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Legge SEVERINO: c'avete rotto il cazzo!!!

  • oposservatoriopoli
  • 1 giorno fa
  • Tempo di lettura: 9 min

La Legge Severino (n. 190/2012) è una normativa italiana anticorruzione che prevede l'incandidabilità, l'ineleggibilità e la decadenza automatica per parlamentari, membri del governo, consiglieri regionali, sindaci e amministratori locali condannati (anche in primo grado per alcuni casi) per gravi reati come mafia, corruzione e concussione.

 

La Riforma Cartabia ha parzialmente modificato la legge, stabilendo che il patteggiamento fino a 2 anni non comporta effetti estintivi della candidatura, in linea generale.

 

Ma, d'altronde la legge s’interpreta, non è che si applica così com’è.

 

La legge Severino nasce per garantire un principio semplice: chi ha determinate condanne non può ricoprire incarichi pubblici.

 

Una regola chiara, pensata per tutelare le istituzioni.

 

Eppure, nel tempo, ciò che doveva essere lineare si è trasformato in qualcosa di molto meno uniforme.

 

L’applicazione della norma sembra spesso procedere a fasi alterne, tra rigidità assoluta e improvvise aperture interpretative.

 

È qui che si inserisce il tema dei casi mediatici recenti, che hanno acceso il dibattito pubblico.

 

Vicende come quella di Ilaria Salis hanno riportato al centro una domanda scomoda, le regole valgono davvero allo stesso modo per tutti?

 

Da una parte c’è chi sostiene che situazioni particolari, contesti giudiziari complessi o diritti fondamentali debbano essere valutati caso per caso.


Dall’altra, cresce la percezione che si creino di fatto delle eccezioni, più o meno giustificate, che rischiano di indebolire il principio di uguaglianza davanti alla legge.

 

Del tipo che non è uguale per tutti?

Mortacci vostra...

 

Il problema non è il singolo caso, ma il messaggio che passa.


Quando una norma appare flessibile solo in alcune circostanze, si alimenta l’idea che esistano “categorie” diverse, chi subisce la legge in modo automatico e chi invece può contare su interpretazioni, sospensioni o rinvii

 

È questa percezione che crea frattura.

 

Non tanto tra colpevoli e innocenti, ma tra cittadini che vedono la legge come un riferimento certo e altri che la percepiscono come uno strumento variabile.

 

Il punto, allora, è uno solo, una legge o è uguale per tutti, oppure perde forza.

 

Perché nel momento in cui l’applicazione dipende dal contesto, dal clamore mediatico o dalla pressione politica, il rischio è quello di trasformare una norma di garanzia in un terreno di scontro.

 

E quando succede, la conseguenza è inevitabile, la fiducia si indebolisce, il dibattito si radicalizza e la legge smette di essere percepita come neutrale.

 

È inutile scriverlo “davanti” ai giudici che “la legge è uguale per tutti” perché loro non la leggono, dovrebbe essere scritta di fronte a loro, non sotto e davanti, anche perché nelle aule “loro” entrano ed escono da dietro, mai da davanti da dove entra io popolo e quindi non la leggono.

 

Così come il crocifisso dietro di loro che invece lo vedono e spesso lo prendono come spunto per crocifiggere qualcuno che magari gli sta particolarmente sul cazzo o peggio, politicamente sul cazzo e bella ciao!

 

Se il cittadino percepisce che le regole cambiano a seconda delle situazioni o dei soggetti coinvolti, si incrina la fiducia nel sistema.

 

Anche perché le sentenze qualcuno le commina “in nome del popolo italiano” se non abbiamo capito male.

 

Ma il popolo, di queste sentenze emesse tutti i giorni, lo sa?

 

In Italia, dal 1991 a oggi, oltre 32.000 persone sono finite in carcere per errore o ingiustamente, con una media di circa 1.000 casi all'anno e oltre due persone al giorno.

 

Dal 2018 al 2024 si contano quasi 6.000 casi, con un costo per lo Stato in indennizzi che ha superato il miliardo di euro.

 

Il popolo italiano, di questi numeri comminati in suo nome, lo sa?

 

Non credo proprio, perché ha votato NO!

 

Comunque, per rimanere in tema, nel 2023 si sono registrati 619 casi di ingiusta detenzione, mentre i dati su base pluriennale confermano la media di circa 960-1000 innocenti in cella ogni anno.

 

Ma questa mattina con chi ce l’abbiamo esattamente?

 

Con nessuno.

 

Con tutti.

 

Con tutti quelli che fanno finta di non sapere che ci sono situazioni maldestre…

 

Ce l’abbiamo anche con l’Arcangelo Gabriele che dimentica il proprio ruolo.

 

Ma anche con Lucifero che pare essersi addormentato.

 

“Governo Meloni pieno di banditi” si legge sui social.

 

Santanchè dimessa, Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi dimessi ma…

 

Santanchè non ha condanne, è solo indagata.

 

Andrea Delmastro, sottosegretario alla Giustizia, è stato condannato in primo grado a otto mesi nel febbraio 2025 per rivelazione di segreto d'ufficio nel caso Cospito ma è in appello, quindi la condanna non è definitiva.

 

Giusi Bartolozzi è indagata per false informazioni al pubblico ministero, per via di una serie di dichiarazioni fornite durante un’audizione davanti al Tribunale dei ministri.

 

Indagata, condannato e in appello, indagata.

 

Ma, un cittadino italiano è innocente fino a prova contraria o no?

 

Sì.


Un cittadino italiano è innocente fino a prova contraria!

 

È un principio fondamentale del diritto, chiamato presunzione di innocenza, ed è sancito chiaramente dall’articolo 27 della Costituzione italiana: “L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.”

 

Questo significa che fino a una sentenza definitiva, una persona è giuridicamente innocente, non può essere trattata come colpevole in via definitiva prima della fine del processo.

 

Tuttavia, c’è un punto importante, alcune leggi (come la Severino) prevedono effetti anche prima della condanna definitiva, non perché la persona sia considerata colpevole, ma per tutelare le istituzioni.

 

Ed è proprio qui che nasce il dibattito, equilibrio tra presunzione di innocenza e misure preventive per incarichi pubblici.

 

Quindi sì, il principio è chiarissimo.

 

Ma la sua applicazione pratica, soprattutto in ambito politico, è spesso oggetto di discussione.

 

Misure preventive?

 

E allora che cazzo l’hanno salvata a fare la Costituzione "sacra" se può essere messa in discussione?

 

Se vale per Santanchè, Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi allora vale per tutti.

 

Anche per alcuni degli indagati del Movimento 5 Stelle, quelli honesti, oppure no?

 

Chiara Appendino, ex sindaco di Torino, condannata per omicidio colposo, lesioni e disastro colposo per i fatti di Piazza San Carlo a Torino.

 

La cara vecchia Virginia Raggi, ex sindaco di Roma, indagata per abuso d'ufficio in relazione all'inchiesta sullo stadio della Roma.

 

Riccardo Tucci, deputato calabrese, rinviato a giudizio con l'accusa di frode nell'ambito di un'indagine che ha portato al sequestro preventivo di beni per oltre 800mila euro in ordine a dichiarazioni fraudolente, mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti per evadere le tasse.

 

E Domenico Arcuri, ex commissario straordinario all'emergenza Covid, indagato per peculato e abuso d'ufficio poi assolto perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato…

 

Luca Di Donna, avvocato, ex socio di Giuseppe Conte, indagato per traffico di influenze illecite.

 

E il grande comico che non fa più ridere Beppe Grillo?

 

Fondatore del Movimento 5 Stelle, indagato per traffico di influenze illecite, poi archiviato nel 2024.

 

E poi lui, il mitico Giuseppe Conte: presidente del Movimento 5 Stelle, indagato per omicidio colposo ed epidemia colposa per la gestione delle prime fasi della pandemia e indagato per peculato sull'uso della scorta da parte della compagna…

 

Nel web girano altre voci insistenti su alcuni parlamentari M5S che si erano impegnati a restituire parte dello stipendio in un fondo pubblico (microcredito).


Le indagini hanno riguardato presunte irregolarità in questo sistema.

 

Perché sono stati indagati?

 

L’accusa principale, in diversi casi, è stata falso ideologico o truffa.

 

In particolare, secondo l’ipotesi accusatoria sarebbero state effettuate simulazioni di bonifici (cioè versamenti avviati e poi annullati) oppure restituzioni incomplete rispetto a quanto dichiarato.

 

Ops.

 

Fra i più noti, si legge, Riccardo Nuti, Giulia Di Vita e Claudia Mannino.

 

Oltre loro sono comparsi in vari articoli anche:

 

- Emilia-Romagna: Gabriele Lanzi, Marco Croatti

 

- Toscana: Irene Galletti

 

- Marche: Giorgio Fede

 

- Umbria: Thomas De Luca

 

- Lazio: Carlo Colizza

 

- Abruzzo: Gianluca Castaldi

 

- Molise: Antonio Federico

 

- Campania: Salvatore Micillo

 

- Basilicata: Arnaldo Lomuti

 

- Puglia: Leonardo Donno

 

- Calabria: Anna Laura Orrico

 

- Sicilia: Nuccio Di Paola

 

- Sardegna: Ettore Licheri

 

Molti di loro sono stati citati nel dibattito pubblico o in verifiche giornalistiche, ma non tutti hanno avuto lo stesso percorso giudiziario.

 

Molte posizioni sono state archiviate, oppure ridimensionate, oppure ancora in fasi diverse della giustizia.

 

Ma “indagato”, non significa colpevole!

 

E il caro vecchio Partito Democratico?

 

Il Partito Democratico (Pd) ha avuto alcuni esponenti coinvolti in procedimenti giudiziari.

 

Eccone alcuni.

 

Piero Fassino, ex sindaco di Torino, è stato indagato per turbativa d'asta e abuso d'ufficio in relazione al Salone del Libro. Per la storia del furto del profumo, beh, per il furto di un profumo si è chiuso tutto con un risarcimento, un po come la tanto chiacchierata Chiara Ferragni.


Lei chiacchierata, lui no.


Stefano Bonaccini, segretario regionale Emilia Romagna e consigliere regionale, è stato indagato per turbativa d'asta e abuso d'ufficio, poi archiviato.

 

Francesco Bonifazi, ex tesoriere del PD, è stato rinviato a giudizio per finanziamento illecito legato all'inchiesta sullo stadio della Roma, poi assolto.

 

E Piero De Luca?

 

Ma si, il figlio del presidente della regione Campania, indagato per bancarotta.

 

Nonostante un'assoluzione in primo grado nel 2024, la procura generale nel gennaio 2026 ha richiesto una condanna a due anni nel processo d'appello.

 

Marco Meloni, vice di Enrico Letta a capolista in Sardegna?

 

Lui è stato indagato per peculato relativo a presunti rimborsi illegittimi del gruppo PD.

 

Due assessori del Pd a Parma, Francesco De Vanna e Caterina Bonetti, sono stati indagati freschi freschi (2026) per interruzione di pubblico servizio e blocco ferroviario in relazione a una manifestazione pro-Palestina.

 

E AVS?

 

Che ci vogliamo dimenticare di Alleanza Verdi e Sinistra?

 

Ilaria Salis, la nostra cara vecchia Ilaria detta “Lady Martello”, ex detenuta in Ungheria con accuse legate a presunte aggressioni durante manifestazioni.

 

È stata eletta al Parlamento Europeo nel 2024 e questo le ha dato immunità parlamentare europea, che può incidere sulle misure cautelari (come la detenzione), ma non cancella il processo.

 

Il procedimento giudiziario può comunque proseguire, con modalità diverse e previa eventuale autorizzazione del Parlamento che, ovviamente, non concede.

 

Il caso Salis riguarda un procedimento giudiziario in corso più immunità europea, diciamocelo, è una persona “salvata perché eletta” nel senso semplice del termine altrimenti era già stata condannata e detenuta in Ungheria a minimo 10 anni.

 

Dite di no?

 

Sbagliate.

 

Maja T., attivista tedesca di 25 anni e coimputata di Ilaria Salis, è stata condannata il 4 febbraio 2026 a 8 anni di carcere in Ungheria. Accusata di aver partecipato alle aggressioni del 2023 contro estremisti di destra a Budapest, la sentenza è stata emessa dopo la sua estradizione dalla Germania.

 

Ciò posto, la nostra “eurodeputata” è da poco tornata al centro di chiacchiere perché controllata a Roma dalla Questura in occasione della manifestazione “No King”.

 

E ne ha fatto un caso mediatico, uno scandalo contro la Polizia fascista!

 

La Questura di Roma ha replicato ed è emerso che le cose non stanno proprio così.

 

La Salis, infatti, ha dimenticato di dire qualcosa…

 

La Salis nei proclami antifascisti si è dimenticata di dire che è citata negli atti dell'inchiesta tedesca sul gruppo eversivo di estrema sinistra “Hammerbande”.

 

Salis, identificata sabato dalla Polizia in un hotel a Roma (Hotel Varese) in seguito a una nota di rintraccio internazionale emessa proprio dei magistrati tedeschi, non è accusata di organizzazione eversiva ma nei suoi confronti dalla Germania era stato chiesto un controllo personale, del veicolo utilizzato e anche dei suoi accompagnatori, con l’ora e il luogo dell’identificazione.

 

Perché?

 

Perché è ritenuta vicina ad 11 appartenenti a quel gruppo (Hammerbande), tutti tedeschi, adesso sotto processo. 

 

Ilaria era in compagnia del suo attuale fidanzato, no, non Rexino Arzaj, detto “Gino”, arrestato in Francia dove era latitante, accusato di essere complice di Ilaria Salis nei fatti avvenuti a margine delle contro-manifestazioni antifasciste alla "Giornata dell'Onore" neonazista a Budapest nel febbraio del 2023, no, stavolta era in compagnia del suo "assistente parlamentare", compagno attualmente, Ivan Bonnin, altro noto attivista del centro sociale Hobo e che in passato per le sue azioni è stato anche arrestato e condannato... Altro elemento dall’ottimo curriculum.

 

Giustamente la Salis l’ha fatto assumere al parlamento europeo... ora l’antagonista gira con una corposa busta paga ed è tutto molto meraviglioso.

 

Ma questi “antagonisti” “antifascisti” eccetera eccetera non erano quelli duri, tosti e puri che gridavano contro la saga del “Parentopoli”!

 

Un po’ come le scatolette di tonno del movimento 5 stelle, talmente comode che poi ci si sono infilati tuti dentro, ma proprio tutti…

 

Compreso Alessandro Di Battista, il più honesto di tutti, uno dei più accaniti oppositori politici di Silvio Berlusconi, definendolo spesso come il "male assoluto" del Paese e criticandone duramente i rapporti passati con Marcello Dell'Utri e la mafia che però, all’occasione, ha pubblicato i suoi libri con PaperFIRST (collegata al Fatto Quotidiano), quindi un esponente anti-sistema che pubblica con una struttura editoriale ben inserita nel sistema mediatico…

 

Oibò, fin qui tutto bene ma…il noto ex esponente del Movimento 5 Stelle nel 2017 ha pubblicato il suo libro “Meglio liberi” con la casa editrice Rizzoli

 

E all'epoca della pubblicazione, Rizzoli faceva parte del gruppo Mondadori, che era di proprietà della famiglia Berlusconi (Fininvest)…

 

Ahi ahi ahi se faccio un figlio, ahi ahi ahi lo chiamo Emilio, sempre meglio di Basilio, se è una femmina non so!

 

Quindi, per chi ha ballato sull’aria di bella ciao le dimissioni di Santanchè, Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi può smettere di ballare.  

 

Un quadro non male, no?

 

A proposito, ma… chi è Severino?

 

Paola Severino Di Benedetto, partenopea del ’48, è avvocata e politica italiana.

 

Dal 16 novembre 2011 al 28 aprile 2013 è stata ministra della giustizia del Governo Monti.

 

Con una presentaziona così su Wikipedia, beh, tutta il resta è noia...

 

Questa maledetta A è dappertutto…


Sparpajateve...



a cura di Mino e Fidias

 

 
 
 

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