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STORIE NERE: “L'omicidio di un giornalista”

  • oposservatoriopoli
  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 13 min

La giornalista d’inchiesta Raffaella Fanelli, autrice di numerosi libri e vincitrice di prestigiosi premi, da anni lavora a un’inchiesta sull’omicidio di Mino Pecorelli, al quale ha dedicato “La strage continua. La vera storia di Mino Pecorelli” (Ponte alle Grazie).

Il caso finora irrisolto, e per molti anni fermo, dell’omicidio di Pecorelli, fondatore nonché temutissima firma di Osservatore Politico, è stato riaperto grazie al lavoro della giornalista.

E per questo, lei ha ricevuto il Premio Eccellenza italiana 2021.

 

…ma, io direi che aveva il fisico probabilmente dell’atleta che fa Judo, che è uno sport congeniale alla sua mentalità, uno sport puro da combattimento …

 

(Franca Mangiavacca) …per me era bellissimo era longilineo con gli occhi azzurri, e questo fisicamente, e poi era dolce…

 

(Paolo Patrizi) …è stata una persona generosa, è stata una persona che probabilmente è stato… aveva una vita privata che non l’appagava molto e una vita professionale nella quale cercava di dimenticare la vita privata una vita privata nella quale cercava di risollevarsi la vita professionale…

 

…impersonava, secondo me, il vero giornalista un giornalista di razza, insomma devo dire…

 

-        (Fanelli) C’è una pistola dell'ufficio reperti del tribunale di Milano non è esposta in un museo non è dentro una teca e catalogata come corpo di reato fredda numerata archiviata e una pistola sequestrata dall'ex NAR Gilberto Cavallini condannato all'ergastolo per la strage alla stazione di Bologna.

Una pistola passata per le mani di un ex avanguardista che potrebbe essere l'arma che il 20 marzo 1979 ha sparato quattro colpi calibro 7,65 in via Orazio, a Roma, quattro colpi che hanno ucciso il giornalista Carmine Pecorelli.

Da quasi mezzo secolo, quella pistola che aspetta, aspetta una perizia che potrebbe finalmente collegarla ai quattro colpi che hanno ucciso un uomo e ha interrotto la sua inchiesta.

Su cosa stava lavorando?

Quando Pecorelli quel 20 marzo proprio fiore priva di essere ucciso ha incontrato un uomo che non è mai stato identificato e che la sua segretaria e compagna Franca Mangiavacca vede per pochi minuti.

 

(Franca Mangiavacca) …c'era una persona all'interno, c'era davanti alla scrivania una persona che si è girata quando io sono entrata, non l'avevo vista mai prima non ho avuto ma non mi è sempre stato detto che una persona non era stata identificata durante questo periodo Pecorelli uscì chiedendo una notizia per relativa al generale Musumeci…

 

-        (Fanelli) Mino Pecorelli non era un giornalista qualsiasi, era il direttore di OP osservatore politico, una rivista che circolava nei palazzi del potere scriveva di servizi segreti di dossier riservati di apparati paralleli perché chiede a Franca Mangiavacca le notizie che avevano raccolto su Pietro Musumeci.

Chi era Pietro Musumeci.

Generale del Sismi il servizio segreto militare iscritto alla P2 fu indagato e condannato a nove anni insieme a Licio Gelli a Giuseppe Belmonte altro ufficiale dei Sismi e a Francesco Pazienza per aver depistato le indagini sulla strage di Bologna.

Sarà Francesco Pazienza dirmi che nel periodo in cui collaborava con Musumeci del Sismi qualcuno aveva a disposizione killer operazioni sporche una notizia che mi confermò Pasquale Notarnicola e in generale che dal 1978 al 1983 e al Sismi l'ho incontrato pochi mesi prima della sua morte quando cercavo notizie sull'omicidio Pecorelli, prima di far riaprire le indagini sull'omicidio del giornalista.

Mino Pecorelli è stato ucciso nel marzo del ‘79 i preparativi della strage di Bologna sono iniziati nel febbraio del ‘79 quindi un mese prima dell'omicidio del giornalista, lei ha considerato insomma, potrebbe esserci stato un interesse di Pecorelli, potrebbe aver saputo qualcosa di quella strage?

 

(Paolo Patrizi) …Oh.. io ho avuto questi tempi però uomini risposta, quella sera che è stato ucciso mi hanno telefonato - e stranamente mi hanno telefonato - perché è strano che nel momento in lo uccidono qualcuno mi telefoni mi dice che l’hanno ammazzato, quindi questo l'ho trovato strano, ma oltre questo, io …

 

-        (Fanelli) Posso chiederle chi è stato a farle la telefonata?

 

(Paolo Patrizi) …l'ho saputo da uno degli uomini che dipendevano dal Cogliandro uno degli ufficiali capocentro che guardava di solito… doveva guardare i fatti del Medio Oriente, qui fa una telefonata di sera a casa e mi dice - Guardi direttore hanno ammazzato Pecorelli – come mai tanta tempestività…

 

-        (Fanelli) Crede che gli uomini dei servizi segreti siano coinvolti nell'omicidio Pecorelli?

 

(Paolo Patrizi) …Non lo so, ho avuto anch'io questi dubbi…

 

-        (Fanelli) Franca Mangiavacca e Paolo Patrizi che vice direttore di OP amico di Mino Pecorelli raggiungono l'auto del giornalista alcuni istanti dopo gli spari, Pecorelli è stato colpito attraverso il finestrino mentre stava mettendo in moto la sua Citroen verde”.

Franca Mangiavacca racconta di aver visto un uomo con un impermeabile chiaro allontanarsi quasi di corsa i primi ad arrivare sono due carabinieri.

 

…io arrivai con la mia affetta e l’autista, quasi per prima lì...

 

-        (Fanelli) Quindi arrivi cosa succede, chi ti chiamò?

 

(Luigi Franco) …l'operativa ci mandò sul posto dicendo che era successo in Via Orazio, mi trovavo a circa tre-quattrocento metri, e arriviamo lì, e praticamente trovammo questa macchina e quando fu aperta la portiera, perché se tu vedi la macchina si trovava con la parte anteriore verso …al contrario verso la strada…quando fu aperta la portiera e si vide questa persona che non si sapevamo chi fosse… e la cosa che io ho notato, ho notato che c'era una borsa di cuoio sula parte del passeggero, a terra, poi arrivarono ufficiali e mi fu ordinato di andare sulla Via Cassia, mi ricordo benissimo che per trovarla perdendo un po' di tempo, e io ricordo una villa che aveva questo viale tutto illuminato di candele e aspettavano oggi fecero aspettare fuori dal cancello un bel po' di tempo fino a quando non uscì questa persona che era il giudice di turn, noi lo dovevamo portare sul posto…

 

-        (Fanelli) E non credo sia stata mai ritrovata una borsa di Pecorelli.

 

(Luigi Franco) …invece c’era! Si…

 

-        (Fanelli) Sei sicuro di averla vista?

 

(Luigi Franco) …Si, era di color cuoio…era al lato passeggero, a terra, questo me lo ricordo benissimo, c'era la borsa, c’era. E a distanza di anni arrivarono il Carabinieri a casa…

 

-        (Fanelli) Perché?

 

(Luigi Franco) …perché arrivarono i carabinieri a casa? Per notificarmi la convocazione presso il tribunale di Perugia al processo Pecorelli…

 

-        (Fanelli) Sei andato a testimoniare?

 

(Luigi Franco) …e no… e no…perché?

 

-        (Fanelli) Scusami ma perché avevi così paura, cosa avevi visto?

 

(Luigi Franco) …Ma… Fanelli, …ma Fanelli, ti rendi conto, c’era il caso Andreotti, la Banda della Magliana e io mi presento da solo… a dire…, ma me, chi mi guardava le spalle …. Nessuno, non andai, mandai un referto medico…

 

-        (Fanelli) Ma cosa avresti potuto dire, cosa avreste potuto dire di importante a parte quella storia della borsa perché non credo sia stata mai ritrovata una borsa di Pecorelli…

 

(Luigi Franco) …Invece c’era…invece c’era!

 

-        (Fanelli) Si chiama Luigi Franco, oggi è in pensione è racconta, nessun magistrato lo ha mai cercato per chiedergli conto di quella notte e di quella borsa la voce che ascolterete ora, invece, è quella di Andrea Pecorelli figlio del giornalista ucciso.

 

(Andrea Pecorelli) …Ma è più importante che lo venga a testimoniare il carabiniere perché se lo dice a noi così, …io la storia della borsa ed è dai tempi, …no? Perché nella borsa c'era la famosa agenda, poi hanno iniziato a parlare dell'agenda sparita ma l'agenda stava nella borsa…

 

-        (Fanelli) L'agenda che dicono sparita …

 

(Andrea Pecorelli) …eh, certo, presumibilmente …visto che dicono che sia sparita quindi forse è sparita anche l’agenda…

 

-        (Fanelli) Questa persona non ha mai testimoniato a Perugia, ha presentato dei certificati medici perché ha detto che non voleva presentarsi da solo, senza scorta, “ho presentato le certificati medici”, ha detto questo.

 

(Andrea Pecorelli) …Ovviamente visto il periodo storico e …l'alto lignaggio degli imputati, è stata assolutamente una scelta dettata indicata dalla paura…

 

-        (Fanelli) La borsa non risulta fra i reperti, non c'è, non è stata repertata, non risulta esserci una borsa…

 

(Andrea Pecorelli) …perfetto, non o metto in dubbio, ma qui c’è un problema alla base, che è questo, è stato fatto un verbale perché c’è stato un omicidio e quindi i verbalizzanti non sono quelli che stavano in ufficio, sono quelli che sono intervenuti. Qiuiondi il signor Luigi Franco, nello specifico, o lo ha redatto o comunque lo ha firmato il verbale perché lui era presente sulla scena e perché nel verbale non ha inserito che lui aveva visto una borsa che dopo non c’era più?

Perché lui tra l’altro non può sapere che la borsa è stata fatta sparire.

Quindi nel verbale avrebbe dovuto mettere: “Ho aperto la portiera e ho rinvenuto il cadavere di Mino Pecorelli con accanto una borsa di cuoio”, e se poi sul verbale non c’è scritto, anche se non l’ho scritto io e lo devo firmare, devo dire al mio collega: “Scusa, perché non hai fatto riferimento alla borsa?”.

Perché qui ci sarebbe da fare un passo indietro e dire: andiamo un po’ a rivedere il verbale di quella sera, da chi è stato firmato, chi lo ha redatto, chi lo ha sottoscritto e che cosa hanno scritto in questo verbale.

Perché qui abbiamo ovviamente una discrepanza, perché se oggi asserisce che c’era una borsa e sul verbale non viene riportato allora la cosa è un po’ più grande di Luigi Franco, che poi si è messo a fare un'altra cosa e non si è accorto che la borsa è stata fatta sparire.

Vuol dire che c’è una collusione, perché se tu vedi le foto intorno alla macchina di papà ci stanno 50 persone, quindi non può passare inosservato uno che apre la portiera e prende la borsa.

All’inizio anche noi pensavamo che potesse essere successo contestualmente all’omicidio, no? Chi ha sparato porta via l’agenda, prende la borsa, ok, poi io addirittura pensavo che fosse stata presa da Franca Mangiavacca quando è intervenuta insieme a Paolo Badessi, però se l’ha vista il carabiniere vuol dire che la borsa, quando sono intervenute le forze dell’ordine, era ancora lì.

Quindi vuol dire che è stata fatta sparire da qualcun altro, che è sicuramente un appartenente alle forze dell’ordine…

 

-        (Fanelli) C’è un documento sequestrato a Licio Gelli il giorno del suo arresto intitolato “anticipi”. Da quel lato emerge che Gelli aveva versato cinque milioni di vecchie lire destinati alla strage di Bologna recuperandoli poi attraverso la banca di Calvi che fungeva da tesoreria occulta della P2. L'analisi dei tre conti svizzeri collegati mostra che tutti i fondi erano usciti dalle casse del banco ambrosiano-andino a partire dal febbraio 1979 per finire a Ortolani, Umberto Ortolani, braccio destro di Gelli che nei mesi successivi li utilizza col venerabile per finanziare la strage alla stazione del 2 agosto 1980. Le sentenze definitive e le indagini della procura Generale hanno individuato i mandanti, organizzatori e finanziatori della strage di Bologna nei vertici della loggia massonica P2, Licio Gelli e Umberto Ortolani, in Federico Umberto D'Amato ex capo dell'ufficio affari riservati del Ministero dell'Interno e nel giornalista Mario Tedeschi. Per gli esecutori ci sono sentenze definitive che condannano in Francesca Mambro, Valerio Fioravanti, Luigi Ciavardini e Gilberto Cavallini nel processo sui mandanti dell'aprile 2022 l'ex avanguardista Paolo Bellini è stato condannato il primo grado come Quinto esecutore materiale non sentenza confermata dalla Cassazione il primo luglio 2025. Paolo Bellini ha fatto parte di Avanguardia Nazionale e Avanguardia Nazionale la sentenza che condanna Bellini lo conferma, è coinvolta nella strage.

 

-        (Fanelli) In Via Tacito, dove c’era la redazione di OP, nella redazione di Pecorelli viene sequestrato un dossier che il giornalista aveva raccolto su Avanguardia Nazionale, sull'attività eversiva del movimento fondato da Stefano Delle Chiaie e Adriano Tilgher, perché nessuno ha mai pensato a quel dossier come al momento dell'omicidio? Un giornalista non viene ucciso per quello che ha già pubblicato ma per quello che potrebbe pubblicare. Marcello Astorri era un amico di Mino Pecorelli ho trovato il suo nome su un vecchio numero del Il-Messaggero del 1979 e l'amico che accompagna il giornalista la mattina del 20 marzo del 79 dal magistrato Luciano Infelisi.

 

(Marcello Astorri) …mi disse che era felicissimo perché stava prendendo quelle carte, e quindi c’era un messaggio di Avanguardia Nazionale, di Delle Chiaie, e lui lo andò a raccontare con Infelisi…

 

-        (Fanelli) Pecorelli non parlò con Infelisi di questo?

 

(Marcello Astorri) ... Noi, …lui parlò per un quarto d’ora, quando siamo scesi gli chiesi di cosa parliamo oggi? Sul giornale che sarebbe uscito, gli dico parliamo del fatto Moro? E lui mi disse no!  Oggi la notizia viene da destra, mi parlò di Avanguardia Nazionale e di Stefano Delle Chiaie, Mino aveva un tesoro per le mani, e gli dissi -e lo sai andato a raccontare a Infelisi? Io fino adesso non ho detto niente a parte il fatto che sono vecchio, è perché c’è potrebbe pagare che è vivente, capisci? Può far male…  

 

-        (Fanelli) Marcello Astorri, amico del giornalista ucciso a Roma il 20 marzo del 1979, il suo nome è sull’agenda di Mino Pecorelli eppure nessuno lo ha mai interrogato, neanche dopo la mia intervista, perché se a Bologna nella sentenza che condanna l’ex NAR Gilberto Cavallini all'ergastolo c'è un intero capitolo sull'omicidio del giornalista Mino Pecorelli, a Roma nel fascicolo che la procura ha aperto nel febbraio del 2019 sull'omicidio del giornalista non c'è niente, assolutamente niente, a Bologna hanno sentito Vincenzo Vinciguerra e a Roma no, perché? Chi ha deciso che le indagini sull'omicidio del giornalista devono restare giacenti? Sì è questo è il termine per indicare fascicoli di indagini sospese o ferme dove non ci sono attività investigative. Perché sentire Vinciguerra? Perché il neofascista di ordine nuovo e avanguardia Nazionale ha parlato della pistola usata per uccidere il giornalista.

 

(Vincenzo Vinciguerra) …Da Volterra ero stato trasferito a Rebibbia ed ero in cella con Adriano Tilgher e Silvano Farabella, tutti e due di Avanguardia Nazionale, e in quel contesto mi è apparso preoccupato perché Domenico Magnetta, che io conoscevo come militante di Avanguardia Nazionale qui a Milano, che avevo personalmente conosciuto proprio nel ‘79, insieme a Stefano Delle Chiaie; che Marco Ballan lo stava ricattando, nel senso che pretendeva di essere scarcerato, utilizzando evidentemente le amicizie che riteneva o sapeva che i vertici di Avanguardia Nazionale potevano avere con una parte della magistratura, minacciando in caso contrario, se gli fosse venuto a mancare questo aiuto, di consegnare le armi che aveva in deposito, del gruppo, cioè di Avanguardia Nazionale, tra i quali la pistola che aveva ucciso Mino Pecorelli…  

 

-        (Fanelli) A Roma non è mai stato sentito Vinciguerra, mai Tilgher, mai Silvano Falabella perché? A Bologna nella sentenza che condanna all'ergastolo l'ex NAR Gilberto cavallini c'è un intero capitolo sull'omicidio Pecorelli, a Roma no, niente …

Parte l'attività preparatoria della strage di Bologna, negli stessi mesi in NAR e altri gruppi del terrorismo nero Romano come avanguardia Nazionale cominciano a ricevere finanziamenti per acquistare armi ed esplosivi senza limiti di prezzo, ho incontrato Licio Gelli pochi mesi prima della sua morte, era il 2015 e da una lunga intervista che resterà l'ultima del venerabile vorrei farvi ascoltare quello che mi ha raccontato di Bologna.

 

-        (Fanelli) Lei, crede in quello che è sempre sostenuto Cossiga, cioè che era una pista internazionale o comunque …

 

(Gelli) …all'epoca, l’esplosivo, perché veniva dalla Cecoslovacchia, lo trovava anche nel suo supermercato. Ovunque e dovunque. Quello era un incidente di percorso, loro si fermano a Roma… a Bologna, da Bologna dovevano prendere un altro treno, non so per dove, eccetera eccetera siccome era io 2 di agosto, probabilmente la gente che fumava… lei fuma…nel senso che chi fuma molte volte ….uno metteva in giro un mozzicone e dava, io sono stato un fumatore allora può darsi che il mozzicone è andato a contatto con l’esplosivo, perché è andato a contatto con l'esplosivo? Perché non era stata la bomba, non c’è stata la bomba, questo mozzicone deve essersi riscaldato ed è scoppiato, ma quale bomba…

 

-        (Fanelli) Quindi è esplosivo, esplosivo che porterebbe però lontano dai NAR, non erano…

 

(Gelli) …Nar, non erano …non hanno nulla a che fare credo… quando l’hanno chiesto a me ho detto ‘non ci pensate proprio’, sono mal sono movimenti giovanili sbagliati, perché se c’era da fare una rivoluzione, stava bene d’altra parte, erano dei cani senza guinzaglio, non avevano un capo…

 

-        (Fanelli) Pecorelli si era infiltrato nella P2 e ne uscì sei mesi dopo, al contrario di altri noti giornalisti che alla loggia devono la loro carriera. Pecorelli ne uscì con una lettera al vetriolo indirizzata a Licio Gelli, nei suoi articoli attaccò il venerabile e su Gelli continuò ad indagare. Le sue informazioni su Musumeci e sui dossier e servizi si inserivano proprio nel periodo in cui la strategia stragista dei NAR stava passando dagli omicidi mirati agli attentati di massa per cui l'attacco con le bombe a mano a una sede umana del partito comunista del giugno del 1979 e l'uso di 55 candelotti di dinamite nella Piazza del Consiglio Superiore della magistratura, ad indagare in una capitale dominata dalla P2 c'era solo il PM Mario Amato che nella sua ultima audizione al CSM ricordava come quella progettata strage di giudice e passanti fosse fallita solo per il mancato funzionamento del timer. Amato sarà assassinato il 23 giugno 1980 dagli stessi terroristi dei NAR che cinque settimane dopo eseguiranno la strage di Bologna.

Mino Pecorelli era direttore ma anche editore del suo giornale e cercava i soldi per tenerlo in vita per pagare collaboratori redattori, Andrea Pecorelli è il figlio di Mino Pecorelli, e la sua voce l'avete già sentita…

 

 

(Andrea Pecorelli) …Ricordo alla perfezione che qualche giorno prima di morire papà incontrò Umberto D’Amato e oggi, insomma, a posteriori, dopo tanti anni scopriamo chi fosse e quale ruolo esercitasse, aveva un appuntamento il giorno dopo con Licio Gelli chiaramente per quella che era l'abitudine di papà, che era quella di incontrare insomma le persone delle quali era venuto in possesso di notizie, mi piace ricordare che conosco mio padre oltre ad essere il giornalista direttore e quindi mi sembrava spesso sottolineare che in qualità di editore era costretto per il suo giornale a cercare denari per portare avanti l'attività e questo tanto per rispondere a tutti quelli che subito dopo la sua morte sì dannarono l'anima per indicarlo come un uno sporco ricattatore, non era niente di questo, era un editore, un imprenditore che cercava risorse per la propria azienda…

 

-        (Fanelli) Le indagini sulla morte di suo padre sono state riaperte nel febbraio del 2019, a che punto sono?

 

(Andrea Pecorelli) Ferme, immobili …noi abbiamo sollecitato il PM D'Amore addirittura ad ascoltarci, per avere informazioni un po' più dettagliate su tutte le indagini che, eh, non avendole fatte la magistratura ci siamo fatti personalmente; ho chiesto personalmente di essere ascoltato, abbiamo girato un po' di documentazione al pubblico ministero e …siamo già in attesa. In attesa non si capisce bene di cosa, perché è la cosa che ripeto da almeno quasi 4 anni ma, almeno Vinciguerra prima che muore lo vogliamo andare a sentire? Cioè, io non posso tutti i giorni dovermi informare sulla salute di Vinciguerra augurandogli lunga vita nella speranza che prima o poi un magistrato lo vada a sentirmi …così con la follia.

 

-        (Fanelli) Quattro colpi di pistola e un giornalista che ha il diritto di avere giustizia, perché anche se mandanti del suo domicilio sono morti i killer no. Roma non è una città che dimentica ma ci sono delitti che preferisce non ricordare, eppure, la storia di Mino Pecorelli non può restare sepolta negli archivi, non si può mettere a tacere un uomo che ha dedicato la vita a svelare segreti, a raccontare ciò che altri volevano nascondere, i dossier, le fonti, le carte, tutto parla ancora oggi e ogni dettaglio, ogni indizio è un passo verso la giustizia che Pecorelli merita …

 

“L'omicidio di un giornalista” è un podcast scritto e raccontato da Raffaella Fanelli per l’“Editoriale e Libertà”, post produzione e soundtrack Stefano Forzoni.

 

 

 

 

...ma, la borsa, dov'è?
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"Comment is free, but facts are sacred. Comment also is justly subject to a selfimposed restraint. It is well to be frank. It is even better to be fair. This is an ideal."

È una frase di C.P. Scott, direttore del Guardian per 57 anni, dal 1873 al 1930.

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