabile è Carlo Nordio chiede all’Anm un elenco pubblico con tutte le donazioni che sono arrivate al comitato per il No al referendum e i nomi dei donatori. 

 

Ed è giusto, perché la cosa è delicata.

Negano, occultano, si nascondono nella privacy e poi parlano di Massoneria…

 

E la traspearenza?

 

Il “No” non è per la trasparenza?

 

Iniziamo male…

 

Comunque sia, il Comitato per il “No” ha un esponente di spicco e non stato scelto a caso.

E' Enrico Grosso.

 

Grosso è stato presentato ufficialmente durante una conferenza stampa nella sede dell’Anm in Cassazione, introdotto da Antonio Diella, Magistrato e Presidente del Comitato.

 

In sala si sono fatti notare Rocco Maruotti e Ciccio Zaccaro, leader di AreaDg, e Stefano Celli di Magistratura Democratica, mentre non c’era traccia di esponenti di Magistratura Indipendente...

 

L’assenza di quest’ultimi non è solo un dettaglio, tutto parla chiaro, segnalando divisioni e giochi di potere che attraversano la magistratura, lasciando in primo piano chi controlla davvero la scena…

 

Le operazioni di voto si svolgeranno domenica 22 marzo dalle 7 alle 23 e lunedì 23 marzo dalle 7 alle 15...

 

Come dice Alessandro..."stamo come stamo...perchè semo come semo..."

 

 La partita è aperta…

 

Sparpajateve co la scheda elettorale...



a cura di Fidias e Mino

...State boni, nun copiate ... (image by Simon_Argento)
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IL MOTTO SCELTO PER OP (Mino Pecorelli)

"Comment is free, but facts are sacred. Comment also is justly subject to a selfimposed restraint. It is well to be frank. It is even better to be fair. This is an ideal."

È una frase di C.P. Scott, direttore del Guardian per 57 anni, dal 1873 al 1930.

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