SINISTRA, DESTRA E LA DOPPIA MORALE NELLA MEMORIA PUBBLICA...
- oposservatoriopoli
- 16 gen
- Tempo di lettura: 7 min
Tutti smemorati.
Però...a comando.
La sinistra che “salva” il mondo!
In Italia c’è un enorme buco nero nella memoria storica.
Riempiamolo, almeno in parte.
Si parla, giustamente, delle dittature fasciste e naziste come dei grandi mali del Novecento.
Ma quasi mai si affronta con la stessa onestà ciò che è stato il comunismo quando ha governato.
I numeri non sono propaganda, sono archivi, atti di Stato, studi storici.
Secondo ricerche accademiche internazionali, i regimi comunisti nel mondo hanno causato decine di milioni di morti.
- Unione Sovietica: circa 20 milioni
- Cina maoista: oltre 60 milioni
- Vietnam, Corea del Nord, Cambogia: altrettanti milioni di vittime.
Stiamo parlando di una delle più grandi stragi ideologiche della storia umana.
Eppure questo tema in Italia è quasi un tabù.
Come mai?
Perché la sinistra che ha vinto la guerra culturale nel dopoguerra ha costruito una narrazione unica, quella in cui i partigiani sono i “buoni” assoluti, il comunismo è stato solo un “errore nobile” e l’Occidente ha dovuto chiudere un occhio pur di fermare Hitler.
In questa narrazione non c’è spazio per i gulag, per i laogai, per i milioni di morti per fame, per le purghe, per i campi di rieducazione.
La Resistenza è stata una pagina complessa, non un santino.
Dentro c’erano eroi veri, ma c’erano anche partiti che puntavano a sostituire una dittatura con un’altra.
Gli Stati Uniti e la mafia hanno aiutato a cacciare i nazisti?
Sì.
Ma questo non rende automaticamente democratico chiunque fosse dall’altra parte.
La vera domanda che non si vuole fare è semplice: salvati da chi…e sopratutto... per essere consegnati a cosa?
Non esiste una dittatura “buona”.
E finché una delle più sanguinose del Novecento continuerà a essere protetta dal silenzio ideologico, la nostra memoria resterà truccata.
Quindi gli eroi non sono eroi ma …uomini.
Uomini dentro una guerra sporca, confusa, violenta, dove qualcuno ha davvero combattuto per la libertà e qualcun altro ha combattuto per sostituire un padrone con un altro.
Il problema non è togliere dignità a chi ha rischiato la vita contro il fascismo.
Il problema è trasformare tutti in santi e usare quei santi per blindare una narrazione politica che dura da ottant’anni.
Nella Resistenza c’erano persone che volevano una democrazia vera, persone che volevano una rivoluzione comunista, opportunisti, vigliacchi, vendette personali, regolamenti di conti e anche crimini di guerra.
Dire questo non è revisionismo.
È storia adulta.
L’eroe vero non è chi sta “dalla parte giusta” per definizione.
È chi difende la libertà senza voler imporre una nuova dittatura.
Il mito serve al potere.
La verità serve ai cittadini.
E l’Italia, su questo, non ha mai fatto davvero i conti col proprio passato.
Che grande comunicatore Marx, altro che Joseph Goebbels.
Anche se Marx non era un “genio della propaganda” come Goebbels.
Era un teorico con una potenza narrativa enorme, ha costruito una storia del mondo semplice, seducente e totalizzante, oppressi contro oppressori, redenzione finale, fine della storia, ed è proprio quella struttura che ha reso il marxismo così contagioso.
Non servivano manifesti, bastava l’idea che “la Storia è dalla tua parte”.
Un uomo senza morale, un puttaniere, uno sfruttatore sposato con un’aristocratica prussiana, un mantenuto che non ha mai lavorato un giorno nella sua vita è diventato il “Padre dei lavoratori” di tutto il mondo.
Incredibile.
La famiglia di Marx viveva in condizioni di estrema povertà nel quartiere di Soho a Londra, e la mancanza di cibo, igiene e cure mediche adeguate contribuì alle perdite dei propri figli.
Ma, Marx non era un operaio sfruttato.
Marx era un “intellettuale” mantenuto.
Senza Friedrich Engels, figlio di un industriale tessile, cioè di uno dei “capitalisti” che Marx odiava, Marx non avrebbe potuto scrivere una riga.
Engels gli pagava l’affitto, gli mandava assegni regolari, gli copriva i debiti, gli finanziava i libri.
In pratica, la critica al capitalismo è stata sponsorizzata dal capitalismo.
E sì, Engels conduceva una vita tutt’altro che ascetica, fabbriche di giorno, bordelli e amanti di notte.
Mentre finanziava l’uomo che predicava l’abolizione della proprietà privata.
Questa non è una barzelletta, è una contraddizione strutturale.
L’ideologia che prometteva la liberazione degli oppressi nasce in salotto, mantenuta dai profitti di Manchester.
E qui sta il punto che dovrebbe fare male a chi crede in questa fantasiosa ideologia, Marx ha costruito una narrazione potentissima partendo anche dal proprio risentimento personale verso un sistema che lo aveva schiacciato.
Ma quel sistema era lo stesso che gli permetteva di sopravvivere grazie a Engels.
Il comunismo non nasce nei campi.
Nasce nei caffè, con qualcuno che paga il conto.
Eccola la doppia morale nella memoria pubblica.
Poi c’è ancora chi s’incazza o s’indigna se c’è chi alza il braccio destro in una commemorazione o chi alle giostre manda “faccetta nera” prima dei calci in culo…
Una volta si riusciva anche a fare della sana ironia...
Alla fine in Italia puoi sbagliare tutto, tranne una cosa: “la dittatura giusta”.
Se è quella “sbagliata” ti processano, se è quella “giusta” ti fanno i murales.
E poi ci chiediamo perché la storia qui non passa mai di moda…
Grazie al cazzo... cambia solo la copertina!
Ma credete che sia finita qui?
Ma anche no …
Perché la sinistra che nasce da Marx in Italia non esiste più da tempo.
Il comunismo come progetto sociale è morto e sepolto, ma non il suo linguaggio.
Ed è quello che viene usato oggi come clava.
Quello che vediamo è una sinistra trasformata in una miscela strana, un po’ radical-chic, un po’ vecchia Democrazia Cristiana riciclata, un po’ burocrazia di potere.
Non rappresenta più lavoratori, né popolo, né ultimi.
Rappresenta sé stessa.
Usa il comunismo come bandiera storica.
Usa l’antifascismo come lasciapassare morale.
Ma pratica una politica che non ha niente di socialista e molto di oligarchico.
Controllo dell’informazione, scomunica di chi dissente, etichette per zittire, narrazioni uniche, nemici inventati per tenere compatta la tribù, questa non è sinistra, è potere che parla con accento progressista.
Il paradosso è brutale, hanno preso un’ideologia che nasceva contro le élite e l’hanno trasformata nell’ideologia delle élite.
E chi non si allinea non è un avversario, è un “fascista”, un “impresentabile”, uno da escludere.
Questo non è antifascismo.
È conformismo armato di morale.
Non si sono limitati a tradire Marx.
Hanno preso il suo vocabolario e lo usano per governare una società che non ha più nulla di socialista, ma molto di corporativo, mediatico e clientelare.
Alla fine non hanno sostituito un’ideologia con un’altra.
Hanno sostituito un’ideologia con un sistema di potere che si traveste da ideologia.
Ed è per questo che tanta gente non li sopporta più: non perché siano “troppo di sinistra”, ma perché non lo sono affatto.
Quella che oggi si chiama “sinistra” in Italia è un partito di ceto, non di classe.
Non vive nei quartieri popolari, vive nei centri storici.
Non parla agli operai, parla ai talk show.
Non organizza il conflitto sociale, organizza il consenso nei salotti.
Il comunismo è morto, ma loro lo tengono in formalina come una reliquia da esibire quando serve.
Non per cambiare il mondo, ma per zittire chi lo contesta.
L’antifascismo è diventato il nuovo peccato originale, non serve più a impedire una dittatura, serve a decidere chi può parlare e chi no.
Chi controlla i media, le università, le fondazioni culturali, i grandi festival, le redazioni?
Sempre lo stesso circuito.
Una borghesia progressista che predica uguaglianza mentre vive in un mondo separato dal resto del Paese.
Questa gente non teme il fascismo.
Teme il dissenso.
Perché il vero pericolo per loro non è un nostalgico in camicia nera.
È qualcuno che dice “Il re è nudo. Avete tradito tutto quello che dicevate di essere.”
Hanno fatto una cosa geniale e sporca allo stesso tempo, hanno preso il linguaggio dei rivoluzionari e l’hanno messo al servizio dell’ordine costituito.
Parlano di diritti mentre blindano i privilegi.
Parlano di inclusione mentre escludono chi non si allinea.
Parlano di libertà mentre invocano censura “per il bene di tutti”...
È una chiesa laica, con i suoi dogmi, i suoi eretici, le sue scomuniche e i suoi preti mediatici.
E come tutte le chiese di potere, non salva nessuno.
Amministra.
Alla fine non hanno sostituito una dittatura con una democrazia.
Hanno sostituito una vecchia ideologia con un sistema che usa le ideologie come maschere.
E la maschera più comoda, oggi, è quella dell’antifascismo eterno, così non devono mai rispondere di quello che fanno nel presente.
Abbiamo testimonianze forti che rendono questa logica adamantina, Tommaso Cerno, ex senatore del PD, oggi direttore de “Il Tempo”.
Ma non è il solo.
Ci sono decine di esempi plateali di "ex sinistra", figure mediatiche che, pur avendo avuto un passato in ambienti politici di sinistra (PCI, PDS, DS, PSI, ecc.), oggi si posizionano in modo critico, si avvicinano a posizioni di centro-destra oppure si distaccano completamente dalla sinistra tradizionale, diventando giornalisti, testimonial, opinionisti o direttori di testate diverse, come nel caso di Giuliano Ferrara, Claudio Velardi, Paolo Liguori, Daniele Capezzone, e personaggi come Luca Josi.
Ma non basta.
Marco Rizzo?
Esattamente. Il buon Rizzo ha dichiarato più volte di non considerarsi più di sinistra nel senso tradizionale, sostenendo che la sinistra italiana si è allontanata dai suoi valori storici, tradendo i lavoratori per abbracciare cause identitarie ("sinistra da passerella") e alleandosi con l'establishment, trasformando il conflitto in un "popolo contro élite", e che la sua posizione si è spostata verso un'area più sovranista e popolare, attraendo anche elettori di destra.
Ma chi è Marco Rizzo?
Non è uno di sinistra qualsiasi.
Marco Rizzo è stato militante del Partito Comunista Italiano, al suo scioglimento è tra i fondatori di area cossuttiana di Rifondazione Comunista e poi dei Comunisti Italiani, ricoprendo le cariche di deputato ed europarlamentare della sinistra più a sinistra della sinistra.
Nel 2009 ha fondato il Partito Comunista (PC), del quale ha ricoperto il ruolo di segretario sino al 2023 e poi di presidente onorario fino al luglio 2024.
Presidente Onorario del Partito Comunista (PC) dal gennaio 2023 fino a luglio 2024.
E oggi?
Oggi scarica veleno sulla sinistra italiana: a ogni intervento pubblico la smonta senza pietà, tanto da aver fondato il partito Democrazia Sovrana Popolare, con un logo che richiama più la destra che la sinistra, tricolore compreso.
Ma vogliamo scendere dalla politica classica a quella del grande schermo?
Ricky Memphis racconta: «Mio padre voleva chiamarmi Benito».
L’attore romano disincanta il pubblico e si allontana da una sinistra che non lo rappresenta più, da una politica popolare che ha voltato le spalle al popolo, dichiarando di non recitare più la parte del compagno…
…e a questo punto, più che un monologo politico, sembra una commedia all’italiana: sipario, applausi ed una bella risata finale!
Oggi svejateve...
Nun è più tempo de addormisse...
a cura di Mino e Fidi@s






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