top of page
OP Osservatorio Politico

ANIMALISTI FARLOCCHI e dove trovarli...

  • oposservatoriopoli
  • 3 ott 2025
  • Tempo di lettura: 7 min

(Idealisti a comando e ad azione ritardata)


Ricordo ancora quando il 25 luglio del 2016 uscì la notizia che a Quarona gli animalisti bloccarono la pesca di un padre, urlandogli contro "Stai insegnando tuo figlio ad ammazzare".

 

Lo chiamarono "Assassino” davanti al figlio.

 

La colpa di questo padre fu quella di portare a pesca il figlio la domenica ...

 

Ad urlare contro questo padre furono degli animalisti-ambientalisti all’epoca guidati da Valerio Vassallo, altro Robin Hood denoantri, convinti che spaventare padre e figlio a pesca portasse benefici alla causa animalista!

 

Però, c’è sempre questo maledetto però…

 

Perché poi quando in Italia inizia la “Festa del sacrificio”, ovvero, 4 giornate in cui centinaia di migliaia di ovini, caprini e bovini verranno sgozzati per un sacrificio rituale islamico non parla nessuno.

 

Dove sono  Valerio Vassallo e i suoi sodali?

 

Durante la macellazione, l’animale rimane cosciente e la morte avviene in maniera lenta e straziante.

 

È assurdo che in un Paese dove si parla costantemente di diritti degli animali, siano poi permesse barbarie di questo tipo.


 Però l’islam fa paura, l’islam non è “un padre ed un figlio” comodi da offendere e spaventare mentre sono a pesca la domenica… Charlie Hebdo insegna!

 

E quindi?

 

E quindi pippa!


Muti! A catena!

 

Gli animalisti italiani quando ci saranno le prossime stragi di animali faranno pippa e zitti, al massimo urleranno contro qualcuno in un laghetto sportivo la domenica …

 

Ciò premesso, va ricordato che in Italia si sovrappongono diverse culture, quella ebraica per esempio, che a macellazione non è sicuramente la meno morbida se si valuta l’aspetto "sofferenza" dell’animale.

 

La macellazione kasher degli animali permessi dall'Halakhah, al fine di utilizzarne le parti per l'alimentazione umana è comunque molto cruda!

 

È infatti un rituale religioso che prevede un taglio rapido e continuo della gola dell'animale, effettuato da un esperto ebreo chiamato shochet con un coltello affilatissimo, chiamato chalef.

 

Lo scopo è di ridurre al minimo la sofferenza per l'animale, garantire la perdita quasi istantanea di coscienza e permettere il dissanguamento dell'animale stesso, poiché il consumo di sangue è proibito dalla legge ebraica.

 

E comunque per trovare questa carne bisogna cercarla, non si trova in vendita a buon mercato.


Nel frattempo, nei supermercati italiani … arriva una novità :la carne da macellazione del rito islamico, detta dhabīḥah ḥalāl.

 

Questa macellazione richiede che l'animale sia macellato da un musulmano, che recita la formula "Bismillah, Allahu Akbar" (In nome di Dio, Dio è grande), con un taglio rapido e netto alla gola per recidere la trachea, l'esofago e i vasi sanguigni principali, lasciando il midollo spinale intatto.


L'animale deve essere vivo e cosciente al momento del taglio, e il sangue deve essere completamente evacuato dalla carcassa.

 

Mi dispiace, ma, dato che sono risorse e che li ospitiamo in casa, anche contro la nostra volontà, allora che si sappiano le loro usanze e costumi, nel dettaglio!

 

Ecco le fasi della macellazione rituale islamica, godetevi la loro cultura passo passo.

 

Preparazione del sacrificatore.

Il sacrificatore deve essere un musulmano praticante, sano di mente e in pieno controllo.

 

Preparazione dell'animale.

L'animale deve essere vivo e incosciente prima del taglio.

 

Recitazione del nome di Dio.


Il sacrificatore pronuncia la formula "Bismillah, Allahu Akbar" o una formula simile, invocando il nome di Allah prima del taglio.

 

Orientamento.

L'animale, se possibile, viene adagiato sul fianco sinistro, rivolto verso la Mecca (Qibla).

 

Il taglio.

Con un coltello affilatissimo, si pratica un taglio rapido e netto alla gola, recidendo l'esofago, la trachea e le arterie carotidee e la vena giugulare.

 

Dissanguamento.

Si permette il completo dissanguamento dell'animale, che è fondamentale per la purezza della carne, secondo i principi islamici.

 

Controllo finale.

Un controllore rituale monitora che tutto il processo, dalla preparazione al confezionamento, sia conforme alle regole, assicurando la validità della certificazione Halal.

 

Ebbene?

 

Tutto a posto?

 

Animalisti della domenica a pesca, dove siete?


Valeriuccio...dove sei?

 

Eccoli, i paladini a comando, i crociati dell’ultima ora, quelli che confondono la lotta per la dignità degli animali con lo spettacolo da circo della provocazione urlata.

 

Il padre che porta a pesca il figlio la domenica diventa “assassino”, ma sulle tavole dei loro ristoranti preferiti scorrono bistecche e sushi come se nulla fosse.

 

Ipocrisia travestita da attivismo, isteria spacciata per morale.

 

La verità è che questi “animalisti farlocchi” non combattono davvero per gli animali, ma per la scena, per il titolo sul giornale, per il like compulsivo sui social.

 

Non li vedrai mai nei macelli clandestini o islamici all’aperto.

Non li troverai a denunciare i veri trafficanti di cuccioli.

Non spenderanno una parola contro i colossi dell’industria che trattano gli animali come merce da catena di montaggio.

 

Troppo rischioso, troppo scomodo, Charlie Hebdo insegna!

 

Paura... eh?

 

Meglio attaccare un padre qualunque, innocuo, in un paesino di provincia.

Lì puoi fare il leone, senza rimetterci niente.

 

Ma dove erano questi moralisti urlanti quando nei circhi gli animali venivano frustati per “divertire” il pubblico?

 

Dove erano quando i canili lager erano stipati di creature abbandonate a morire tra le sbarre?

 

Dove erano quando i roghi estivi devastavano boschi interi e i caprioli bruciavano vivi?

 

Comodi dietro un megafono, pronti a insultare il malcapitato di turno, incapaci di distinguere il vero nemico da un padre che pesca con il figlio.

 

Alla pari degli esaltati di piazza per la flottiglia per Gaza!

 

L’animalismo serio esiste, ed è fatto di sacrificio silenzioso, di chi si sporca le mani nei rifugi, di chi lotta contro la vivisezione con prove, dati, denunce documentate, di chi salva cani e gatti dai furgoni dei trafficanti dell’Est, di chi paga di tasca propria per curare animali feriti.

 

Quello è rispetto, quello è impegno.

 

Ma non fa audience, non regala titoli, non ti rende “eroe” su TikTok.

 

Gli altri, i farlocchi, sono solo l’ennesima setta ideologica che colpisce i deboli per sentirsi forti.

 

Si nutrono di isteria collettiva e predicano odio col volto dipinto di compassione.

 

Un paradosso infame: proclamare amore per gli animali mentre si calpesta la dignità degli uomini.

 

E allora smettiamola di confondere gli idealisti veri con i teatranti da marciapiede.

 

Perché chi grida “assassino” a un padre con la canna da pesca, ma tace davanti agli allevamenti intensivi e alle multinazionali che devastano il pianeta, non è un animalista.

 

È solo un vigliacco travestito da eroe.


E aggiungerei...anche un pò pezzo di merda...

 

Questi animalisti da salotto, che si eccitano davanti a uno smartphone e si addormentano davanti a un dossier, sono l’esempio perfetto di come l’emozione senza metodo diventi un’arma contro sé stessa.

 

Predicano la sacralità della vita animale a colpi di urla e megafoni, ma poi disinnescano la propria stessa causa quando evitano i luoghi dove il danno è reale e sistemico, gli allevamenti intensivi, le catene di macellazione, il commercio industriale.

 

È come combattere gli incendi spruzzando profumo.

 

La loro morale è tattica, non etica: scelta di palco e fotografia, non cambiamento strutturale.

 

Sanno fare la scena, non il dossier; sanno indignarsi in pubblica piazza, non indagare nelle stanze dove si decidono gli interessi.

 

E la cosa tragica è che questa recita danneggia anche chi davvero lavora per gli animali - confonde l’opinione pubblica, sposta l’attenzione sui singoli casi spettacolari, allontana risorse e fiducia dalle lotte che servirebbero.

 

Storicamente l’attivismo serio ha sempre saputo coniugare passione e strategia, il movimento operaio non faceva solo cortei, costruiva sindacati; i diritti civili non erano solo slogan, erano organizzazione e legge.

 

Forse questo Landini non lo sa, oppure fa finta di non saperlo!

 

Chi confonde la moralità col clamore tradisce quella lezione elementare.


Questi animalisti farlocchi sembrano più i giustizieri da telenovela che gli architetti di riforme.

 

Poi c’è la doppia morale, il fanatismo selettivo che fa sfilare contro il pescatore e poi "sorseggia sushi" al ristorante, che condanna l’uomo comune e ignora il capitale che ne profitta.

 

È il vecchio trucco del moralismo di comodo: colpire il debole perché il potente è inavvicinabile.

 

Chi grida “assassino” a un padre con la canna da pesca lo fa per sentirsi puro, non per giustizia.

 

È la retorica che si nutre di capri espiatori.

 

Smontiamo la liturgia: l’etica non è il linciaggio pubblico, l’empatia non è il vetro rotto della dignità altrui.

 

Quando il gesto “puro” diventa spettacolo e il fine è l’applauso, la causa si corrompe.

 

Il vero progresso passa dal confronto con le istituzioni, dalla proposta di leggi, dall’azione giudiziaria, dall’educazione.

 

Aggredire il cittadino normale è il segnale che non si ha nulla da proporre di serio.

 

Ecco il punto più amaro: questa facciata indignata finisce per rafforzare i peggiori stereotipi contro gli ambientalisti veri, offrendo munizioni ai nemici della causa - politica opportunista, élite che ridicolizza ogni protesta sensata, pubblicità negativa che annienta anni di lavoro.

 

Così l’amore dichiarato per gli animali diventa il colpo mortale alla loro stessa salvezza.

 

Se vogliono davvero cambiare le cose, la smettano di urlare alla domenica e comincino a sporcare i guanti, denunce documentate, pressione sui regolatori, boicottaggi mirati alle industrie che lucrano, campagne informative nelle scuole, campeggi legali davanti ai parlamenti.

 

La storia premia chi costruisce, non chi insulta.

 

Ma se preferiscono il teatro della colpa, sappiano che il loro slogan si ritorcerà contro di loro.

 

Quando l’indignazione è a comando e l’azione è ritardata, la gente capisce: non è etica, è spettacolo.

 

E lo spettacolo passa, i danni restano.

 

Quindi sì, “spaccali” - smonta la loro retorica, scardina la loro ipocrisia, azzanna la commedia con i fatti.

 

Falli scomparire come fenomeno utile, esponili per quello che sono - rabbia mal diretta, senza strategia, senza cuore concreto.

 

E nel farlo, restituisci la parola e la dignità agli animalisti veri, quelli che non fanno show, ma lavoro.

 

Finale.

La vera compassione non “sbrilluccica” sotto i riflettori, non strilla davanti a un pescatore, non cerca il like; la vera compassione si prende la responsabilità del cambiamento e non si accontenta mai del facile applauso.


Chi non lo capisce, resterà soltanto un’eco vuota in mezzo al silenzio.

 

Intanto però mentre parliamo di ambiente e di animali, l’islam avanza, imperterrito e si insedia nella nostra cultura, minandola e schiacciandola …

 

Non siamo altro che le “loro” risorse …

 

In campana...amici...


In campana...


a cura di Mino e Fidi@s


(image mix dal web)

 

 
 
 

Commenti


OP Osservatorio Politico
GNS PRESS

Iscriviti alla nostra newsletter

Data e ora
Giorno
Mese
Anno
Orario
OreMinuti
Prodotto
Donazione
10 €
20 €
30 €

Tutte le nostre aree web, sito, blog, social "OP Osservatore Politico" non rappresentano una testata giornalistica in quanto vengono aggiornati senza alcuna periodicità.

Non possono, pertanto, considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n.62 del 2001.

  • Blogger
  • Facebook
  • Instagram
  • Youtube

IL MOTTO SCELTO PER OP (Mino Pecorelli)

"Comment is free, but facts are sacred. Comment also is justly subject to a selfimposed restraint. It is well to be frank. It is even better to be fair. This is an ideal."

È una frase di C.P. Scott, direttore del Guardian per 57 anni, dal 1873 al 1930.

Copyright

© 2035 by ifyou&communicationbrother's

Powered and secured by Old&Fast Accurate Affair Group

GDPR Privacy
GNS PRESS
bottom of page