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OP Osservatorio Politico

Italia: una tribù che balla!

  • oposservatoriopoli
  • 2 apr
  • Tempo di lettura: 4 min

Tutti a ballare.


Che paese meraviglioso, quadriglia, balli di gruppo, il ballo è una ricca espressione di cultura popolare, distinguendosi tra tradizioni regionali del Sud (pizzica, tarantella, tammurriata), ritmi del Centro (saltarello) e danze nordiche (monferrina, liscio).


Tra i più noti spiccano la tarantella (sud), il saltarello (centro) e il liscio romagnolo.


Ecco, a noi piace il saltarello!


Elly Schlein balla scatenata sul carro allegorico del Gay Pride, e chi se lo scorda.


Enrico Berlinguer ne sarebbe fiero.


Elly, Membro della Camera dei deputati della Repubblica Italiana, segretaria del Partito Democraticodal 12 marzo 2023, aderente a varie formazioni di centro-sinistra e di sinistra, europarlamentare per l'Italia nell'VIII legislatura, felice e sorridente zompetta sui carrozzoni arcobbalò insieme ad Alessandro Zan sulle note di "Maracaibo" di Lu Colombo sul carro del Pride di Milano.


Ma non è la sola.


A Napoli, durante un comizio a sostegno del candidato Cirielli per le elezioni regionali (novembre 2025), la premier Giorgia Meloni e il leader di FI Antonio Tajani hanno cantato e saltellato insieme alla folla al coro "Chi non salta comunista è".


Il video ha suscitato notevole dibattito politico perché, forse, non andavano a tempo come la Elly.


E i magistrati?


VIP indiscussi del referendum?


I magistrati brindano cantando Bella Ciao, logico no?


Cantano Bella Ciao e si emozionano tanto di fronte ai dati dello spoglio del referendum ma il problema è che scegliere proprio quella canzone dimostra la vera natura di una parte di magistratura!


Normale che magistrati saltellino nella saletta napoletana del’Anm in faccia al Presidente del

Consiglio in carica?


No.


Normale che il Presidente del Consiglio in carica saltelli e zompetti durante un comizio a sostegno del candidato per le elezioni regionali?


Forse no.


È normale che il segretario del Partito Democratico zompetti sui carrozzoni del Gaypride?


No.


Che poi è tutto cadenzato, un balletto all’anno, 2024, 2026 e 2026!


No, non è normale ma è normale oggi in Italia.


Quanto vorremmo ascoltare le opinioni di Enrico Berlinguer, Giorgio Almirante, Paolo Borsellino e Giovanni Falcone.


Chissà se approverebbero questo modo di fare politica e magistratura.


La politica ridotta a spettacolo, la piazza trasformata in palcoscenico.


C’è chi governa e balla, chi protesta e balla, chi dovrebbe garantire equilibrio e invece si mette in scena.


Destra, sinistra, istituzioni, cambia il logo, non il copione, ops, non il balletto.


Nel frattempo fuori dal palco c’è un Paese che arranca, che lavora, che paga, che aspetta risposte…


Ma quelle non fanno rumore, non fanno like, non fanno video.


E allora via di musica.


Via di slogan.


Via di coreografie.


Tutti ballano.


E nessuno guida davvero, ma sti cazzi, da qualche parte andremo …


E allora diciamolo senza girarci intorno, questa non è più politica, è animazione da villaggio turistico.


È una recita continua, una gara a chi urla di più, salta di più, si fa riprendere meglio.


Una roba goliardica, sì… ma di quella bassa, svuotata, senza dignità.


Non è folklore.


Non è “vicinanza al popolo”.


È perdita di misura.


Elly Schlein che balla sul carro, Giorgia Meloni che saltella in piazza, Antonio Tajani che si presta al coro da stadio… e poi i magistrati dell’Associazione Nazionale Magistrati che cantano come fossero a una festa di laurea di Che Guevara!


Ma stiamo scherzando?


Qui non è questione di destra o sinistra.


È proprio il livello che è crollato.


Chi dovrebbe rappresentare lo Stato si comporta come se lo Stato fosse un contenuto social.


E i social fanno il resto, amplificano, premiano il ridicolo, puniscono la profondità. Più sei sopra le righe, più esisti.


Più sei serio, più sparisci.


E allora via, balletti, slogan, scenette.


Tutto purché si resti visibili.


Ma proviamo a immaginare davvero.


Allora, cosa direbbe Enrico Berlinguer davanti a tutto questo?


Probabilmente non urlerebbe.


Ti guarderebbe in silenzio e ti distruggerebbe con una frase: “Avete trasformato la politica in intrattenimento, e il popolo in pubblico.”


E Giorgio Almirante?


Non avrebbe mezze misure, parlerebbe di decadenza, di perdita dell’onore delle istituzioni.


Per lui la politica era scontro duro, sì, ma con un senso quasi sacrale del ruolo.


Poi pensiamo a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.


Due uomini che sapevano cosa significava davvero rappresentare lo Stato.


Due uomini che lavoravano sotto minaccia, senza telecamere, senza coreografie, senza bisogno di piacere a nessuno.


Davvero qualcuno pensa che avrebbero approvato magistrati che cantano e brindano mentre il Paese si divide?


Davvero?


La verità è più semplice e più amara: oggi politica e magistratura non fanno più paura a nessuno.


E quando le istituzioni non incutono rispetto, diventano spettacolo.E quando diventano spettacolo, finiscono inevitabilmente nel ridicolo.


E il ridicolo, alla lunga, distrugge tutto.


Perché puoi anche governare male, puoi anche sbagliare, puoi anche essere divisivo.


Ma se perdi autorevolezza, hai finito.


Non sei più credibile.


Sei solo uno che recita.


E noi siamo qui, spettatori paganti di questo circo.


Un Paese serio trasformato in una tribù che balla mentre intorno tutto scricchiola.


La cosa peggiore?


Non è nemmeno lo scandalo.


È che ci stiamo abituando…

 

Svejateve sul serio e almeno andate a tempo... 



a cura di Mino e Fidias



 
 
 

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